Segnalazione – “Beethoven’s Silence – Io sono Irina e sono Elise”

Buonasera Peccatrici. Un’altra bellissima novità per voi! Non mi dilungherò perché dovete leggere tutte le informazioni… E sono sicura che  basteranno a convincervi!

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SCHEDA TECNICA

Formato: E-Book/Versione cartacea
Dimensioni file: 612 KB
Lunghezza stampa: 501 pagine
Genere: Romanzo Rosa, Thriller, Suspence
Editore: Lettere Animate Editore (13 gennaio 2016)
Titolo: Beethoven’s Silence ‘… io sono Irina e sono Elise…’
Autore: Sonia Paolini
Lingua: Italiano
Prezzo: 1,99 E; 26,00 E

SINOSSI

Due colleghi psicologi e amici di lunga data ideano un progetto che vede protagonisti due loro pazienti, diversi in tutto ma uniti dalla profonda sofferenza che li ha segnati e, inaspettatamente, dalla musica classica. Il desiderio della giovane Irina, martire di violenze e abusi, di vivere la realtà di una comune adolescente si fonderà con la speranza di Philippe di superare il rimorso di aver permesso che la moglie e il figlio, vittime della sua effimera esistenza, morissero. Faranno da cornice ai loro desideri e speranze l’energia della dottoressa Jean La Mot, che considera il suo operato una missione, la determinazione e il coraggio di Etienne, deciso a percorrere la lunga strada che dista dal proprio cuore a quello della ragazza che ama e l’ossessione di Pierre Danton, un efferato criminale, disposto a tutto pur di riavere accanto a sé la sua donna. Ogni parte del progetto è studiata nei minimi dettagli, niente andrà storto o forse niente andrà per il verso giusto…

BIOGRAFIA AUTORE

 Sonia Paolini è nata e vive in provincia di Roma insieme ai tre figli e al marito. Lavora e nel tempo libero si diletta nella scrittura. A dicembre 2012 ha pubblicato un romanzo in versione e-book (Sinnerman, casa editrice Drops Edizioni), nel 2013 ha pubblicato due racconti in versione cartacea (Nothing Else Matters, casa editrice Montegrappa, raccolta Mon Amour!, Sanctae Foedus Amicitiae, casa editrice Montegrappa, raccolta Mes Amis!) arrivati finalisti a due concorsi letterari indetti dalla casa editrice. Beethoven’s Silence ‘… io sono Irina e sono Elise…’, è stato pubblicato a gennaio 2016 dalla casa editrice Lettere Animate. Dal 2016 è iscritta sulla piattaforma Wattpad. Ha scritto quattro nuove opere, due complete (Storie brevi per riflettere, Non cancellatemi), due in corso di scrittura (She can, Sinnerman – nuova versione). Ha vinto il premio #wattys2017 con She can nella categoria Cantastorie e altri concorsi promossi dalla piattaforma, la storia si è anche classificata II nel concorso Nuovi Talenti 2018 e sta per essere auto-pubblicata su Amazon. Ha vinto i premi speciali migliore storia in assoluto e migliore evocatrice di emozioni con Storie brevi per riflettere nel concorso Un racconto sotto l’albero, l’opera si è altresì classificata III nel concorso Nascosti tra le pagine ed è stata auto-pubblicata su Amazon.

 

Estratti:
“A un tratto il suo pensiero andò oltre il dramma di Philippe e si concentrò sulla sofferenza che inaspettatamente li univa.
Lei da sette anni viveva una vita che non sentiva sua, un’esistenza che non le apparteneva. Odiava tutto e tutti.
La violenza subita, la tragedia di avere perso entrambi i genitori e il fratello non ancora nato l’avevano segnata come un marchio. Sentiva che mai avrebbe vissuto la vita dei suoi coetanei, e che, anche laddove in alcuni momenti si illudeva di viverla, era solo una finzione. Dentro di sé sapeva che niente del suo passato poteva essere cancellato. Pensò che anche Philippe soffriva, chissà per cosa, ma soffriva e molto.
Era un direttore d’orchestra, una professione importante, eppure la sua sofferenza gli aveva impedito di continuare la propria carriera. Pensò alla bella casa dove dal giorno precedente viveva. Una casa da far invidia a chiunque e che, invece, ospitava due anime perse e sconfortate.
Che singolare destino.”
(Cap. VIII, pagg. 75-76)

“Sceso dall’auto, si avvicinò al cancello ancora chiuso.
Sparsi intorno all’uscita c’erano alcuni genitori che attendevano i figli. Li osservò. Si concentrò sui volti, sugli sguardi, sulle espressioni. Era gente comune, gente pulita. Pensò a Irina e al suo passato, a Danton, alla prostituzione, alla droga, al crimine, alla violenza, alla morte. Dove lo avrebbe portato quel progetto cui tanto teneva? Doveva prendere una decisione.”
(Cap. XIII, pag. 140)

“Parlami di Danton” iniziò Philippe, “di Pierre Danton.”
Lei lo guardò sorpresa e imbarazzata. “Preferirei non farlo. È una storia intima e, per un uomo perbene come te, oltremodo squallida.”
Lui sorrise. “Squallida Elise! Penso che non ci sia niente di più squallido, scusa la franchezza, che rotolarsi su un letto con una donna, mentre tua moglie e tuo figlio stanno morendo. E niente di più indegno che tenere volontariamente il cellulare spento perché nessuno ti disturbi, neanche per dirti che tua moglie e tuo figlio sono morti.”
(Cap. XVI, pagg. 223-224)

“Non ho paura Jean, non temere. Più niente può farmi paura. La nascita, la crescita, la vita, l’amore, il dolore, la morte sono cose che fanno paura a chi è vivo, a chi teme che le cose belle possano finire, che le cose belle possano morire. Ma a chi è oramai morto dentro, a chi non ha più sogni, a chi non ha più speranze… niente fa paura…”
(cap. XLVII, pag. 432)

“Dottoressa deve aiutarla a uscire dallo sconforto, dalla sofferenza che la deprimono. Non deve continuamente tollerare le sue malsane parole!” l’ammonì un giorno il dottor Voltaire, preoccupato della progressiva regressione della ragazza. “Rischiamo di non averla più tra noi, di trovarla un giorno con i polsi tagliati o appesa a una corda. Sa bene a cosa porta questo tipo di comportamento. Non è la prima volta che accade anche qui in istituto!”
Jean, ascoltato il collega, con umiltà parlò: “Cosa dovrei dirle secondo lei? Dovrei dirle di voltare pagina, di ricominciare, lasciandosi tutto alle spalle, di fare finta di non essere stata violentata a soli nove anni da tre depravati, di non aver perso entrambi i genitori, di non essere stata nuovamente violentata poco tempo fa, di non aver subito abusi per quasi due anni da un uomo adulto, oltretutto un criminale? Dovrei dirle di dimenticare che la persona che amava è morta, di non pensare che a breve avrà un figlio, ma senza un compagno che le stia vicino e a solo poco più di diciassette anni? Quelli di Irina non sono avvenimenti che si può consigliare di dimenticare. Non so cosa fare. Osservo la sua tristezza e non faccio che comprenderla, non faccio che capire il suo odio, non faccio che riconoscere il rifiuto di vivere come unica conseguenza.”
(Cap. XLVIII, pagg. 237 – 238)

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