SEGNALAZIONI PER MARIA CRISTINA PIZZUTO

BOCCIOLI-DI-ROSE_COVER-FRONTEIl libro presenta la vita interpretata dagli occhi di una ragazza anoressica, sotto molteplici aspetti della quotidianità. Vi si alternano stralci di riflessioni, pensieri, emozioni, a paragrafi in cui si  descrive come uscire da quei meccanismi della mente, e dunque con l’andar del tempo, in che modo uscire dal tunnel dall’anoressia.


Un estratto

Vorrei chiudere i miei occhi e per un istante ascoltare mio cuore, coccolarlo, confortarlo per ricomporlo e dargli nuovamente forma, rischiarato dalla sua limpidezza; ma questo cuore sbriciolato a granelli continua a sgretolarsi in sabbia sempre più fine

La paura di non avere più il controllo di me.
La paura di svegliarmi una mattina e trovarmi sola, immersa in un mondo troppo sostanziale per poter vivere degnamente la mia insulsa esistenza da bambina.
Il freddo provato fisicamente era anche un freddo interiore provocato dal senso di abbandono, di non amore e di vuoto che c’era in me e all’infuori di me.
Sbircio fuori dalla finestra e posso notare solo grande armonia e sintonia, mentre se mi soffermo a due passi da me, vedo solo una grande paura e confusione, dove ognuno vuole vincere sull’altro.
Oggi quei fogli non vivono più, li ho stracciati, ma il ricordo vivrà per sempre dentro di me. Lo stesso non si può dire di quelle persone, che hanno scordato già tutto dopo appena un anno dall’evento. È terribile.
Tutti mi vogliono vedere ingrassare, mi assillano, mi umiliano per farmi reagire, senza capire che così ostacolano la guarigione.
Tutti siamo diversi, ed è proprio per questa nostra diversità ci piace sentirci amati.

 

41OsoE2cczL“Il Bacio del Mare” è il racconto di una nonna ai nipotini. E’ la storia di una compagnia di ragazzi che vanno a trascorrere le vacanze estive a Castel Marina, un paesino di mare.
Lì Sabrina conoscerà l’amore e sarà combattuta con i fantasmi del passato e del presente, che faranno capolino interferendo con la sua vita tranquilla.
Il padre di Mary segnerà la linea di confine tra la sua vendetta personale, cercando un anima simile alla sua bambina e la possibilità per Sabrina di divenire una cosa sola con il suo Intimo, il mare, con cui ha un legame speciale.
Solo il mare porterà la vera felicità a Sabrina, in un piccolo effimero bacio, dove il mare toccherà il cuore della ragazza. Sabrina, con il suo sacrificio, metterà fine al tragico susseguirsi di eventi. Neanche gli amici usciranno indenni dalle inquietanti circostanze, le cui vite saranno legate per sempre.


Un estratto

Poco dopo nella piccola camera risuonò uno scricchiolio. Maria si avvicinò all’amica, le disse una serie di parole zeppe di preoccupazione, ma mentre faceva il gesto di toccarla, per vedere se la febbre fosse calata, la sua attenzione fu attratta da un oggetto sotto le coperte. Scostò le lenzuola e, dopo che un brivido ebbe percorso il corpo di Sabrina, fulminea Maria afferrò un bianco fiore dalle sfumature rosee. Spaventata, corse via da quel posto così lugubre. Lo stesso pomeriggio fece vedere agli altri ragazzi il fiore trovato nelle mani di Sabrina, ma non era più bello come l’aveva trovato, stava… come dire… appassendo.
Sempre più sconvolta, avendo intuito dai piccoli atteggiamenti e sguardi della sua storia con Jacopo, Maria, che aveva il suo numero perché nel momento degli addii il ragazzo aveva deciso di tenersi in comunicazioni con il gruppo, gli telefonò per avvisarlo di ciò che stava accadendo, e dopo numerosi tentativi lo convinse a raggiungerla per aiutare Sabrina a guarire: se ci fosse stato qualcuno a lei caro al suo fianco, si sarebbe fatta forza.
Jacopo, preoccupato per la salute di Sabrina, si recò subito a Castel Marina e, agitato e incredulo, raggiunse i ragazzi accampati sulla riva del mare. Una volta arrivato, gli spiegarono la situazione parola per parola e senza esitazione. Jacopo corse infine dalla fanciulla che giaceva come inerte nel suo giaciglio. Sbatté bruscamente la porta ed entrò in un’aria cupa, grigia, governata da un placido silenzio. Faceva male il cuore vedere una persona lasciata sola con se stessa.
Visto che nessuno pensava alla sua Sabrina, prese in mano la situazione e prima di tutto scostò le tende: dalla finestra entrava una fitta scia luminosa che rischiarava le guance rosse della ragazza.
Jacopo le stette accanto, baciando la sua morbida pelle e le sottili labbra di un rosa abbagliante che risaltavano sulla carnagione pallida. Osservò bene quel viso tranquillo: i gretti movimenti delle palpebre facevano trasparire occhi lucidi somiglianti, a tratti, a piccoli diamanti incastonati nel suo diadema.
Nella penombra, una tenue e armoniosa voce cercava di assimilare prima lettere, poi parole, per formare infine il suo nome: «Jacopo.» E mentre afferrava i ricercati caratteri, fiumi trasparenti inumidivano il volto di lei per poi scomparire nel bianco guanciale.
Jacopo, mosso dall’amore e dalla compassione, sollevò con dolcezza il corpo di Sabrina e la cullò nel disperato tentativo di farle prendere di nuovo conoscenza, ma mentre un lembo del lenzuolo scivolava sui loro corpi, con un lento e calmo movimento la fanciulla si accoccolò sul corpo del ragazzo e continuò a dormire dolcemente.
Jacopo era imbarazzato: nessuno aveva mai dormito tra le sue braccia. Notò qualcosa sul grembo di quella dolce creatura appoggiata al suo petto, qualcosa dal colore caldo, rassicurante e nel contempo vivo e forte: un fiore. Lo prese e dopo pochi minuti quel cuore puro di bellezza si spense. Un filo di vento penetrò da uno spiffero della finestra. Senza farci caso, Jacopo buttò via il fiore, ma questo, trasportato dalla brezza, si posò sul corpo di Sabrina: in quello stesso istante riacquistò l’antico splendore.

 

unnamedQuesto racconto è stato ispirato da un fatto realmente accaduto, tra il Friuli ed il Veneto il 9 ottobre 1963.
Le acque del sonno eterno vogliono ricordare il disastro provocato dalla rottura della diga del Vajont, che ha portato a 1900 morti in una notte.  Tragedia, che poteva essere benissimo evitata, causando danni sia all’ambiente, che alle persone, devastando un intero paese.
Questa narrazione è stata scritta per non dimenticare, per sottolineare che la superficialità umana spesso porta alla distruzione di vite, gremite di desideri ed emozioni. L’Uomo diventa qui il dio di sé stesso.  Un suo errore può varcare il limite della vita e della morte e farsi autore di misfatti che potrebbero benissimo essere evitati. E’ un urlo a chiunque possa decidere delle sorti dell’essere umano, ad essere più responsabile in ciò che si fa e si esercita, a prescindere dai giri economici e di potere.
Il libro vuole implorare tutti gli uomini  a imparare dai nostri stessi errori. Sbagli che hanno portato a delle catastrofiche conseguenze spezzando l’esistenza di molte vite umane.


Un estratto

Dopo aver assaporato l’odore del muschio selvatico mischiato a un’essenza di rose che racchiudeva quel locale, aprì i cassetti in legno di una scrivania ai piedi del giaciglio. Vi trovò molta carta da lettere color latte, sovrastata da una penna blu, verde e rossa. Nel cassetto a fianco, dentro un carillon portagioie, scorse un oggetto che luccicava al contatto del sole.
Probabilmente la proprietaria ci teneva molto a questa chiave, pensò.
In fondo, in un sacchettino di velluto blu, risplendevano gioielli di ogni specie: anelli con pietre preziose incastonate, collane, collier e orecchini da cui cadevano gocce di gemme marine.
Sara guardò fuori dalla finestra per sapersi orientare in futuro. Prese la chiave e con scatto felino si buttò lungo il corridoio, poi uscì dal castello. Ricordava che in giardino, vicino a un mucchio di edera più fitta delle altre, mentre girava attorno al frutteto, aveva intravisto una porticina di legno.
Ormai era quasi buio e le stelle dominavano incontrastate la valle, coccolate dai tenui raggi dell’astro celeste. Si recò nel punto indicato dai ricordi della giornata.

Fantastico!

La chiave si incastonava esattamente nell’apertura cigolante del lucchetto che teneva chiuso il giardino. Con sforzo si addentrò nel buco che si apriva al di là delle mura, ma appena si rese conto di dov’era ebbe un sobbalzo. Incredula, facendosi coraggio proseguì su una stradicciola sterrata.
Una nuvola di passaggio coprì la luna, e intorno a lei precipitò il buio totale. Sara incominciò a tremare, impietrita si sedette e nascose il viso con le mani fino al ritorno della flebile luce.
In quell’attimo capì.

 

download“Il segreto di Castel Marina” è uno dei tanti racconti della nonna Erica a suoi nipoti, durante le fredde giornate delle vacanze natalizie. Una storia che fa parte del suo passato e che ricorda con una certa emozione.
Erica parla della signorina Elisabetta, amica d’infanzia, estrapolando ogni emozione e sensazione del periodo infantile, vissuto in una campana di vetro, e successivamente di quello adolescenziale, alle prese con i primi amori e le prime ribellioni.
In questo contesto Elisabetta sancirà un patto segreto che la porterà a incontrare Andrea, di cui si innamorerà perdutamente. Sarà un fatidico incidente a stravolgere la vita dei protagonisti, in un susseguirsi di eventi che porteranno alla distruzione del già instabile equilibrio delle loro esistenze.

 

LEGGENDA_FRONTE copyElena, una giornalista, viene incaricata di scrivere un articolo sulle vicissitudini di Castel Marina e di un ipotetico fantasma, che dichiara vendetta e dolore ai clienti dell’albergo del Castello, di quel minuto borgo.

In quelle settimane Elena vivrà su se stessa l’angoscia e l’incubo delle vendette dello spettro, che la perseguiterà facendole rasentare la pazzia, portandola verso l’oblio e la morte della sua anima.

Solo l’essenza protettiva dello Spirito di Elisabetta, permetterà ad Elena di ritrovare la lucidità persa e riprendere in mano la sua vita, scappando dalle morbose grinfie del fantasma e ponendo momentaneamente fine alla sete di vendetta del Signor Nirak.

copertinaFilomena Pizzuto nacque a Taurianova (RC) nel 1901.

Nella sua biografia si affronteranno le Beatitudini ed i Comandamenti attraverso la sua esistenza. Verranno prese in considerazioni le virtù cardini della vita cristiana, rapportate non solo ai suoi tempi, ma anche a quelli odierni.

Un saggio, che vuole far riflettere, in una realtà sempre più superficiale, della bellezza dell’essere umano.

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