Cover Reveal SHANE + DIXIE di Summer Lee

Autore: Summer Lee
Editore: Self-publishing
Prezzo ebook: € 2.99
Prezzo cartaceo: € 12.99
Kindle Unlimited: Sì
Numero pagine: 330
Genere: New adult
Sottogenere: Second chance, road trip
Sinossi: Shane ha vent’anni ed è un pugile professionista. Sexy,
riservato, sempre diretto, ha un passato difficile e
violento che gli ha spezzato l’anima nonostante la
giovane età.
Dixie ha diciotto anni, è ironica ma sensibile, sta per
diplomarsi e ha le idee chiare sul suo futuro: vuole
diventare psicologa per aiutare gli altri.
Si conoscono in una caffetteria ed è amore a prima
vista. Un grande amore, di quelli “scritti nelle stelle”. Purtroppo, un destino nemico sembra
intenzionato a separarli irrimediabilmente.
Invece, un anno e mezzo dopo si incontrano di nuovo. Una verità dolorosa e una decisione impulsiva
li portano a decidere di fare un viaggio in moto, insieme: tra una sosta e l’altra, dall’Oregon all’Illinois,
non mancano confidenze, foto scattate con la Polaroid, intense gelosie e un’attrazione profonda.
Basteranno a ricucire il loro rapporto ferito?
Shane+Dixie è un romance new adult che racconta la storia di un viaggio lungo e avventuroso negli
States degli anni Ottanta, ma anche la storia di un viaggio dentro se stessi, nei segreti del proprio
cuore, all’inseguimento dei sogni e alla ricerca della speranza.

BIOGRAFIA + CONTATTI
Non si sa dove è nata, non si sa dove vive. Forse è per metà straniera, forse no, di certo è…
maniacalmente disordinata, cioccolato dipendente e solitaria quanto basta.
Se le mandate un direct su Instagram, vi risponderà sempre, ma con lentezza. Se le chiedete di
descriversi con una sola parola, vi dirà: inarrestabile.
Ha esordito nel 2020 con Dragan, romanzo new adult pubblicato dalla casa editrice More Stories.
Shane+Dixie è il suo nuovo romanzo.
Email: summerleeauthor@outlook.com
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Avvenne tutto molto in fretta.
La moto che si inclinava e seguiva la strada, il corpo di Dixie che perdeva aderenza con la sella
e scivolava un po’ di lato, Shane che notava uno strano movimento dallo specchietto retrovisore,
Dixie che si aggrappava fulminea a lui con una forza che mai avrebbe immaginato di possedere,
Shane che rallentava fino a fermare la moto, il suo braccio che arrivava a sostenere il corpo di
Dixie fino a farlo tornare in sella.
«Stai bene?» le domandò.
In un primo momento, la sua voce le sembrò rauca e turbata, soltanto dopo Dixie intuì che
quell’effetto era dovuto al casco integrale. «S-sì» gli rispose, ancora avvinghiata a lui.
«Tieniti a me, incollati pure, non mi dà fastidio. Sei come un maschio per me.»
«Grazie. Sei davvero premuroso.»
«Prego» le rispose, serio.
Se Dixie non avesse avuto una fifa blu con tanto di tremarella, avrebbe sollevato la visiera
scura del casco di Shane per cantargliele, guardandolo in faccia. Siccome aveva una fifa blu, rossa,
gialla, verde e nera come la morte, si limitò a guardarlo malissimo.
«Se la moto si inclina in curva, tu devi assecondarla, solo così non perderai l’equilibrio» le
raccomandò lui.
«Non potevano piacerti le macchine?»
«Lo sai che è colpa di mio padre se mi piace correre in moto.»
«In effetti tutti i genitori assennati ne regalano una al figlio sedicenne.»
«Diceva che ero aria e che l’aria non poteva andare in giro chiusa dentro una scatola di
lamiera.»
«Certo. Meglio spalmato sulla strada.»
«Se farai quello che ti dico, non ti spalmerai nemmeno su una fetta di pane.»
«Sì, sì, tanto sono un maschio e non ti do fastidio.»
«Come un maschio.»
«Sai che differenza!» esclamò Dixie e si guardò intorno. Alberi a destra e sinistra, cespugli
ingialliti forse dal sole di giugno, tralicci, un cartello scolorito e impossibile da leggere. «Che ore
sono?»
«Quasi mezzogiorno.»
«Quanto manca a Boise?»
«Una decina di miglia. Hai fame?»
Lo stomaco di Dixie rispose per lei con un gorgoglio rumoroso, nemmeno fosse in attesa di
quella breve conversazione. «Direi proprio che ne ho un tantino…»
«Resisti un’altra mezz’ora e potrai mangiare tavoli, sedie e lampadari.»
«Oltre a un maschio, sono pure una discarica?»
«Tieniti forte.


L’acqua si mosse inquieta tra di loro. Shane aveva le spalle appoggiate a un grosso masso,
Dixie galleggiava a pochissimi centimetri dal suo corpo inquieto più dell’acqua. Gli occhi di lui
apparivano neri, non verdi, forse per colpa della penombra, forse delle emozioni di cui lei non
conosceva la natura.
«Shane…» mormorò, ma non aveva nessuna parola da dirgli, aveva solo una carezza da fargli,
come quella di quel pomeriggio di un anno e mezzo prima.
Tagliò le distanze sicura di stare facendo la cosa giusta e toccò Shane, ma non soltanto una
volta. Ci furono una carezza per curare, una per consolare, una per dire: “Sono qui, apriti,
confidati, voglio sapere, io ci tengo, non dovevamo essere amici?”. Shane non si sottrasse e il suo
corpo sembrò placarsi, anche se i suoi occhi restarono fissi davanti a sé, anche se le sue dita non
ricambiarono nessuno di quei tocchi.


Mi sono preoccupato per te, Dix, quando non ti ho trovata nel tuo bungalow al Grand Teton. Ho pensato che mi
avessi abbandonato, che mi avessi mollato lì come si mollano in motel gli oggetti che valgono niente perché c’è poco
spazio in valigia e “chi se ne fotte, ne compro uno nuovo appena ne ho bisogno”. Ho sentito lo Shane nel suo guscio
scavare un tunnel nel cemento che lo circonda, indifferente ai miei avvertimenti, alla melma che avrebbe trovato al di
là del suo rifugio. Indifferente al fatto che sarebbe crollato su se stesso alla prima scossa di terremoto. Sta crollando,
quello Shane, perché tu sei ancora il suo… il mio… terremoto e mi trovo a combattere con me stesso per non
mostrarti tutte le mie crepe.
Ho tenuto duro, ho stretto i denti. Nei giorni tra il Wyoming e il Nebraska ho pensato solo al nostro viaggio per
stancarmi, stancarti, per non avere tempo da passare insieme. Ma se quella sera al Grand Teton sono scappato come
un codardo davanti a te e alle lucciole, questa sera ti ho cercata come un drogato.
Vaffanculo la prudenza. Vaffanculo la tipa che ho incontrato nel pub vicino al nostro motel, con cui ho bevuto
un paio di birre, scambiato zero parole, pensato di farci sesso per cancellarti. Pensato, sì, perché quando hai in testa
una sola ragazza, scopare con un’altra è impossibile. C’eri tu, c’erano i tuoi occhi, il tuo naso, la tua bocca e il tuo
collo. Ero ubriaco mentalmente, lo sono pure adesso, mentre ti dico lo schifo che mi porto dentro dalla nascita, mentre
ti abbraccio e sembra che non siamo mai stati lontani. Mentre mi guardi e non c’è pietà nel tuo sguardo, ma
qualcosa che mi fa sentire bene. Cos’è questo qualcosa, Dix? Non riesco a decifrarlo, non è quello che c’era nei
tuoi occhi un anno e mezzo fa. È qualcosa di più.

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