Buongiorno Peccatrici,
pronte a tornare al Julep Ranch e a conoscere Jarret Holsten – il gemello di Jake – e la giornalista Maybe Quinn?
E allora legate i vostri cavalli, tenetevi il frustino a portata di mano– sperando non vogliate usarlo…o
sì?
Jarret è un allevatore di bestiame come il fratello che darebbe l’anima per difendere e proteggere chi gli
sta a cuore ma non ama chi si mette a ficcare il naso al Ranch…tipo la bionda Maybe, arrivata da
Chicago per avere delle risposte e non intende andarsene senza averne.
“E’ solo che non ho trovato la mia Conor per la quale mettere tutto in gioco. Manderò tutto a
fanxxxx, se troverò quella persona. Sposterò le montagne, rivendicherò il mio possesso,
marcherò il mio territorio. Io e mio fratello possiamo essere diversi sotto molti aspetti, ma
abbiamo una cosa in comune. Non ci limitiamo soltanto ad amare. Amiamo intensamente, con
ogni osso, tendine e respiro del nostro corpo.”
Lei è cocciuta, risoluta e sarà un osso duro e una spina nel fianco per il bel cowboy che ama domare
cavalli così come le donne. Maybe è avvisata.
Non è esattamente lì per scrivere notizie scottanti sui misteri che aleggiano intorno al Ranch e ai fratelli
Holsten, a lei non serve produrre un articolo da vendere ai giornali: c’è sotto altro, qualcosa di molto più
personale e capisce che chi può darle risposte è un uomo alto, coi capelli scuri, trasuda mascolinità da tutti i pori e ha occhi da predatore.
La bella giornalista stringe un patto col cowboy e resta al Ranch in una ambigua sorta di do ut des, ma
non si piegherà a Jarret, neanche davanti alle sue tendenze e ai suoi metodi dominanti.
Sono entrambi seduti su casse di nitroglicerina e sono pronti ad esplodere: questi due insieme non fanno
scintille, sono una vera detonazione, ve lo assicuro. Tanto Jarret è carnale, fisico, prevaricatore, tanto
Maybe è caparbia, pungente, stimolante…e vorreste essere lei.
Intanto, però, i misteri al Julep Ranch non si districano, si infittiscono ancora di più, mancano ancora
tasselli per ricomporre il puzzle, vi illuderete di essere arrivate alla soluzione…beh, non abbassate la guardia. Non ancora.
La Godwin non delude neanche col secondo volume della serie: la traduzione è ancora una volta affidata a Martina Pompeo che ci rilascia una sintassi perfetta, la storia viaggia spedita senza pause e senza punti morti, mi piacciono sempre molto i dialoghi perché sono seducenti, efficaci e dritti al punto.
Jarret Holsten, ma soprattutto Maybe Quinn, sono intensi, sinceri, ben delineati e solidi: una nota di
merito all’autrice che costruisce sempre personaggi lineari, nitidi e senza sovrastrutture inutili. Dopotutto,
siamo in un ranch dell’Oklahoma dove contano i fatti, la sostanza, la concretezza e non è certo
l’ambiente per perdersi in strategie sentimentali tormentate e intricate.
Che fate? Non levatevi i jeans, lo Stetson e, soprattutto, non toglietevi GLI STIVALI: la prossima volta vi
parlerò di Lorne Cassidy e Raina, i protagonisti del terzo e conclusivo volume.
Vi aspetto per l’ultimo peccato del Julep Ranch!
Moira


