Benvenute Peccatrici,
Estelle Hunt ripropone “L’UOMO DEI SOGNI” uscito nel 2019 e oggi con una nuova veste grafica per portarlo a conoscenza di chi, come me, non lo aveva ancora letto. Bene: non è un dark, non è uno sport e neanche un music romance, è praticamente distante anni luce da ciò che leggo abitualmente, quindi che ci azzecco io con un romanzo e una trama così? Semplice: mi fido di Estelle e inizio la lettura, seppur conservando le mie perplessità e non puntandoci un euro, ripetendomi che non è adatto a me e sarà una “pippa” colossale.
Finisco così in un paesino del Centro Italia con i suoi vicoli, le sue botteghe, un’atmosfera un po’ retrò fatta di Campari al bar della piazza, affittacamere uscite da Amarcord, tranci di pizza e pure di feste patronali, dove tutti conoscono tutti e i forestieri vengono guardati con un misto di curiosità e diffidenza.
Incontro Linda che di lavoro fa la fornaia e gestisce la panetteria di famiglia, mica una donna rampante e in carriera coi tailleur griffati e i tacchi a spillo: è una venticinquenne che si veste peggio della nonna, un’aria dimessa sia esteticamente che internamente, spigolosa, austera, tutta casa e negozio, una vita ordinaria, morigerata e oserei dire perfino monastica. Una noia mortale insomma.
A Colle Sant’Angelo, non certo Milano, Parigi o New York, arriva Manuel, un uomo errante che si insedia in questo piccolo borgo trovando impiego come muratore: di lui non si sa nulla, viene da fuori e non si sa quanto resterà, ha un aspetto selvatico e abiti sgualciti, ma attira l’attenzione di tutto il paese. Siiiiii, anche delle donne, giovani e meno giovani che non restano certo insensibili al fascino che emana e alla sua prestanza fisica. Insomma, quello che apparirebbe come il bel tenebroso con un’allure misteriosa.
Ora: che me ne faccio di questi due e di questa mentalità di provincia?
Accade ciò su cui non avrei scommesso: vengo risucchiata in questa storia in una misura che non so quantificare e mi calo completamente in quella realtà, in quegli odori e in quelle case con le luci accese così fuori dalla mia portata che stento a riconoscere la proverbiale lettrice che è in me.
C’è che si può creare un romanzo di sostanza senza scomodare i carri armati e i raggi laser, gli scenari incantevoli, i lupi di Wall Street, il successo o il potere; c’è che possono esistere due protagonisti normali che portano sulle spalle bagagli fatti di delusioni, problemi, sogni repressi, porte sbattute che increspano il loro presente e incapaci di dare una direzione precisa al loro futuro.
Un libro che arriva di soppiatto, con una cronaca degli eventi che avevo sottovalutato e che reputavo disarmonica con le mie pretese: credevo di andare incontro ad una storia pallosa, flaccida, fatta di zucchero e pan di stelle, con la solita protagonista imprigionata nel suo bozzolo che aspettava solo che un cavaliere nero aprisse lo scrigno magico e la liberasse, portando pure la luce nell’esistenza ombrosa di costui.
Balle! “L’UOMO DEI SOGNI” disarciona completamente l’idea banale che mi ero fatta nella testa: costruisce tassello su tassello una narrazione realistica, equilibrata, di carattere, con dialoghi presi dalla strada o dalle mura domestiche, dando voce e corpo in maniera veritiera alle introspezioni di Linda e Manuel, alle loro paure, esitazioni, fisime mentali così come alle pulsioni fisiche nascoste e manifestate.
La Penna della Hunt è ricca di personalità, è chiara ed espressiva, attenta ai particolari senza risultare mai melliflua; scompone tutte le sue parti, le dosa e poi le “impasta” dandogli una forma e un sapore intenso e vibrante che manda in visibilio le papille gustative. Ecco la torta che non avrei mai comprato e di cui, alla fine, non ho lasciato neanche le briciole.
Che sia una bella lettura come è stato per me. Alla prossima.
Moira

