
In collaborazione con l’autrice che si ringrazia per la copia ARC, la nostra Moira partecipa al Review Party del primo volume della Khaos Series
Sono cambiate un po’ di cose al College più atipico che ci sia, e un nuovo regolamento ferreo e restrittivo è il vademecum che ogni studente che arriva deve conoscere a menadito: Ayla Lambert l’ha imparato a memoria, la scuola è il suo lasciapassare sia per allontanarsi dall’oppressione e soggezione paterna (diamole torto), sia per uscire indenne dal percorso di studi e scoprire la vita vera. Non cerca guai, non cerca amicizie, non crea alleanze e intende rigare dritto. Ma è tutto fuorché una docile scolaretta e la genetica non mente.
Draven Darkwell è quanto di più lontano esista dal classico professore di letteratura inglese: dimenticatevi ogni idea stereotipata su di lui, siamo pur sempre alla Northwood d’altronde, e immaginate quindi una matrioska con parecchie scatole nere al suo interno, causa di disagi disfunzionali e di profondi danni annichilenti e cupi. Un uomo dai mille volti e segreti, una figura altamente discutibile e capace di azioni oltraggiose e devianti.
“Andrai piano?” Le rivolgo un sorrisetto. “No, principessa. Questo mai.” “Bene. Allora possiamo andare.” Sì, i nostri livelli di follia sono compatibili.
Cosa potrà mai accadere in una scuola così rigida le cui infrazioni vengono punite severamente? Semplice: il Khaos dilaga e mira a al decadimento di questo castello di sale, a far emergere nuovi leader e con una posta in palio sul cui piatto pesa il futuro dei nuovi giocatori.
E se esistono regole inflessibili, il Khaos è pronto a infrangerle tutte. Di qualunque natura, origine e con ogni mezzo possibile. Illecito, infido e brutale ovviamente.
“C’è chi si arrende ai propri demoni facendosi del male, chi cessa di correre e decide di camminare al loro fianco”. In “HOUSE OF DARK” c’è solo un modo per non sprofondare all’inferno: cavalcarne l’onda.
Sophie Blackthorne ritorna con i suoi meccanismi perversi e folli, orchestrando una serie spin off di quella fortunatissima che l’ha preceduta, ma non ha perso né il vizio e né lo smalto: il campo di battaglia è lo stesso, i personaggi cambiano, ma hanno in dote i tratti ereditari dei capibranco, la carnalità scorre a fiumi, le imposizioni e le violenze contradditorie anche. Draven è di fatto, un protagonista molto complesso e con le cui turbe mentali sarebbe impossibile il contrario e Alya, troppo intrepida e refrattaria a qualsiasi tentativo di guida o di controllo per voltare le spalle e scappare.
Peccatrici, se non avete letto la “Lynx Series” è bene che la recuperiate o non supererete il test d’ingresso per essere ammesse in questa ambigua e immorale Università e per chi, invece, c’è già dentro non mi resta che dire “quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare.”
P.S. I TW come di consueto, ve li elargisce il diretto interessato: è un professore qualificato, non dimenticatelo 😉
Buona lettura e alla prossima.
Moira


