Benvenute Peccatrici,
finalmente dopo mille posticipi, ho iniziato la “Alabaster Penitentiary Series” dell’americana Nyla K. ed edita in Italia da Virgibooks dal primo volume: “DISTORTED”, uscito a dicembre 2023. Mi si prospetta un itinerario allettante, nevrotico, spregiudicato e, di conseguenza, irresistibile.
Essere rinchiusi all’Alabaster Penitentiary equivale ad un fine pena mai: si entra già sapendo di doverci restare a vita e non è una prigione come le altre, non ci sono agevolazioni, permessi premio, visite dei familiari, ore d’aria o di svago. Assolutamente no. Qui c’è spazio solo per svegliarsi, mangiare, dormire, il tutto ridotto ai minimi termini: qui c’è odore di muffa e di piscio, muri scrostati e umidità che penetra nelle ossa. Credetemi: è l’ultimo posto al mondo dove ci si augura di finire, anche se indubbiamente meritato.
All’Alabaster non c’è indulgenza, solidarietà o tolleranza: le persone si dividono in detenuti omologati per numero e agenti penitenziari prevaricatori, dove è chiaro chi comanda e fa il bello e cattivo tempo. I primi sono costretti a sottomettersi o concedersi escamotage anomali per alleggerire il calvario e le ristrettezze in cui sopravvivono; le guardie possono trarne il meglio e sfogare il proprio autoritarismo perché in fondo, a loro modo, anche loro sono reclusi.
Vedete, qua dentro, tra queste pareti di cemento annerite, i confini si confondono: quelli fisici e mentali, dove le convinzioni si dissolvono e le priorità mutano come la pelle dei serpenti. Le coercizioni fatte o subìte iniziano a prendere forme distorte fino a tramutarsi in scelte irragionevoli e incoerenti; ciò che era inconcepibile inizia a modellarsi in modo tollerabile e addirittura plausibile, e la destrutturazione dell’individuo diventa inevitabile.
Le voci dietro le sbarre che entrano nel ferro sigillano ed espandono mente e corpo, frammentandone i pensieri e alterandone le percezioni, trascinando un giovane rapinatore di banche in una spirale degradante per poi invertire il moto rotatorio, bramando ciò che aveva disprezzato.
“DISTORTED” calpesta il buoncostume in tutti i modi possibili e si evince anche dalla biografia dell’autrice “scrive romanzi oscuri e sporchi, ma soprattutto unici; le sue storie d’amore oscene e i tabù, non sono per i deboli di cuore”, quindi l’impatto è apertamente laido, turpe e immorale: siamo in un carcere maschile di massima sicurezza, che pretendete?
Il romanzo sposa perfettamente i concetti di disfunzione e alienazione, marcando a mani nude la parte spicy che potrà apparire eccessiva e pressante, ma che in realtà è perfettamente inquadrata al contesto e ai personaggi. A mio avviso non disturba, anzi, solletica e infiamma.
L’audacia e l’ingegno narrativo diventano un po’ evanescenti nella parte finale, sbiadendo di qualche nuances quel dark che mi aveva resa perversamente affine e a mio agio tra quelle sbarre di metallo; tuttavia, è una produzione così psicotica, sfacciata e ardimentosa che non posso non approvare e intenzionata a restare chiusa qui per leggere il secondo volume: “JOYLESS”.
Buona lettura, ci vediamo alla prossima.
Moira




