Eh sì, perché ogni volta che leggo qualcosa di Micalea Smeltzer, inevitabilmente soffro, e questo dato di fatto non è cambiato con “SWEET DANDELION”.
“Mia dolce Dandelion. Che tu possa essere sempre libera come gli uccelli, selvaggia come i fiori e indomita come il mare.”
Queste parole pronunciate dalla madre, vicina alla fine, per Dandelion dovrebbero essere un augurio e invece sono tutto tranne che quello: non è libera ma prigioniera della paura, non è selvaggia ma remissiva a ciò che la circonda, non è indomita ma piegata dai ricordi.
Dani è una sopravvissuta e quando si attraversa l’inferno e si riesce ad uscirne, la vita come la si conosceva prima, cambia del tutto: i sogni si frantumano, il futuro sembra effimero, le certezze crollano.
Si ricomincia, ma non si vive: si sopravvive. Vivere e sopravvivere sembrano la stessa cosa, ma non lo sono affatto: mentre nel primo si gode di tutto quello che ci circonda, nel secondo si segue semplicemente una routine: mangiare, dormire, studiare…senza però coinvolgere la sfera emotiva, si va avanti come robot, con la paura che ci avvolge e che sovrasta ogni altro tipo di emozione.
Immune alle gioie, senza prospettive per il futuro, sembra tutto così effimero per lei, 18 anni e ultimo anno di liceo, l’età della spensieratezza e dei progetti e invece si è fermato tutto un anno prima a un episodio che ha stravolto la sua vita e quella di molti altri, la cui unica colpa è stata di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Dani è come un vaso rotto in mille pezzi, ha paura di mostrare quelle parti di sé che sono frantumate: i pensieri, i ricordi, il dolore è tutto così frastagliato e tagliente che teme di ferire chi gli sta accanto…e allora tace e sigilla tutto al suo interno.
L’unica famiglia che le è rimasta è suo fratello Sage che ora è suo tutore.
Anche lui vive schiacciato dai ricordi e dalle responsabilità per questa sua sorella così danneggiata, l’unica cosa che lo spinge ad andare avanti è l’immenso amore e quel senso di protezione che prova nei suoi confronti.
Un nuovo stato, una nuova casa, una nuova scuola e un nuovo aiuto psicologico: Lachlan Tyler, il consulente scolastico.
Lui piano piano riesce a scalfire il buio che la circonda, e lei si lascia andare perché da lui si sente capita e non compatita, cercherà di farle capire che non deve dimenticare quello che è successo, ma deve trovare un modo per andare avanti e che per apprezzare i giorni di sole, purtroppo, abbiamo bisogno di quelli di pioggia.
Ma il tempo che passano insieme ogni giorno crea una connessione difficile da ignorare anche se totalmente sbagliata, sia per i ruoli che ricoprono che per gli 11 anni che li separano.
Ma si sa, i sentimenti non sono rubinetti che si possono aprire e chiudere a comando, si provano e basta, e Dani che ha capito che la felicità è fatta solo di momenti fugaci, cercherà di viverseli come può.
La trama potrebbe sembrare già sentita, d’altronde quante volte si legge di professore e alunna o psicologo della scuola, ma credetemi questa storia è davvero originale per tutto il contesto in cui è inserita e per le emozioni che si provano che non sono meramente di attrazione fisica, ma è la sofferenza di cui è intrisa dall’inizio alla fine.
La penna di Micalea Smeltzer è diretta e tutto ciò che sentono i protagonisti ti arriva addosso, non ho pianto ma ho vissuto uno stato di pena e angoscia che mi ha fatto tanto riflettere su situazioni che potrebbero sembrare lontane dalla nostra realtà, ma chi lo dice che sia davvero così?
Di solito ci concentriamo su chi se ne va, ma avete mai pensato a chi invece rimane?
È una bellissima lettura che, nonostante il dolore di cui è intrisa, vale la pena leggere.
Questa volta non vi invito ad unirvi a me da qualche parte come mio solito, ma vi lascio qui a pensare ad una verità:

