Bentrovate Peccatrici,
era da parecchio tempo che questo libro (insieme al secondo) era nel mio Kindle in attesa di essere aperto e letto: “GARRON PARK (#1 “From Nothing”)” dell’autrice canadese Nordika Night e edito in Italia da Virgibooks. Aveva da subito attirato la mia attenzione, sia per la cover, sia grazie ad un buon consiglio ed era ora di iniziarlo.
Non è un dark, ma ciò che offre la città di Garron è tutto fuorché una spiaggia caraibica, una metropoli o uno scintillante Luna Park: l’ambientazione di indigenza che ricopre l’intera storia, resta permanente e permeante dall’inizio alla fine. E i nostri protagonisti non sono certo dei Rockefeller; non hanno cognomi potenti e nessun talento che permetta loro di emergere e guadagnarsi un posto di rilievo nel mondo.
Entrambi con situazioni familiari allo sfascio e con problematiche tutt’altro che risolvibili, si barcamenano con lavori a chiamata, vivono in vecchie e maleodoranti roulotte, indossano vestiti di seconda mano rattoppati e non hanno soldi. E neanche sogni o ambizioni.
Devon Sawyer e Maddox Kane convivono con la loro condizione perché è l’unica che conoscono e senza piangersi troppo addosso: sono nati sotto cattive stelle e hanno imparato ad accettarlo, tutto qua. Ecco perché li ho adorati.
Ciò che li stimola è il motocross e il rancore reciproco che li fa bruciare e urlare come benzina sulla carne viva: Devon è una sostanza velenosa, un provocatore snervante che sa sempre come intossicare Maddox. Che sia durante una gara, che sia per una ragazza, per un lavoro, lui trova sempre la maniera per innescare la bomba.
Maddox è l’aggressività silente, un vento che diventa tornado quando le correnti soffiano: non attacca mai per primo, ma è l’ultimo a finire. È una molotov sempre accesa che non vede l’ora di esplodere e il bersaglio preferito è sempre lui: Devon.
Loro non “bisticciano”, non si fanno sgambetti o tramano alle spalle: sono due venticinquenni selvatici e ruvidi, usano i pugni, si firmano coi lividi e affondano i colpi muso duro. Non sono strateghi e non sono neanche infantili: sono semplicemente l’uno la nemesi dell’altro.
E non sarebbero neanche etichettabili come omosessuali.
“GARRON PARK” è il romanzo che non ci si aspetta di leggere perché le personalità dei protagonisti restano inalterate, non sono un bluff. Crudi e scurrili in ogni manifestazione, sia fisica che verbale, risultano perfettamente allineati sia al contesto che al loro scadente background.
Ma sono veri, dannatamente reali, perennemente in lotta per esercitare il controllo. Per vincere. Perché ogni passo che compiono è una sfida continua e lo è anche il sesso, senza eccezioni.
I sentimenti non mutano con uno schiocco di dita, né evolvono attraverso gesti o dichiarazioni amorevoli: restano ispidi e sporchi, rabbiosi e irascibili e non danno nessun nome specifico a ciò che sta accadendo. Manda in corto circuito il loro cervello, ma non possono più farne a meno: non sono mossi o frenati dalla ragione, dalla presa di coscienza o dalla paura delle conseguenze, anzi. Sono anarchici istintivi che non pilotano nessun destino romantico.
Li ho vissuti e amati entrambi che, faticosamente, lasciano trapelare qualcosa dietro quelle spesse cortecce, ma non sarebbero i bastardi che sono se si mostrassero come dei libri aperti. Non è nella loro natura e, probabilmente, non saprebbero neanche farlo.
Il romanzo potrà apparire impreciso sotto qualche aspetto e dettaglio stilistico, ma mai come in questo caso non me n’è importato nulla: Devon e Maddox sono imperfetti e sbagliati e a Garron Park lo sono stata anch’io.
La loro storia non finisce qui: in “LOT 62” – di cui vi parlerò la settimana prossima – hanno ancora tanto da dare e io sto già camminando sui carboni ardenti.
Buona lettura Peccatrici, ci vedremo alla prossima. Moira
Con le dovute distanze temporali e le dissomiglianze narrative, “Garron Park” mi ha richiamato alla mente un film intramontabile di Coppola degli anni ’80: “I ragazzi della 56° strada”. Ragion per cui, nel video che accompagna la recensione, troverete anche Sodapop e Darrel a rappresentare simbolicamente Nate e Xavi, i fratelli dei due protagonisti di questo romanzo.

