Oggi la vostra Cosmy vi porterà a sfogliare le pagine di un libro misterioso…
Carissime Peccatrici,
ci sono recensioni che mi risultano più difficili di altre da scrivere e questa sembra proprio che lo sia.
Perché non sono solo parole scritte tra le pagine ma un messaggio che oltrepassa, valica il cuore per raggiungere l’anima.
È conforto, è libertà allo stato puro, quella che puoi assaporare solo quando chiudi gli occhi e ti rendi conto di tutti i passi che hai già fatto, che ti hanno allontanata da ciò che eri, da ciò in cui ti eri trasformata.
Sono emozioni, quelle consistenti, che si aggrappano con tutta la loro forza, per donarti quello slancio necessario a compiere quel passo in più.
Non sono solo parole perché è tramite esse che traspare il volto dell’ anima dell’ autrice, quasi entrata in simbiosi con i suoi protagonisti.
Il dono immenso che un romanzo può farci è quello di cambiare qualcosa nella nostra vita, smuovere sensazioni assopite o semplicemente elargire la determinazione ad andare avanti, a non guardarsi indietro con rammarico.
Il passato e ciò che abbiamo vissuto purtroppo non lo può cambiare nessuno ma possiamo onorarlo e rispettarlo vivendo al massimo nel presente.
L’ elemento slow burn è contestualizzato e motivato, non risulta forzato.
Il tempo che scorre, le stelle, i campi di denti di leone, la natura e gli animali che la abitano non rimangono sullo sfondo ma sono parte integrante di questa storia che sfiora i confini della logica per raggiungere altri tempi.
Una storia che si infiltra in un’ altra, dando vita a qualcosa di magico, unito dal filo del destino. Il tempo sembra rallentare per poi riavvolgersi velocemente.
La costante contrapposizione tra luce e oscurità, sogni e incubi, giorno e notte rende la narrazione dinamica.
Perché è quando la morte l’ hai vista e percepita dentro di te che ti rendi conto che niente sarà più come prima.
Un silenzio che grida insistente.
Un silenzio che squarcia l’ afonia, così assordante da essere impossibile da non udire.
Tra vecchie storie, leggende, lavori di ristrutturazione in una vecchia fattoria da far ritornare al suo splendore e il ritrovamento di un libro misterioso, i nostri protagonisti vedranno dipanarsi davanti ai loro occhi un’ entità ineluttabile quanto percepibile, un fato che non lascia loro scampo.
Sono una di quelle lettrici che pensa fermamente che un romanzo mi chiami nel momento giusto. A volte sembra come se l’autrice sapesse ciò che sto vivendo e lo scrivesse per me, per rendermi più consapevole.
Mi sono rivista così tanto in Sarabi, se non in quello che le è capitato, ma in ciò che prova.
Come lei mi ritrovo in un periodo in cui sto cercando di capire se ritornare la vecchia me oppure lasciarla andare e concedermi di essere una nuova versione di me, una che non conosco, una che in alcune occasioni mi terrorizza.
Non è semplice chiudere ed aprire certe porte nella vita.
L’ incognita del non sapere come andrà a finire è destabilizzante.
Come Sarabi continuo a chiedermi se sarò in grado di accettare che una parte di me ormai sia andata via, che sia già morta e sepolta.
Ci si affeziona, ci si abitua a determinate caratteristiche di noi e sapere, ma soprattutto riconoscere, di averle perse, che sia temporaneamente o definitivamente, alla fin fine non importa, si vive comunque un lutto.
Ma quella nuova versione che si sta facendo strada è davvero così estranea?
La forza che Sarabi ritrova nella sua fragilità, la porta a comprendere la sua resilienza.
In genere, mi capita di sentir il desiderio di abbracciare un personaggio e magari infondergli un po’ di forza, comprensione, amore, ma in questo caso Jax ha ribaltato tutto con il suo sguardo in grado di leggere e scrutare l’anima.
Ho desiderato ardentemente un suo abbraccio perché come Sarabi avrei trovato conforto e mi sarei sentita protetta, al sicuro.
Tra le sue braccia mi sarei sentita a casa.
Jax è l’uomo che ognuna di noi desidererebbe avere accanto. Un uomo pronto a dare la sua vita pur di proteggerla. Un uomo che vive e respira solo quando lei sorride. Un uomo che resta nonostante tutto.
Ed è quel sorriso ingenuo e puro che diventa la forza propulsore di una rinascita.
Sono quelle braccia possenti che le fanno scoppiare e deflagrare la voglia di vivere e di sentire di nuovo.
L’ autrice con una precisione tipica di un proiettile di un M16 arriva al centro del bersaglio di ogni sua lettrice.
La potenza, l’ intensità, la magnificenza con cui si approccia alla storia che narra rendono inevitabile innamorarsi in primis dei protagonisti e poi del suo stile narrativo.
Deborah Cumberbatch è tra le poche autrici che con ogni suo romanzo mi devasta, mi distrugge per poi ricompormi. Pura magia e pura poesia è quello che vi incanterà e conquisterà.
Perché è un passo dietro l’ altro, una sfida vinta ed una persa a determinare il nostro cammino verso la rinascita.
Perché a volte la prigione peggiore è proprio dentro di noi, nella nostra mente. Dove corri quando i mostri sono lì, tra le crepe della nostra coscienza?
Ho sentito l’ eco dei loro respiri. Quella connessione che prendeva forma quasi come fossero fiamme che devastavano tutto ciò che incontravano al loro passaggio. Ineluttabile quanto inevitabile.
” Fa’ che la tua voce non venga mai spenta da nessuno”.
È una storia di rinascita e accettazione, introspettiva e riflessiva, commovente e simbolica.
È anche la storia di due sguardi che si incatenano all’ infinito perché tutti siamo alla ricerca di un miracolo.
Due personaggi che riscrivono la storia in un legame atavico.
I brividi mi sono venuti quando una consapevolezza, sfrontata, è entrata dentro di me.
Non c’è stato scampo per me, mi sono innamorata di tutti loro, pagina dopo pagina, parola dopo parola.
Ho ammirato la loro forza e la loro purezza d’animo nonostante abbiano attraversato l’inferno.
E se un destino esiste penso che questo romanzo mi abbia chiamata a sé proprio in questo periodo della mia vita.
Voleva parlarmi a cuore aperto, voleva sfondare quei muri che avevo eretto per difendermi.
Ho percepito la penna di Deborah così decisa e mai titubante, pronta a dare voce a chi voce non l’ha avuta più, a chi non è stata concessa una seconda possibilità per dire la sua.
E le nonne poi … Avrei voluto conoscerle e farmi raccontare tutte quelle storie magari con una tazza di tè tra le mani, sotto un cielo stellato e il vento che accarezza i capelli.
Lì, tra quei posti incantevoli dove si respira la natura nella sua essenza più primitiva e selvaggia, dove un dente di leone non verrà più visto come sempre.
La definizione psicologica e comportamentale è stata impeccabile.
Ad un certo punto ho persino dimenticato che stessi leggendo un romanzo, tanto sembrano realistici i loro atteggiamenti che, per un momento, pensavo stessi scoprendo di persone realmente vissute.
L’immedesimazione più totale, forse perché se ci ascoltassimo, troveremmo una parte di loro in ognuno di noi.
Quindi non lasciamoci intimorire e raccontiamo la nostra storia.
Troviamo il coraggio di riscriverla assaporando anche quei momenti fugaci che sembrano volatilizzarsi, scomparire con lo scorrere del tempo. Lasciamoci vivere dai nostri alberi.
Deborah non dubitarlo mai: la tua voce è arrivata forte e chiara.
E spero che anche gli Steel Reapers trovino la loro.
A presto , la vostra Cosmy 😘
Ringrazio l’ autrice per aver gentilmente concesso la copia digitale.

