Buongiorno care Peccatrici,
vi premetto già che vi terrò compagnia con 4 recensioni settimanali con “Amori Vittoriani”, la serie historical firmata da Estelle Hunt; per chi ama il genere sarà un itinerario ammaliante e per chi non è avvezza a trine e merletti (come me) l’abbattimento di certe ritrosie.
Quando hanno saputo che avrei esplorato questo territorio pressoché ignoto, c’era chi credeva scherzassi, che fossi fuori dai miei confini e avrei mollato o, peggio ancora, in preda ai fumi degli oppiacei. Ci tenevo a rassicurare tutti, sto bene.
Credo che quando si inizi una lettura non si debba ricercare o imporre le proprie inclinazioni al libro, ma essere capaci di comprendere quelle della storia. Grazie agli stimoli e al confronto con due blogger che mi hanno incentivato a dargli una chance (ribattezzate la Contessa del Sussex e la Baronessa di Canterbury, ma non fateci caso) e alla fiducia riposta nell’autrice, entro nella grigia Londra Vittoriana. Comincia la mia sfida.
“MATRIMONIO VITTORIANO”, primo volume uscito nel 2019, mi getta allo sbaraglio in mezzo alla nobiltà, alla rigida etichetta e a un mondo compassato basato sulle apparenze, gli atteggiamenti impostati e le scalate sociali. Dove l’essere aristocratico permette di guardare dall’alto in basso i borghesucci arricchiti, dove certe divagazioni sono la consuetudine e i ruoli di genere ben marcati e distinti.
Rupert Ashdown, nuovo conte di Warleigh e Philippa Hardy, una parvenu con una dote faraonica, non fanno eccezione. Non c’è da scandalizzarsi se il loro matrimonio è deciso a tavolino; d’altronde, le unioni sono affari, non storie d’amore.
Il conte è attraente, superbo e ineccepibile sotto alcuni aspetti. Peccato che sia freddo, arrogante e non abbia per lei il minimo gesto d’affetto, se non in camera da letto. La tratta esattamente per ciò che deve essere: un obbligo imposto e l’incubatrice del possibile erede al casato.
Dal canto suo Philippa ne subisce il fascino, è vittima del colpo di fulmine per quest’uomo che non sorride mai. Il suo compito è compiacerlo e obbedirgli ciecamente, ma sta provando a puntare molto più in alto.
Non mi sono intorpidita di fronte allo spettacolo cui la Hunt mi ha fatto assistere: è davvero brava a sviluppare, usando l’insidiosa terza persona (che qui si armonizza a meraviglia), contenuti “antiquati” e concezioni di vita sorpassati da quasi 2 secoli, riuscendo a modernizzarli pur mantenendosi perfettamente aderente al contesto. Non c’è nulla di vetusto e in odore di naftalina in “MATRIMONIO VITTORIANO”, ma una conoscenza dell’epoca e uno specchio fedele degli usi e costumi. E ciò che riflette frantuma il mio pregiudizio.
Se è vero che agli uomini tutto è concesso e che il concetto di proprietà è esteso sia alle cose che alle persone, è altresì vero che l’universo femminile appare senza voce in capitolo per retaggio e educazione, non per mancanza di carattere.
Philippa è figlia del suo tempo e allevata a percorrere una strada già scritta, ma non è servile e sottomessa per indole: è caparbia, resistente agli urti perché innamorata, anche se dovrà scalare una montagna per raggiungere la cima. Allo stesso modo vive Rupert, con un casato sulle spalle, un titolo nobiliare da sfoggiare con orgoglio e alterigia e una patina di intransigenza a schermarlo dalle debolezze. Lo impone il suo rango, lo dice il suo imprinting, ma deve disintegrarsi e ricomporsi per realizzare ciò che il cuore gli sta comunicando da tempo.
Fate attenzione: la scrittura di Estelle Hunt è ingannevole e tentatrice.
Ingannevole perché ti invita al ricevimento con tutta la crème dell’Alta Società, pensi di star seduta a scaldare la sedia, a sbadigliare dietro al ventaglio, fare cenni di circostanza, soffocare dentro a uno stretto corsetto sperando che la serata finisca presto. E ti accorgi, invece, di essere stata per tutto il tempo al centro della sala da ballo, muovendoti con la musica come se avessi preso lezioni di danza, ubriacandoti bicchiere dopo bicchiere e avendo i capelli completamente scarmigliati.
Ed è tentatrice perché manda in scena anche dei personaggi che accendono la curiosità e la voglia di sondare quali reali sembianze nascondano dietro le maschere che sono tenuti ad indossare. L’ho scoperto e ve ne parlerò la prossima settimana.
Buona lettura Peccatrici, che il ton sia con voi!
Moira

