Bentrovate Peccatrici,
settimana scorsa vi ho parlato di “Batte Ancora” e la smania di conoscere le altre opere di Jennifer Hartmann (portata in Italia da Royal Books Edizioni) non si è arrestata. Ho aperto le pagine di “LOTUS” (2023) e mi sono sciolta come neve al sole.
La sinossi succinta dà solo un accenno di un disegno grandioso in cui non prevedevo di imbattermi con questa energia vitale e con un vigore narrativo così intenso. Potremmo forse parlare di second chance, ma considerate che nella prima chance i protagonisti erano due bambini con le magliette macchiate e le ginocchia sbucciate. I desideri puerili erano giuramenti fatti al Cielo, tra un biscotto di farina d’avena e una fetta di anguria, eppure si erano marchiati a fondo nel cuore e lì sigillati.
Oliver Lynch è il baricentro del romanzo, c’è poco da dire al riguardo: tutto ciò che ruota attorno alla sua scomparsa, al suo ritorno e alla sua vita alla soglia dei trent’anni sono gli elementi catalizzanti del perché iniziare la lettura.
Oliver Lynch è il fulcro polarizzante da cui non riuscirete a staccarvi neanche per fare pipì: quest’uomo così disarticolato alla nuova quotidianità con cui dover fare i conti, è un condensato delle migliori qualità dell’essere umano. La sua trasparenza, l’incapacità di non saper nascondere le emozioni così come i disagi, sono sia il suo punto debole che quello di forza.
Perché lo credono fragile davanti al presente e forse impreparato ad adattarsi al vivere comune: è sicuramente smarrito, fuori tempo e con concezioni a volte astratte e a volte terribilmente concrete. Ma Oliver è uno che impara in fretta perché è sveglio e ha tenuto in moto la sua mente, forse molto di più di come faremmo noi. Ha creato negli anni uno spazio temporale entro il quale si è evoluto in maniera esponenziale per non perdere la propria identità.
L’autrice gli affianca una figura come Sydney, ben lontana dalla bimba con le trecce dorate: la sua indipendenza, il suo distratto e disinibito modo di tessere relazioni da mordi e fuggi, la rendono frenetica e inadatta ad essere uno scudo protettivo. Perché è una che si è fossilizzata, non avanza e con le sue barriere si è resa impermeabile alle aspettative di chi la circonda. Sydney è una che non crede ai sogni, anche se ne ha sempre avuto uno.
“LOTUS” è un romanzo che ha un verbo ricorrente: “prosperare”. Ciò che pare non avvenire in Sydney, è invece rigoglioso in Oliver tale da renderlo un combattente indomito nell’affrontare la vita e l’amore e fare i conti con le proprie scatole nere. C’è dolcezza nelle sue parole, la certezza di custodire tra gli strati del subconscio, le tenerezze e l’affetto avuto, ma di essere consapevole che la vita scorre e non si può arrestare. Non è ciò che si è perso nel tempo sottratto, ma ciò che si può costruire nel futuro il bel messaggio del romanzo.
Jennifer Hartmann non è stato un fuoco di paglia, né il mio un colpo di fortuna: questa autrice dell’Illinois è davvero capace di estendersi in altezza e profondità con una cronaca pulita ed emblematica, non le servono prosopopee inutili e ti inchioda al libro in totale assenza di gravità. Una conferma di cui non sapevo di avere bisogno, ma che stavo solo aspettando.
E adesso? L’ultimo romanzo tradotto in Italia è stato “Il cuore sbagliato”, ci vediamo la settimana prossima.
Che sia una splendida lettura Peccatrici, a presto.
Moira



