Mie adorate Peccatrici,
eccomi nuovamente prigioniera del Rinaverse, dove tutto è lecito, dove non c’è distinzione fra amore e possesso, dove tossicità e buoni sentimenti si miscelano creando cocktail dal sapore afrodisiaco, dove una volta entrate non vorrete più uscirne.
Con questo secondo volume della “Legacy of God” ritorniamo sull’isola inglese che ci aveva accolte la volta scorsa e che ospita le due università rivali frequentate dalla seconda generazione dei personaggi di questo mondo contorto ideato dalla penna di Rina Kent.
In “GOD OF PAIN” conosceremo Annika, figlia di Adrian e Lia Volkov protagonisti della serie “Deception”, e Creighton, erede di Aiden King e Elsa dei primi tre volumi della serie “Royal Èlite”.
Lei è vita, è luce, colma i silenzi degli altri con le sue chiacchiere e le sue risate, vede il buono in tutti, forse, peccando di ingenuità, ma continua col suo viola intenso a cercare di coprire il nero che ha intorno e a prendere un po’ le distanze dal suo retaggio familiare che non condivide.
Ha fame di libertà, quella che le viene tolta per il troppo controllo che esercita su di lei suo fratello Jeremy, camuffandolo come protezione.
Quando incontra lo sguardo cupo di Creighton, ne rimane ammaliata e come una mosca bianca, comincia a ronzare intorno a questo ragno grigio e privo di colore che, silenzioso, aspetta sulla sua intricata ragnatela, il momento propizio per attaccare.
Nell’istante in cui si poggia nel suo buio, per lei non c’è più scampo.
Si agitano entrambi, in una lotta fra luce abbagliante e nera oscurità, fino ad un’esplosione travolgente che colma i vuoti di Creigh, ne abbatte i muri e irrompe attraverso una porta che un attimo prima era chiusa.
Si marchiano a vicenda: lei nel cuore e lui sulla pelle e nella carne. Un groviglio di emozioni represse che ruggiscono e traboccano in una sensazione furiosa di possesso.
E poi la pace che fa sentire completi, un rifugio per il cuore e per l’anima, un senso di protezione che dona tranquillità.
Ma il loro non è un destino scritto come vorrebbero: la famiglia, il passato coi suoi demoni, il pericolo, tutto gli rema contro… può l’amore, da solo, vincere una guerra così avversa?
Ma soprattutto, come fanno le storie di Rina, ogni volta, inesorabilmente, a trascinarmi giù e risucchiarmi a questo modo?
Io non riesco a spiegarmi la potenza della penna di quest’autrice che riesce a non snaturare mai i suoi personaggi da un libro all’altro, a prendere piccoli episodi delle storie precedenti, che magari erano passati inosservati, e farli diventare fulcri delle nuove, creando intrecci elaborati senza mai uscire dallo schema.
Questa donna è un genio, oltre che avere uno stile pazzesco.
Ovviamente dico tutto ciò perché questo libro, come i precedenti, non mi è piaciuto per niente, mi ha fatto dormire tranquilla la notte, ci ho messo un’eternità a finirlo perché era noioso e per concludere non sono per niente in ansia nell’attesa del prossimo.
Nooo, macché scherzate?
E chi vuole leggere di Jeremy, io no!
Hooooopeeee Edizioniiiii escilo prima di subito che ho già i primi sintomi dell’astinenza!!
E voi non cascateci come ho fatto io, se mettete il piede sulla ragnatela della Kent, non riuscirete più a liberarvene. Io vi ho avvertite, poi non dite che non ve lo avevo detto 😈
La mia caccia alle emozioni continua…
Alla prossima lettura 😘
Debby
Ringrazio la Hope Edizioni per la copia digitale gentilmente concessa.

