Buon lunedì Peccatrici,
l’incantesimo degli “Amori Vittoriani” non si è affatto affievolito e venerdì Estelle Hunt ha finalmente pubblicato in IV volume: “PECCATI D’AMORE” dove le atmosfere continuano a essere vibranti e coinvolgenti. Ve ne accorgerete.
Che oramai io mi sia calata nelle vesti e nella mentalità dell’epoca direi che è cosa nota, quindi non divaghiamo in facezie ed entriamo nel vivo della storia che è notevole, ruvida e con un estremo tatto narrativo.
Ritorna in Inghilterra Esmond Challener, futuro visconte di Shedfield dopo anni erranti per il Continente ed è giunto anche per lui il momento di mettere la testa a posto e prendere moglie. È suo dovere, è la “regola”, ne è pienamente consapevole, ha tutte le intenzioni di adempiere a questo onere e di certo le pretendenti non gli mancano.
Georgette Ramsey è una nobile decaduta insieme a tutto ciò che resta della sua famiglia: un tempo ragazzina viziata e vivace, ambita da tutti i gentiluomini del ton per la sua grazia e la sua bellezza e adesso relegata in fondo alla piramide della società senza sostentamenti, senza titoli e facendosi carico di fardelli troppo pesanti per le sue piccole spalle.
Estelle ci mette davanti le disparità sociali ed economiche che fanno da spartiacque tra le persone elette e gli ultimi della fila: le umiliazioni per un ruolo malcapitato e la tracotanza di chi ha il “posto fisso” tra l’aristocrazia, rivelano anche dove stia la vera ricchezza e la becera miseria intellettuale.
Fin dalle prime battute sono rimasta affascinata da Georgette, una donna che non si guarda indietro rimpiangendo ciò che materialmente ha perso, ma affrontando il presente a testa alta perché il suo intento è molto, ma molto più elevato di bramare ancora gioielli e palazzi. Capace sì di piegare la testa per necessità o disperazione, ma mai di mettersi in ginocchio: care le mie Lady, questo non si chiama orgoglio, si chiama dignità e non la si trova al mercato. E neanche ai ricevimenti fastosi o tra le braccia di un uomo.
Nel suo romanzo, Esmond (che ci aveva solleticato non poco nei volumi precedenti) si rivela una personalità poliedrica che vi metterà alle strette: ondivago tra perturbazioni di asperità e scintille di dolcezza, piegherà anche la lettrice più tignosa e reticente. Il suo valore umano non si misura dal rango, dal denaro e dalla posizione, ma dalla gentilezza e senso dell’onore che sicuramente fanno di lui un primo cavaliere: attenzione però, non è senza macchia e senza paura. Riesce a ostentare il disprezzo, la delusione così come ammettere a sé stesso le proprie insicurezze e la ritrovata abnegazione non verso un ideale, ma verso un sentimento profondo.
“PECCATI D’AMORE” non disillude le aspettative: arriva dopo 3 anni dall’ultima uscita della serie con una Hunt in grande forma che dipinge il benessere e il lusso nello stesso modo in cui sbatte in faccia l’indigenza e il destino avverso. Una trama fatta di sospensioni, inganni, abbagli e segreti che dividono e uniscono i protagonisti che di fatto, non si erano mai realmente dimenticati; erano solo costretti a ruotare tra le stagioni del tempo come in un’orbita celeste ricca di ammassi stellari come di nebulose.
In questo volume esce anche dai contorni eleganti e luccicanti tracciando un graffio sottile ma determinante per mettere in luce aspetti che nel XIX secolo non si volevano vedere o non si riuscivano ad accettare. Per vergogna, ignoranza o aridità morale. E qui Estelle lascia un segno emotivamente importante per meglio comprendere che in mezzo agli agi, ai pizzi e al velluto, al potere e alle maschere di rappresentanza, invece di sbattere le ciglia e incipriarsi il naso, ci sia anche spazio per accarezzare la realtà davanti alla quale troppo spesso si chiudono gli occhi e si volta la faccia dall’altra parte.
La serie non finisce ancora: ci sarà da aspettare per avere il V romanzo che chiuderà gli “Amori Vittoriani”, ma ci sarò, cascasse la Regina, ma ci rivedremo a corte!
Buona lettura Peccatrici, a presto.
Moira
Ringrazio l’autrice per la copia concessa. Spero di averne fatto buon uso.

