Care peccatrici,
lo so, sono altalenante e incostante come il sole a novembre, ma ogni tanto torno e vi parlo delle mie letture.
Oggi, siete (s)fortunate, è uno di quei giorni.
Una trama sostanziosa, trope intriganti, tante copie vendute nel paese di origine e quel formicolio strano che ti dice “buttati e leggilo”, che a volte mi spinge a scegliere qualcosa di specifico.
L’istinto a volte non funziona e ci lascia con la bocca amara e la cocente disillusione che non ci abbiamo preso.
Bene, tutto sto papier per dire che non è questo il caso. Il “formicolio” anche conosciuto come sesto senso, istinto ecc, ci aveva preso in pieno con il romanzo “Ira” di Rose Gate, primo volume autoconclusivo della serie Capital Sin.
L’ ira…forse è il più forte e violento dei peccati. Quello che di solito quando ce lo troviamo davanti è difficile da gestire, perché dirompente, sfrenato, totalizzante. Per contrastarlo ci vuole forza di volontà, determinazione e pazienza…tantissima.
In questo romanzo il nostro Ira è un ragazzo che dalla vita ha avuto tanti escrementi e un solo unico germoglio d’amore, capace di far nascere rami e foglie forti e potenti. Raven è un ventaglio di strabilianti sfaccettature, con in esse tutte le caratteristiche e cliché del ragazzo giovane, bello e maledetto.
Lui sembra completamente prevedibile, il classico spaccone dal quale ci si aspetta che voglia sempre e solo essere duro: lo è in effetti, ma poi il “piccolo grillo” Vi spiazzerà e vi farà lacrimare il cuore. Esattamente come Dakota, non è solo la ragazza brava e studiosa che nella vita ha dovuto affrontare qualcosa di molto invalidante, ma è una piccola donna dalla mente aperta e dal cuore straziato. Una ragazza che rinasce più volte durante il corso del romanzo. Dakota ha bisogno di sbagliare, di essere impulsiva e immatura. Di elaborare, prima di spiccare il volo.
Sarà più corvo o aquila? Sta a voi scoprirlo…e io vi consiglio vivamente di farlo.
Si ringrazia per la copia.
Un bacio,
Francy

