In collaborazione con Hope Edizioni che si ringrazia per la copia concessa
Buongiorno Peccatrici,
è di nuovo il momento di Jennifer Hartmann che pubblica ne 2023 “JUNE FIRST” e che la Hope Edizioni ha portato in Italia verso la fine di dicembre(è uscito proprio il 18/12/2025). Subisco indubbiamente il fascino della sua scrittura e accolgo a braccia aperte una storia che non manca di distillare angst, forti emozioni e una visione non inquinata dei protagonisti e del loro percorso.
Un itinerario che inizia con un boato assurdo, così acusticamente assordante che costringe a tapparsi le orecchie e a cercare un nascondiglio sicuro per non lasciarsi disintegrare quando il mondo crolla addosso. Trovare una possibilità di ricostruzione, poco alla volta, un passo dopo l’altro, di anno in anno.
La vita di Brant merita di essere ascoltata immettendosi sulla sua strada e seguendone le orme: se sarete in sintonia, potrete anche camminargli accanto e le più fortunate, magari potranno tenergli la mano. Ma non illudetevi più di tanto: non vi guarderà mai come guarda June, né si annullerà o si espanderà per voi come fa con lei. Vi rispetterà e vi apprezzerà, ma non sarete mai il suo universo, neanche una minuscola parte di un asteroide se proprio vogliamo dirla.
Scomodando De André, citerei proprio “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” ed è esattamente quando tutto viene estirpato e seppellito che – ironia del destino – proprio lì ci sia un seme destinato a crescere, poi germogliare e a non appassire mai, fino a diventare un albero con radici talmente profonde penetrate nella terra e nel cuore.
È un forbidden? Ovviamente sulla carta sì, ma è proibito e sbagliato finché resta represso e soffocato. Ecco cosa c’è di sbagliato: il silenzio, il senso di colpa, la percezione di sentirsi traditori, corrotti, perversi. Provateci voi ad anelare un’unica cosa non per capriccio, tentazione o una forma di depravazione, e non poterla avere in nome della gratitudine, rispetto, rettitudine o di una presunta immoralità.
Brant ci mostra il lato buono del peccare desiderando l’indesiderabile, bramando l’intoccabile, nel considerarsi erroneamente un verme e June, d’altro canto, non sa dare un nome esatto a un rapporto diverso, esclusivo, sinergico, ma reale. Arriverà il momento in cui saprà riconoscerlo come l’unico sentimento possibile e immutato e si darà una sola risposta: è giusto.
Il libro rappresenta pienamente le intenzioni e le declinazioni narrative della Hartmann con un comun denominatore che la contraddistingue: i suoi uomini non sono mai lascivi, discutibili, tantomeno ordinari, ma hanno sempre una genesi congiunta. Sono esseri speciali.
“JUNE FIRST” è strutturato inizialmente dal pov maschile in cui i capitoli scandiscono anche il trascorrere del tempo finché si sentirà anche la voce femminile: è un racconto lungo trent’anni di un legame che si manifesta in mille modi e si coagula alla fine nell’unica destinazione naturale possibile. La trama parla di amore: genitoriale, fraterno, dei sogni da realizzare, di riferimenti sottratti e anche verso oggetti inanimati. Ma è soprattutto una storia che suggella le promesse, quelle dichiarate, quelle giurate, quelle sussurrate e quelle non dette.
L’autrice, come l’abitudine oserei dire, fa esplodere subito una bomba al napalm che decompone l’organismo in micro particelle per poi incasellare tutti i tasselli in una sorta di mosaico, fino a raggiungere una sobrietà armonica dandogli colore, volume e una struttura ignifuga. Insomma, sono pagine degne di nota.
Buona lettura Peccatrici, ci ritroviamo la prossima volta.
Moira

