Care peccatrici,
Le feste sono finite, abbiamo mangiato, bevuto, dormito, giocato a tombola come se non ci fosse un domani e ora è arrivato il momento di metterci di nuovo al lavoro.
Cosa c’è di meglio che iniziare l’anno con la recensione di una bella lettura in cui il protagonista altro non è che un bell’angelo dal destriero bianco come la neve? Niente, ovvio.
Oggi, ragazze/i, vi parlo infatti di “Pestilenza” di Laura Thalassa, primo volume autoconclusivo della serie I Cavalieri dell’Apocalisse.
“Arrivarono con il temporale. Il cielo si gonfiò e grosse nubi scure presero a ribollire e ad accavallarsi. L’aria del deserto si addensò, satura di umidità e di un odore mefitico e opprimente.”
Si parte così, nel prologo, con parole che richiamano atmosfere oscure, da ansiolitico e, di fatti, io l’ansia l’ho sentita dall’inizio alla fine.
Pestilenza è una figura algida, lui sfata subito il mito per cui un Angelo deve per forza essere buono. Un angelo è ciò che deve, ciò che è chiamato ad essere. E così lui. Il primo Cavaliere incarna perfettamente il compito che è venuto a svolgere e la Thalassa è magistrale nel non spersonificare ciò che è.
Sara è la ragazza del bastoncino corto. Quella che la sorte, se esiste, ha messo sulle tracce del Cavaliere. Coraggiosa, altruista, astuta, riesce a colpire Pestilenza, ma a che prezzo?
“Oh, no. Non ho intenzione di lasciarti morire. Troppo facile, aveva detto. La sofferenza è prerogativa dei vivi. E neanche immagini quanto ti farò soffrire.”
Ad essere sincera, di primo impatto mi aspettavo una storia diversa. La cover con questa splendida corona, che tra l’altro lui porta in testa, sempre accompagnata dal suo arco, il titolo, mi avevano fatto credere che mi sarei ritrovata in mezzo a combattimenti, invece lo scorrere della storia è cadenzato, mai noioso, e fa da apripista agli altri romanzi, tutti autoconclusivi.
Laura Thalassa ha dato vita a Pestilenza in maniera egregia, mostrando ai nostri occhi la risolutezza dell’obbedienza e l’amore divino al tempo stesso. Non lo snatura mai, lo lascia evolvere, così come lui lascia evolvere le pustole nelle persone che infetta, e in un battibaleno ci troviamo a volere di più.
Volete sapere cosa?
Oh, ma mica ve lo devo dire io…lo dovete vivere leggendo il romanzo di Laura Thalassa.
Alla prossima piaga, mie apocalittiche peccatrici.
Buona peste,
Francy

