In collaborazione con l’autrice che ringrazio per la copia concessa
Buongiorno Peccatrici,
venerdì è uscito “DANGEROUS” di Daria Torresan con una nuova veste grafica e un nuovo editing: per chi non lo sapesse, questo è un romanzo del 2017 e si è scelto di ripresentarlo oggi con un graffio più maturo e con molta più esperienza sulle spalle.
Aylen Myers è una studentessa che frequenta il college con ottimi profitti e l’intento di diventare avvocato: non è una che si mette in mostra, né una che va matta per le feste universitarie e i flirt passeggeri. Una brava ragazza, insomma, la cui vita è stata sconvolta un anno prima con 18 lunghi giorni di prigionia. Ma non sono il peso dell’isolamento forzato e del silenzio a essere impossibili da dimenticare: in quel sotterraneo la paura ha lasciato il posto a una reazione incomprensibile e incontrollabile che ancora la tormenta. Non è solo una sopravvissuta, ma una giovane donna diversa che vive il presente, ma inscindibile dal fantasma del suo passato. Quel passato di cui ancora percepisce l’odore, il suono della voce e le vibrazioni.
E sono vibrazioni negative quelle che accompagnano Kris Donover, l’incontro più disagevole e sinistro che si possa fare: le voci su di lui parlano di oscurità, loschi giri e occhi glaciali che non portano quiete, ma tempesta. Il tipo poco raccomandabile dal quale è meglio stare alla larga se non si vuole bruciare e con Kris si può durare tanto quanto la brace di una sigaretta accesa e poi finire in un posacenere. O peggio ancora, schiacciati sotto le suole dei suoi anfibi.
Aylen non è solo attratta dal magnetismo e da quel fascino dannato: finalmente ha trovato il nome e il viso di colui che ha invaso ogni sua singola e piccola particella e con cui adesso intende giocare una partita in nome della verità.
Ma non ha fatto i conti con Kris. Né lui con lei.
È abbastanza chiaro che le fondamenta che li spingono l’uno verso l’altra non siano quelle che accadono in contesti più ordinari o casuali e dove la segregazione abbia avuto rilevanza all’inizio della storia, ma ciò che si avvolge e si annoda nella situazione odierna concede un’angolazione di visuale distinta e separata.
Tanto quanto lei cerca di aprirsi varchi pur di avvicinarsi il più possibile, tanto lui socchiude l’uscio per poi girare la chiave a doppia mandata. E non è per indifferenza, crudeltà o arroganza. In kris ci sono porte che è meglio restino chiuse.
“DANGEROUS” non è un romanzo violento o inadeguato, ma ha una struttura iniziale che lo rende funzionale nella sua disfunzione, capitemi. L’origine del legame è una materia interessante che può condurre a delle supposizioni, ma l’evoluzione dello stesso spinge in una direzione più profonda e emotivamente più stabile e sincera.
La “generazione” di autrici consolidate e affidabili come Daria conosce bene le geometrie di una trama dalle idee vincenti, protagonisti non eccessivamente dannosi o negativi ma ammantati da ombre da dover rischiarare, associati a figure femminili non fragili o isteriche, ma soggetti in grado di sostenerne la presenza, il linguaggio e la coerenza.
Nel suo concetto di architettura narrativa, la Torresan equilibra gli spigoli tensivi e drammatici con aspetti più fisici e licenziosi, lasciando campo libero alle fasi finali che per equità e giustizia sono stati un bel colpo da maestra. Ma non avevo dubbi su di lei.
Buona lettura Peccatrici, ci rivediamo la prossima volta.
Moira

