Care Peccatrici,
Oggi vi porto in una terra che sa di casa. Un posto che ha segnato le vacanze di una parte della mia vita, e che tuttora rappresenta una delle mete sicure per una giornata di mare. Oggi, ragazze, andiamo in Maremma. Per me terra del sole, dei butteri e del mare.
È qui, in un posto dove il sole non manca e il profumo dei pini, degli olivi e delle vigne ti culla come una melodia sicura, conosciuta, che Emma Scacco ambienta il suo “Sopra una zolla rosso mattone” sesto volume autoconclusivo dedicato alla famiglia Corsi, edito ODE edizioni che ringrazio per la copia concessa.
Saul è un uomo dalla forza fragile, uno di quelli con le mani ruvide, callose, segnate dal lavoro nei campi e dalle ferite che lo fanno sanguinare. Celeste è come il cielo, immenso, mutevole, in costante tempesta e pronto a combattere contro le emozioni e le sfide della vita.
Lui la cerca, ma non per sé, per qualcun’altro, lei scappa come un cavallo al trotto, da qualcuno, ma anche da lui. Da quello che Saul rappresenta e dal passato che adombra il cielo e lo rende meno vivo.
Ed è proprio in questa terra fatta di tradizioni familiari, di ritmi precisi e sicuri che la loro storia cresce, lentamente, come piace a me. Saul e Celeste si studiano, si conoscono oltre il passato, oltre tutto quello che dovrebbe unirli, ma che invece li ha sempre divisi.
Quella che Emma Scacco ci presenta è una storia triste, profonda. Una storia da sentire ancora prima che da capire. E per aiutarci lo fa utilizzando una scrittura che io definisco “privata” tanto è introspettiva e emozionale. Lei non ci presenta gli eventi per come accadono, ma ci racconta le emozioni che i due personaggi provano nel viverle, alternando i due pov in modo, a mio avviso, equivalente.
Questo tipo di scrittura fa calare il lettore direttamente dentro la sfera emotiva del protagonista, rendendoci empatici e stabilendo con loro un contatto diretto, anche se, a parer mio, questo tipo di approccio può a volte far risultare alcuni concetti ridondanti e rallentare il fruire della storia che comunque ti entra dentro e alla quale ti senti di appartenere.
Insomma, peccatrici, io una delle tovagliette di Maria con il mio nome, la prenderei volentieri. Andate a leggerlo…forza!!
Baci,
Francy.

