In collaborazione con Words Edizioni che ringrazio per la copia concessa
Buongiorno Peccatrici (è proprio il caso di usarlo),
benvenute nella “Sins of Saint Augustine Serie”, 7 volumi sui 7 peccati capitali editi da Words Edizioni e firmati da una nuova Penna nel panorama romance, Devi L. Fitzgerald. Premetto fin da subito che la Casa Editrice ha fatto un ottimo investimento puntando su di lei e vi spiego il perché.
“LUST”, la lussuria, la concupiscenza, è il libro che apre questo vaso di Pandora: uno sport romance sull’hockey al quale, capite bene, non potevo sottrarmi. Se pensate di andare incontro all’ingordigia sessuale, alla depravazione sfrenata, quell’ossessione smodata per i piaceri della carne non è questa la bramosia che incontrerete. Il romanzo è decisamente un container di aspetti e concetti molto più invitanti.
New Hampshire: un’università cupa con guglie e torri dall’architettura gotica, i corridoi asettici dove una disciplina ferrea con regole asfissianti è l’accoglienza che riceverete varcando i cancelli della Saint Augustine: o le rispetti o sei fuori.
Juliet Moreno è qui con una borsa di studio a cui si aggrappa con le unghie e con i denti: c’è disordine nel suo passato a cui non vuole guardare, ma ha un futuro da afferrare contando solo sulle proprie forze ed è la sua unica chance di costruire un avvenire solido e concreto procedendo spedita come un caterpillar. Algida, rigorosa come un sergente di ferro, è lei stessa la Regola, non l’eccezione.
Cassian Black, il difensore dei Saint, è il virus in un sistema perfetto invece: costretto per il suo reinserimento nei ranghi ad affiancarsi alla resident assistant del college, dovrà regolamentarsi e rispettare i confini. Della scuola, della pista, della rabbia, dell’attrazione e per lui questa è l’ultima chiamata se non vuol dissipare l’unica eredità che gli è stata lasciata: l’hockey.
In un contesto fatto di divieti, di sentinelle, di telecamere e con pareti che hanno occhi e orecchie, è fuori discussione ridurre le distanze: entrambi hanno troppo da perdere e nulla da guadagnare. Il controllo è essenziale per restare in posizione stabile, per non frantumarsi e arginare strategie autosabotanti; non averlo significa fare la fine di Cassian.
“LUST” non è solo la tentazione di assaggiare ciò che è proibito, di arrendersi alla chimica, al sangue che ribolle nelle vene fino a provocare dei corto circuiti quando sono pelle contro pelle, ma sonda dapprima un digiuno più complesso nelle profonde inquietudini di Cassian e nelle maniacalità di Juliet fino a trasformarlo in fame condivisa. Quell’appetito irrefrenabile e sinergico che fa perdere aderenza con le proprie barriere protettive e crea il caos in una condotta ligia o reimposta una ragionevolezza mentale, connettendolo a una voglia ancora più famelica: quella di vivere davvero.
Quando ho scelto questo romanzo credevo di approcciarmi ad una storia fatta di tanto spicy, addominali scolpiti, lei anima ferita e siderale intimorita dallo spaccone di turno che celava tormenti dietro una facciata graffiante, ma la linea della Fitzgerald prevedeva un altro tiro. Il passo, il lessico narrativo che non necessita di digressioni superflue, le metafore e i parallelismi, mi avevano già fatto urlare “è un sì!” al 20% della lettura. Duecentoquarantanove pagine non frettolose né sommarie che riescono a indagare perfettamente nelle introspezioni dei protagonisti dando loro corpo e sostanza, insignendo Juliet in special modo di un ruolo più che convincente.
L’autrice inserisce gli effetti erotici laddove sono funzionali senza strafare, restituendo sempre delle ottime vibrazioni e non le serve wikipedia per parlare di hockey su ghiaccio, ma lo veicola in maniera precisa e conoscitiva colpendo il puck e gonfiando la rete.
Non ci sono indecisioni nella comunicazione degli intenti della trama che scivola energica e incisiva e che indubbiamente mi ha sedotta; di sicuro si è guadagnata un’estimatrice pronta a seguirla anche nel secondo volume.
Buona lettura Peccatrici, con la Saint Augustine ci ritroviamo al prossimo peccato.
Moira

