In collaborazione con Quixote Edizioni che ringrazio per la copia concessa
Buongiorno Peccatrici,
“UN POSTO INTROVABILE” dell’autrice sudafricana Jen Samson, è uscito in Italia con Quixote Edizioni nel febbraio di quest’anno ed è senza ombra di dubbio, un male to male con contenuti tutt’altro che mercificati o mal gestiti. Anzi.
La sinossi non nasconde nulla di ciò che sarà la trama: un bipolarismo con cui convivere e da provare a contenere, un lutto ancora da metabolizzare e un senso di colpa come compagno di viaggio, i repentini e patologici disturbi dell’umore, la tristezza e l’inerzia motivazionale dall’altra. Sì, non è una storia allegra e spumeggiante quella che ci racconta di Levi e Hayden, ma non è neanche un calvario pedante o penoso. È un romanzo da scoprire in cui c’è tanto da apprendere.
C’è chi dipinge un posto inarrivabile, un’alcova per la mente e chi lo anela per sedare ogni rumore circostante e placare un tormento macerante: quel luogo utopico non esiste, non sulla faccia della Terra perlomeno. Levi conosce bene le proprie alterazioni a cui non ha molto modo di opporsi e che lo spingono in un frullatore, sbatacchiandolo da una fase maniacale a una depressiva: è una mina vagante e lo sa bene. Hayden è da due anni prigioniero di uno stato catatonico di profondo abbattimento e apatia: non ha ancora obliterato il biglietto che lo conduca verso la strada della risalita e senza il suo partner di vita, tutto si spegne.
Con queste premesse è chiaro che nessuno dei due possa essere uno stimolo, la linfa o un porto sicuro, eppure il cammino che porta all’isola che non c’è è già stato tracciato fin dal loro primo incontro.
Questo non è solo un romanzo da leggere, è un’esperienza immersiva a tutto tondo a cui la Samson ha dato enorme risalto, sensibilizzando sulla patologia di Levi evitandone la strumentalizzazione e immagazzinando il dolore di una perdita e il patimento di Hayden senza tuttavia forzarne o ridimensionare il processo di guarigione. Non dimentica di porre l’accento sulla relazione sessuale tra i protagonisti che si rivelano focosi e trascinanti, mossi dall’attrazione e da un’alchimia irresistibile che a tratti va domata e regolarizzata, in altri sguiscia come un’anguilla e non la si può trattenere.
Sicuramente sono pagine di notevole caratura narrativa e emotiva che illustra saggiamente un percorso accidentato e conoscitivo, intercetta e modula gli input positivi e negativi, non vaneggia in fantasiose riabilitazioni e né si crogiola in un logorio snervante e opprimente; la nomenclatura dei sentimenti crescenti tra Levi e Hayden non traballa anche se confonde la mente e i sensi tra idealismo e concretezza, ancoraggio e realtà, amor proprio e speranza. Questo è solamente un libro introvabile.
“Caro lettore,
ora che sei arrivato alla fine, sono nervosa e preoccupata di averti deluso. Se è così, ci riproverò nel prossimo libro. Se la storia ti ha commosso, ti chiedo di condividerla con qualcuno.”
L’ho fatto Jen, l’ho fatto. E ho anche preso uno spatifillo.
Buona lettura Peccatrici, a presto.
Moira




