Bentornate, mie peccatrici del cuore.
Oggi vi porto tra le pagine (anzi, le parole) di un fantasy gotico, oscuro. In ogni capitolo si può percepire l’odore pungente della paura, sentire sulla lingua il sapore acre del male, della magia oscura, del dolore.
Maevyth e Zevander sono i protagonisti. Lei, la vittima sacrificale. Lui, il suo boia; o almeno questo doveva essere.
Maeve deve fuggire. Una tragedia la porta ad affrontare la foresta magica, con il rischio di imbattersi nel leggendario mostro che vi abita. Un portale divide “questo” mondo dall’altro e lei, da “mortale”, non dovrebbe essere capace di attraversarlo. E invece…
Si ritrova in un mondo diverso dal suo, fatto di magia oscura, segreti e un uomo che la prende e la tiene rinchiusa in una cella. Lui, che dovrebbe essere il suo carnefice, è allo stesso tempo colui che la protegge: da chi vuole il suo sangue, da chi la vorrebbe morta.
Maevyth, che cercherà di ritrovare sua sorella per tutto il tempo, non è la classica protagonista sfigatella che, nel giro di poche pagine, diventa la supereroina. No. Lei rimane fragile, emotivamente umana fino alla fine. Questo non la rende insipida, anzi, il coraggio nascosto nel suo cuore la rende impavida, in contrasto con la sua “normalità”. Cade, ma si rialza. Cede, ma non molla. E questo la rende ancora più “vera” e mi è piaciuto un sacco.
Zevander, il soldato più temuto, l’assassino prediletto del re.
Lui è… non so bene come spiegarlo. È ruvido, distaccato, gelido. Questo è quello che mostra di sé, perché non può fare altrimenti. La sua lotta costante per tenere a bada e contrastare la maledizione che lo affligge lo porta a essere così: freddo, controllato. Lui e il suo “scorpione” incutono un timore quasi reverenziale.
Insomma, per me un figo da paura! Ma già lo sapete che io non sono team “principe azzurro”, ma prediligo i Cavalieri oscuri. 😉
Io e gli scorpioni non andiamo molto d’accordo. Diciamo proprio per niente: tipo che scappo dalla parte opposta! Ma da uno così potrei anche rischiare di farmi pungere volentieri! Ma dicevamo…
Quando Zevander si ritrova a dover fare i conti con l’“ossessione” costante che prova per lei, il suo famigerato autocontrollo rischia di andare a putt@ne.
Se vi aspettate la classica storia dove, nel giro di pochi capitoli, sboccia l’amore e i protagonisti fanno fuoco e fiamme, allora rimarrete deluse, perché qui si cuoce a fuoco lento, ma costante. Di pari passo si sviluppa anche la trama, un pezzetto per volta. Parte piano, con un inizio doverosamente descrittivo, necessario per accompagnarti per mano in questo mondo (c’è tanta roba da presentare!). E qui è doveroso, per me, fare i complimenti alla Lake: è stata magistrale nel creare un worldbuilding complesso, una vera “calamita” per gli amanti del fantasy come me, anche se, soprattutto per chi non è abituato a questo tipo di letture, la prima parte potrebbe rallentare un po’ l’attenzione. Ma, come dicevamo, è un passaggio necessario per permettere alla storia di prendere forma, poi corpo e infine anima, tenendoti incollata alle pagine, o alle parole, nel mio caso.
Perché vuoi saperne di più della profezia, vuoi capire meglio la maledizione, il “legame”.
Chi è in realtà Maevyth? Il re cosa nasconde? E allora vuoi saperne di più e non puoi farne a meno. Il finale è un cliffhanger assoluto!
Questo è il primo volume di una serie (non so bene se saranno due o tre volumi) e quindi sono tante le cose rimaste in sospeso. Diciamo che questo primo volume, secondo me, è un “apripista” per tutto quello che deve ancora accadere e io non vedo l’ora di poter tornare ad Aethyria e scoprire come va avanti.
Se amate le fiabe dark, se vi piace immergervi in storie dalle tinte tutto fuorché rosa, ma fatte di legami scomodi, disturbati e disturbanti, questa è la lettura per voi.
E se poi siete amanti dell’audiolettura come me fatevi accompagnare per mano in questo viaggio dalla voce narrante di Giada Sabellico, bravissima.
Al prossimo viaggio.
La vostra Thammy.




