Bentrovate mie adorate Peccatrici,
se vi siete messe comode sul divano, alzatevi!
Serena Strano con “TELL ME A LIE, BABY”, edito da Collana Darkbrightlove che ringrazio per la continua fiducia nei miei confronti, ci porta a Las Vegas con le sue luci al neon, gli schiamazzi e le sue feste fuori controllo. Feste che a volte possono costare caro a qualcuno e portare a galla verità scomode.
Una giovane vita spezzata, immagini poco chiare delle telecamere a circuito chiuso, omertà e silenzi, è così che la patinata esistenza di May viene totalmente sconvolta. Lei si dichiara colpevole per quella morte avvenuta in modo così tragico ma poco chiaro. Però qualcosa non quadra e allora perché insiste nel voler pagare per questo reato? Cosa nasconde o meglio, chi nasconde?
Sarà l’avvocato Alec Slater, che accetta l’incarico di difenderla, a dover scoprire la verità di quella notte. Solo che, senza rendersene conto, scavando e cercando, scoperchia un vaso di Pandora che molti non gradiscono e quello che era un caso scomodo e complicato, diventa pericoloso per tutti coloro che, volenti o nolenti, ne sono coinvolti.
La sicurezza di May diventa la sua priorità e lui la sua ombra, ma mentre lei si fa prendere dal panico, lui sembra vivere questa situazione come la normalità, niente di più di un piccolo intoppo. Intoppo che però li porta a vivere sotto lo stesso tetto, ed è proprio quello il vero problema per Alec, non le sparatorie, non le intimidazioni, non le minacce, no, il più grande problema sono un paio di occhi spaventati che appartengono ad una giovane donna dall’aria a volte sfrontata ma che invece è fragile, impaurita e sconvolta. Un paio di occhi che portano guai e che minacciano di fargli perdere il controllo, cosa che non è mai avvenuta e che non può permettersi che avvenga.
Le cose si complicano, il processo si avvicina, la tensione sale, il mistero di quella sera si infittisce e intanto Alec e May riescono a trovare conforto uno nell’altra, tenendosi stretti, il mondo intorno scompare. Ma i problemi restano e la loro relazione non può esistere, rischiano di compromettere tutto, persino la libertà di May.
Perché alla fine la domanda è una sola: chi è il colpevole? È stata davvero May?
Per l’ennesima volta, Serena Strano è riuscita a colpirmi piacevolmente, sia per l’originalità della storia che ha reso piuttosto verosimile, sia per la sua penna coinvolgente che mi ha trasportato tra le vie di Las Vegas, in sella ad una moto per sfuggire a chi mi inseguiva.
Per tutta la lettura le domande “chi?” e “perché?” mi hanno perseguitata, quando pensavo di aver capito, si ribaltava la situazione e i quesiti ricomparivano.
L’autrice ha delineato dei bei personaggi, non solo i protagonisti, May con le sue fragilità e le sue paure o Alec con i suoi conti in sospeso col passato, ma anche i secondari come il padre e il fratello di May a cui ha dato un’aurea controversa lasciando il dubbio sulle loro intenzioni o sulla loro vera natura fino alla fine. L’amico Dash avvocato-tatuatore che ha stimolato la mia curiosità e l’assistente Rayne, dall’aria strafottente ma sempre sul pezzo, gli amici del pub che per lui sono famiglia, tutti personaggi che all’interno della storia hanno il loro perché e la completano.
Quindi se avete voglia di una storia che non si capisce subito dove andrà a finire, vi consiglio di leggere questa 😉
Ora però, prima di lasciarvi per correre verso una nuova avventura a caccia di emozioni, ho una domanda da fare a Serena: non ti sembra che Dash meriti una storia tutta sua?
A buon intenditore poche parole 😉
Alla prossima lettura 😘
Debby




