Recensione sbangg-là di Stella Nera

Buonasera peccatrici, sempre la vostra Federica che vi parla.

Trama

…“Ho sempre pensato che io sarei stata una donna diversa: io, non mi sarei fatta mettere i piedi in testa, io, sarei diventata una donna indipendente, io, non avrei sofferto come lei”…Violenza è un qualcosa di sottostimata definizione: rimanda subito ad immagini precise, chiare, forti; ma in realtà è figlia di molteplici padri.La protagonista di questo racconto non ha volutamente un nome. Potrebbe essere chiunque di noi, intento a destreggiarsi in una quotidianità “moderna”, divisa tra il virtuale e il reale, altalenante tra vecchie ideologie e nuovi comportamenti sociali, tra estinti atteggiamenti e contemporanei sentimenti. Si racconta in prima persona ed è proprio lei stessa a sentire la mancanza d’identità, rubatale da eventi che l’hanno travolta, scomposta, frammentata e privata di ogni perché.Riusciranno, la forza immortale dell’amicizia e dell’amore universale, a rimpinguare e rifornire di voglia di vivere il suo animo guerriero, costretto a combattere con armi caricate a salve?

 

Oggi il libro in questione è la sbàngg-la di Stella Nera. Un libro non facile da leggere, che richiede tantissima attenzione e massima delicatezza per la vastità di temi affrontati dall’autrice.
Si narra di una ragazza un po incasinata, presa dalla voglia di essere indipendente, libera, scappa dai suoi genitori amorevoli per rifugiarsi tra le braccia di un marito violento che la possiede non con passione, non con amore ma con violenza, quella che dovrebbe essere assolutamente vietata, inconcepibile. La prende come se marcasse il suo territorio soprattutto quando si accorge di Stefano, dell’umore di lei che repentino cambia, migliora, perchè per una volta si sente accettata, amata, compresa. E tutto avviene con uno scambio di messaggi, una serie di incontri che finiscono con le mani che vagano e i corpi che si uniscono. Sarà questo il vero amore?
Un altro aspetto della nostra protagonista è la sua precaria situazione economica. Sta attenta quando va a fare la spesa e la notte non dorme tranquilla perchè pensa all’enorme quantità di debiti che gravano sulle sue spalle.

“C’è chi si addormenta senza problemi. Chi prega. Chi si affida ai bei ricordi. Chi legge. Io leggo tantissimi libri, o forse dovrei dire che è una compulsione che mi prende quando cerco di lottare contro la depressione, una compulsione non diversa da quella che mi fa ritrovare in cucina a pulire i fornelli, a stirare, a spolverare le mensole in salotto e a riposizionare libri e oggetti, oppure come quella di starmene ore e ore a compilare curriculum vitae su Internet, con la speranza che quest’incubo di impotenza economica finisca al più presto. Non riesco a pregare, non riesco a ricordarmi qualcosa di bello, anzi cerco di scacciare con tutte le forze che ho quei ricordi di felicità che purtroppo ancora fanno parte di me, che riescono invece di consolarmi a trafiggermi il cuore ancor più dell’angoscia, se possibile.”

Crede nell’incapacità di essere come i suoi genitori, come sua mamma che in qualunque situazione metteva a puntino la casa, la puliva, cucinava sempre cose gustose e trovava sempre tempo per tutto. Come suo padre che fino a quando una brutta malattia e un trapianto importante non lo portasse via, faceva il papà come si suol dire con la “P” maiuscola, come quel momento in cui è volato via e ha lasciato un segno anche dentro di me che pensate, lo leggevo soltanto…
Ma so per certo che erano le 22.20. Ricordo che mi venne improvvisamente da piangere, e che poi sentii un soffio dietro al collo, un alito di vento anche se di vento non ce n’era, e avvertii un amore, una serenità e una tenerezza come da tempo non ne sentivo intorno a me, ma anche una tristezza profonda, quasi intollerabile, surreale. Realizzai: era mio padre, era venuto a salutarmi, a darmi una dolce carezza. Era passato per l’ultima volta a rimboccarmi le coperte, a darmi il bicchiere d’acqua e un bacio, ma stavolta mi stava sussurrando che sarebbe stata l’ultima.”

Un altra caratteristica particolare della nostra protagonista che mi ha colpita e segnata molto è stata la vita di uno dei suoi due figli: Gabriele. Sin da piccolo etichettato con problemi e ora cresciuto,sembra odiare tutti, guarda tutti con disprezzo. Il mostro che è in lui sembra nutrirsi fino a fargli compiere un gesto assurdo, impossibile da pensare e da immaginare, un gesto che metterà a repentaglio la sua vita, il mostro che crescerà ogni giorno a dismisura come se in qualche modo volesse inghiottirlo e farlo suo. Una mamma che arriverà a non accettarsi e a ripetersi la fatidica frase: “Dove ho sbagliato?”

Un romanzo crudo, vero, non bello, non tra i miei preferiti ma che sicuramente merita di essere letto.
Il mio voto è 3 piume e mezzo.

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