Recensione – “Beethoven’s Silence – Io sono Irina e sono Elise” di Sonia Paolini

Buongiorno Peccatrici, sono Augusta, e torno a parlarvi dopo un po’, di un  romanzo psicologico, che con il giusto pizzico di adrenalina e suspense, mi ha impedito di staccarmi da quelle pagine finché non ne ho visto la fine. A voi il mio pensiero su Beethoven’s Silence.

nuova copertina[1288]Sinossi:

Due colleghi psicologi e amici di lunga data ideano un progetto che vede protagonisti due loro pazienti, diversi in tutto ma uniti dalla profonda sofferenza che li ha segnati e inaspettatamente dalla musica classica. Il desiderio della giovane Irina, martire di violenze e abusi, di vivere l’esistenza di una comune adolescente si fonderà con la speranza di Philippe di superare il rimorso di aver permesso che la moglie e il figlio, vittime della sua effimera esistenza, morissero. Faranno da cornice ai loro desideri e speranze l’energia della dottoressa Jean La Mot, che considera il suo operato una missione, la determinazione e il coraggio di Etienne, deciso a percorrere la lunga strada che dista dal proprio cuore a quello della ragazza che ama e l’ossessione di Pierre Danton, un efferato criminale, di riavere accanto a sé la sua donna. Ogni parte del progetto è studiata nei minimi dettagli, niente andrà storto o forse niente andrà per il verso giusto…

Formato: E-Book/Versione cartacea
Dimensioni file: 612 KB
Lunghezza stampa: 501 pagine
Genere: Romanzo Rosa, Thriller, Suspence
Editore: Lettere Animate Editore (13 gennaio 2016)
Titolo: Beethoven’s Silence ‘… io sono Irina e sono Elise…’
Autore: Sonia Paolini
Lingua: Italiano
Prezzo: 1,99 E; 26,00 E


recensione

A cura di Augusta Rossi

COMPLIMENTI a Sara Paolini.
Voglio cominciare così questa mia recensione.
Voglio ringraziare l’autrice per aver scritto un romanzo psicologico, con un pizzico di adrenalina, che mi ha tenuta saldamente legata alle pagine del libro. È un testo consistente, non solo nella sua lunghezza.
È una storia che ti entra dentro, come una dose di veleno presa goccia dopo goccia.
La scrittura, lineare, schematica, quasi stranamente fredda, in un contesto così coinvolgente, lascia inizialmente perplessi, per rivelarsi poi la forza del romanzo. Aiuta il lettore a partecipare alle vicissitudini senza per questo esserne annientato. Stilla l’affetto e il legame che nasce in un connubio perfetto tra i personaggi e il lettore.
La sua apparente lentezza, che calibra i ritmi e detta i tempi affinché si possa rimanere prigionieri del testo, potrebbe essere per qualcuno esasperante e penalizzante verso lo sviluppo narrativo, ma per me è la sua bellezza. È proprio questa cadenza letteraria che si insinua dentro, facendo aumentare pagina dopo pagina il desiderio di sapere e la voglia si leggere sempre di più.
Il romanzo ha lo stesso ritmo del film “Leon” di Luc Besson. Parte lento, con calma, ti trasporta nella quotidianità e ti travolge al punto che sei lì, con tutti i protagonisti, a vivere la tragedia di Irina e a sperare di aver superato il peggio; pur sapendo che molto deve ancora arrivare.
La caratterizzazione dei personaggi è ben strutturata. Nessuno è lasciato al caso e tutti sono ben delineati. Dalla sensibilità che supera la professionalità della dottoressa Jean alla frustrazione che provoca l’atteggiamento degli agenti. Da Philippe a Etienne. Da Irina a Bastardo. Da Pierre a Maurice.
Tanti sono i personaggi e tutti restano ben impressi al lettore senza incorrere nel rischio che si possano confondere o dimenticare.
La minuzia dei particolari, senza fronzoli, inseriti sapientemente nella narrazione, permettono di immedesimarsi ancora di più nella storia. I vestiti, gli ambienti, le musiche e le passioni sono snocciolate in modo tale da inquadrare maggiormente il lato psicologico dei personaggi, rendendoli umani e accessibili. Tremendamente veri.
Irina potrebbe essere la triste storia della ragazza della porta accanto, velata ai nostri occhi da pregiudizi mentali o semplicemente dallo scorrere della vita giornaliera.

Un piccolo neo di questa narrazione è la storia di Irina, vittima dei soprusi maschili, che è ripetuta quasi sempre identica, o sulla stessa falsa riga, più e più volte, come se al lettore fosse sfuggita la tragedia su cui si basa l’intero romanzo. È un resoconto dettagliato, descritto come un verbale stilato da degli agenti, che può risultare ridondante e fastidioso.

Nella sua completezza però è intenso e scorrevole. La sua complessità non è d’intralcio grazie alla scrittura lineare. La sensibilità tocca le corde giuste e come la struggente musica di “Beethoven’s Silence” di Ernesto Cortazar, che impregna tutto il libro, ci si perde nella melodia dolorosa, toccante, coinvolgente di un romanzo degno di nota.
Rinnovo i miei complimenti all’autrice e ve ne consiglio caldamente la lettura.
Augusta

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