Recensione a cura di Thammy “Paris Noir” di Ida Ferrari.

 

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Quando uscì dalla Gare de Lyon era quasi mezzanotte e pioveva a dirotto. Sembrava non ci fossero taxi. Rimase con il trolley appiccicato alle gambe. Si guardò intorno, nel flusso notturno della stazione, finché un ragazzo grosso con pantaloni grigi larghi e una maglia lunga beige gli indicò un punto in fondo sulla destra dove ce n’erano alcuni. «Là-bas» disse. Gianluca lo osservò col timore che fosse lì per controllarlo e la ragionevole certezza che non fosse possibile. Il ragazzo riprese a chiacchierare con tre coetanei e bevve un sorso di birra dalla lattina. Gianluca corse verso i taxi bianchi e si infilò nel primo disponibile, nel posto dietro, il trolley di fianco a lui. Si girò per vedere se riusciva a scorgere il ragazzo, ma la pioggia batteva sul finestrino e non gli fu possibile. «Rue Notre Dame de Nazareth» disse.

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Salve peccatori, eccomi oggi a parlarvi di questa mia ultima lettura.
Parto col ringraziare Giancarlo Caselli della GOLEM EDIZIONI che mi ha dato la possibilità di leggere, vivere e sospirare in questa storia.

Eccovi uno stralcio del prologo:

…”La ragazzina era uscita furtiva. Aveva chiuso la porta senza il minimo rumore e preso la scala in salita nel buio totale.
Indossava calzoncini di jeans e canottiera. Scarpe da ginnastica. Le gambe lunghe erano malferme. Si appoggiava al corrimano. Ad ogni rampa si fermava e guardava il telefono.
Le 4:20. Simona Fontana e Paolo Bosco la osservavano attraverso un visore a infrarossi di ultima generazione. La seguivano gradino dopo gradino.
Il cellulare della ragazzina era controllato da Neo, il giovane informatico, collaboratore della Fontana Investigazioni.
Carolina era al cinquantesimo giorno del gioco. Non ce ne sarebbe stato un altro.
Aprì la porta che dava sulla terrazza dell’ultimo piano, l’undicesimo.
Gli investigatori sapevano che c’era Matteo ad aspettarla, un coetaneo che avrebbe filmato il suicidio. I ragazzi avevano ricevuto precise istruzioni dal curatore: uno si
ammazza e l’altro filma. Chi si ammazza vince il gioco e diventa un eroe.
La Blue Whale non era una bufala come tanti pensavano; ci stavano dietro dei pazzi persuasivi sulle menti giovani, ipnotizzate dal male insito nel web.
Fino a due mesi prima, Carolina diceva che sarebbe diventata medico. Come suo padre,
Poi era entrata nell’inferno…
Simona e Paolo della Fontana Investigazioni sapevano di avere pochissimo tempo a disposizione. Il curatore aveva imposto tempi molto stretti, per evitare ripensamenti.
Trenta secondi dall’incontro di Carolina con Matteo al salto nel vuoto. Se così non fosse stato, sarebbero rimasti miseri perdenti come il resto della feccia del mondo.
Matteo era grassoccio con le braccia rovinate dai tagli.
Al trentesimo giorno del gioco, si era già prodotto squarci su gambe e braccia, si era alzato alle 4:20 per parecchie notti, aveva guardato film horror con sottofondo di musiche deprimenti, dove i suicidi imperavano. Era depresso, ma non ancora cotto a sufficienza per gettarsi da un palazzo. Il filmato di lei che lo faceva lo avrebbe convinto.
I ragazzi quasi non si guardarono, solo presi dall’ipnosi del gioco della morte. Matteo attivò la telecamera del telefonino, dal quale partì un fascio di luce che colpì il viso
dagli occhi sbarrati della ragazzina in un ovale acerbo.
Le gambe malferme acquisirono una forza improvvisa, rassegnata dall’indifferenza o forse era l’eccitazione dell’ultimo viaggio e si diressero verso il cornicione. Carolina
aveva ora il passo ritmato dei soldatini.Era il pupazzo caricato a molla che cammina sul piano del tavolo prima di precipitare. Paolo sbucò dal nero della notte, e si fiondò verso di lei.
Nel percorso diede uno spintone a Matteo che rotolò sul cemento e perse il cellulare, tentando di afferrarlo mentre l’oggetto planava con un rumore di vetro rotto.
Paolo riuscì ad afferrare Carolina per un braccio appena in tempo. Lei aveva lo sguardo fisso sull’unica luce accesa del palazzo di fronte, come le era stato detto di fare, decisa
a gettarsi perché voleva essere come quella luce: visibile, quindi protagonista. Si divincolò e per un momento l’investigatore pensò che avrebbe trascinato anche lui nel vuoto perché lo spazio del cemento era finito e la ragazza era già salita sul cornicione. La strattonò con forza. Nonostante lei puntasse i piedi, riuscì a farla cadere all’interno.
Simona intimò a Matteo: «Non muoverti da qui!» poi corse verso il socio e si inginocchiò a fianco di Carolina.
Avrebbe voluto dirle “E’ tutto finito, tranquilla,” ma lei la anticipò.
«Lasciatemi andare! Dovevo essere la prima, l’esempio per tutti, ero la privilegiata. Invece adesso non ho più speranza. A quest’ora gli altri ce l’avranno fatta. Vi odio!»
«Quali altri?»
«Gli altri due ragazzi.»
«Quando dovranno farlo?»
«Ma come quando? Tutti adesso. Da palazzi diversi, ormai ci saranno riusciti. Che stronzi, che siete» e cominciò a singhiozzare”…

 

Un giallo, un thriller a tutto gli effetti.
Un intreccio di vite, storie, coincidenze che si susseguono portandoti a non riuscire a staccarti dalla lettura.
L’autrice con  maestria ti porta a  fremere,  soffrire, sperare con i protagonisti.
Sì, “i protagonisti “, perché qui non ci sono personaggi secondari, perché in questa storia tutti sono tasselli importanti, tutti hanno un loro spessore.
Pagina dopo pagina l’autrice con la sua penna ti porta a vivere drammi tanto veri quanto attuali, senza mai rendere la lettura pesante; il testo è scorrevole e avvincente, una dote non da poco.
Appassionante, ti cattura e ti trascina fino all’ultima pagina.
Consigliatissimo!

Notizie sul’autrice :
Ida Ferrari è nata e vive a Brescia. Ha frequentato un corso di tecniche della narrazione di due anni alla scuola Holden a Torino (2003/2005) Nel 2012 ha pubblicato con Armando Curcio Editore un noir dal titolo Blackmail con lo pseudonimo americano (voluto dall’editore) di Carol J Keaton. Ha vinto premi relativi ai suoi racconti che sono stati raccolti nel volume Torte gemelle (Delmiglio) 2016 Nel 2017 ha pubblicato La Vincita (Golem) che si è aggiudicato il terzo premio al Festival Giallo Garda, finalista a Garfagnana in Giallo 2018 e menzione della giuria a Giallo Ceresio 2019 Alcuni suoi racconti sono stati tradotti in Inglese (Roberta Camminava) francese (Torte gemelle) e spagnolo (Intorno a lei) per manifestazioni letterarie.

 

 

Ora non mi resta che darvi appuntamento alla prossima lettura.
Un baciotto dalla vostra
Thammy.

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