Recensione a cura Thammy “Il margine della notte” di Ferdinando Salamino

TITOLO: Il margine della notte
GENERE: Noir psicologico
EDITO: Golem Edizioni
COLLANA: Ombre

SINOSSI: Michele Sabella si è lasciato alle spalle l’Italia, un padre ergastolano e un segreto di sangue. Tutto ciò che desidera è un’occasione per ricominciare e quella sonnolenta cittadina delle Midlands inglesi, con il suo dipartimento di polizia in cui nessuno indaga mai su nulla, sembra il luogo perfetto per dimenticare ed essere dimenticato. Quando però Paulina Szymbova, immigrata polacca con problemi di droga, viene trovata morta nel suo appartamento con un biglietto di addio nella mano, Michele si convince che l’apparente suicidio nasconda qualcosa di più di un semplice atto di disperazione. Contro il parere dei colleghi e dei superiori, intraprende un’indagine solitaria che lo condurrà oltre le tranquille e rispettabili apparenze della città, nelle sue viscere colme di odio e violenza. Mentre nel ghetto di Merchant Court giovani immigrate continuano a scomparire e a morire, Michele è costretto a domandarsi, ancora una volta, quanto sia sottile la linea che lo separa dai mostri a cui dà la caccia.



Salve miei peccatori oggi vi voglio parlare di questo romanzo che ho avuto il piacere di leggere quest’estate in ante-primissima, quando era ancora solo alla prima stesura e ora in versione revisionata e definita è pronta a farsi conoscere dal mondo.
Questa è la seconda opera del mio carissimo ormai amico Ferdinando Salamino, e non vedevo l’ora di potervene parlare! Avete già letto IL KAMIKAZE DI CELLOPHANE?
Bene! Allora sicuramente attendevate questa uscita con ansia, per poter ritrovare i nostri cari Michele ed Elena.
Non lo avete ancora letto? NO?? Meglio allora! In tal caso vi dico una cosa che può sembrare strana ma fidatevi di me! Leggetevi prima questo, dove conoscerete Michele Sabella, un agente della ” Hate Crimes ” un uomo pieno di ombre, di cicatrici, di fantasmi, troppo simile a tanti di noi nel profondo. Che vi trascinerà pagina dopo pagina nei meandri della sua vita ,della sua mente, nel suo lavoro.
Poi andatevi a leggere Il kamikaze di cellophane considerandolo un prequel e li beh… entrerete nel suo profondo, conoscerete la sua anima, il vero “Michelino” si farà strada nelle vostre viscere e nel cuore.



…”L’amore è identico a ogni altra droga.
Se è impuro ti uccide, se è puro ti uccide solo più in fretta. Uccidiamo coloro che amiamo con le regole e i divieti, oppure con promesse che non siamo in grado di mantenere. Uccidiamo con i nostri silenzi sconfinati o con parole come nodi scorsoi.
Con il tradimento e con la nostra lealtà appiccicosa.
Per amore, iniettiamo sogni che inquinano il sangue e sputiamo sulle tombe delle nostre vittime, fingendo di non ricordare perché le abbia￾mo perdute.
L’amore è sterminio, i sopravvissuti lo sanno e i morti lo intuiscono un istante troppo tardi.
Cose che dovrei aver imparato, oramai, eppure eccomi ancora qui, la pistola stretta nel pugno, a illudermi di arrivare in tempo, di riuscire a salvarla.
Di nuovo.
La sua lettera d’addio arde contro la pelle come ferro rovente, marchio d’infamia per i giuramenti caduti nel vuoto.
Tendo l’orecchio, cercando l’eco del suo respiro nel soggiorno muto.
È impensabile che sia ancora viva, eppure mi ostino a sperare, perché è questo che facciamo. Speriamo.
Uccidiamo con la speranza e lasciamo i cadaveri a sgocciolare nell’essiccatoio del nostro disincanto.
Salgo le scale un gradino alla volta, ombra in uno spazio di ombre, cercando di non immaginare, di non sapere, ciò che mi aspetta al piano superiore.
Più di ogni altra cosa, vorrei dimenticare che tutto questo è colpa mia”…

Che dire… Questo è il prologo e io mi ritrovo già persa, intrappolata, dalla penna di questo autore.
 Scelgo di non parlarvi molto di questa storia, non me ne vogliate ma non posso, rischierei di rovinarvi la lettura. 
Questa storia va vissuta riga dopo riga, pagina dopo pagina, perché credetemi, ne vale la pena.
 Kane,  Paulina, Monique,  Valentin, Constantin, Severine e Ylmaz, Andrew Staunton,  Sergej,
Questi nomi sono vite a volte simili a volte cosi distanti ma tutti tasselli di un puzzle che piano piano nello scorrere della storia troveranno loro incastro.
Una storia vissuta su due fronti: uno il personaggio di Maya, che si trova a fare i conti con  un anima spezzata, devastata, e forse a prendere una delle decisioni più terribili della vita.
L’altra , il nostro ritrovato protagonista,l’agente Michele Sabella che ci trascinerà con se nelle sue indagini, nel suo quotidiano, ci porta a vivere tutto il degrado, l’odio, la disperazione che serpeggia per le periferie della sua città. 

…”Abbiamo dato la caccia alla tigre, non al ragno.
Il ragno tesse la propria tela con lentezza, un filo invisibile dopo l’altro, e attende. Aspetta con pazienza che tu cada nella rete e poi aspetta
ancora.
Non ha fretta.
Ti guarda con le sue file di occhi mentre ti dimeni in cerca di una via di uscita, lascia che la tela ti avvolga fino a toglierti non soltanto la possibilità di muoverti, ma la volontà stessa di vivere. Ti osserva sbiadire sullo sfondo, scomparire a poco a poco tra le spire della sua trappola.
È solo allora, quando sei spento e invisibile, che viene a prenderti.“…


 Michele: un ” eroe moderno” non certo il classico cavaliere senza macchia dalla spada lucente , ma proprio per questo riesce a vedere quello che gli altri non vedono, riesce a percepire quello che gli altri non sentono…
E lui quel tappeto lo alza,e scopre tutto lo sporco che nasconde.
Ed è proprio questo che lo rendere cosi speciale e carismatico, le sue cicatrici, il suo lato oscuro, solo Elena conosce la sua vera anima, quella tormentata, quella piena di demoni.
Mi sono innamorata di questo personaggio nel primo romanzo, e qui l’ho ritrovato, più cresciuto, più maturo, ma sempre il mio Michelino, e che dire di Elena: un’anima fragile che ti entra dentro con una prepotenza assoluta, in questi giorni l’ho sentita definire se non sbaglio ” fata nera” definizione perfetta.


… “Altri, demoni di solitudine e desideri morbosi, sono dentro la mia testa e mi parlano in continuazione.
Arrivano quando la speranza se n’è già andata e mi avvolgono nel cellophane, uno strato invisibile di pellicola che si frappone tra la pelle e il mondo.
Quando succede, dolore, paura e tristezza non esistono più. Il cellophane inghiotte tutto e mi lascia in balia delle voci.
Non mi capitava da molto tempo di sentire il richiamo del cellophane e del demone che vi si nasconde, ma stanotte è forte, forte davvero.
Lo attendo seduto sul divano, di fianco al corpo inerme della mia donna, splendida e ubriaca.
Ho delle pastiglie, sapete, per notti come questa. Per zittire i demoni.
Mi basterebbe coprire la distanza che mi
separa dal bagno, aprire l’armadietto dei medicinali e infilarmi in bocca quelle piccole bombe all’idrogeno, lasciandole deflagrare nel sistema nervoso.
Invece, non faccio nulla…
…Non faccio nulla e aspetto.
Stai facendo un casino, dice il demone, come se fossimo vecchi amici.
Sei cambiato, rispondo.
Per qualche anno era scomparso, scacciato dai farmaci e dalla psicoterapia, ma i demoni non se ne vanno mai davvero.
Si nascondono nei sogni irrealizzati, in attesa.
I demoni possiedono un’eleganza che la vita vera, con le sue scorie e i suoi detriti, non avrà mai”…

“Il margine della notte” non poteva essere titolo più azzeccato, il margine dell’esistenza, dove nell’ombra si nascondono le schifezze dell’essere umano.

 Quanto schifo può fare l’essere umano?
Ma chi è più colpevole, chi “fa” o chi finge di non vedere?
Quanto può essere sottile il confine tra buono e cattivo,
tra colpevole o innocente, tra vittima e carnefice? 

…”Sono infallibili, i demoni. Basta evocarli e ti portano proprio lì, dove si nascondono le verità che nessuno vuole sapere.
L’unico problema è il sacrificio di sangue.
Quando arrivano i demoni qualcuno vive, qualcun altro muore. Era così allora e,
sono pronto a scommetterci, sarà così anche questa volta”…



Quando una lettura mi piace, mi salvo gli estratti che mi colpiscono, e me li trascrivo qui per la recensione, ma con Salamino è un problema, stavo praticamente riportando un terzo del romanzo e non mi sembrava il caso 🙂 questo per ribadire quello che penso di lui: una riconferma. Amo la sua penna, mi travolge, mi sconvolge, mi accompagna per mano pagina dopo pagina, facendomi conoscere , vivere i suoi personaggi, tutti anche quelli più marginali.  
Le sue metafore, il suo “parlare” al lettore cosi diretto. 
Riesce a farmi vivere ogni emozione, ogni angoscia, e mi rapisce.

Ora non mi resta che dirvi che aspettate? correte a leggerlo e magari venite a dirmi cosa ne pensate.

Il mio voto non può che essere 5 piume piene!

 

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