RECENSIONE ESCAPE DI ELISA GENTILE

escape
Trama
Tutto diventa senza dimensione. Siamo solo io e lui, Lexy e Blake, due perfetti sconosciuti, quelli che sono finiti a letto insieme non così tanto ubriachi da non poterselo ricordare il giorno dopo, ma sufficientemente incazzati l’uno con l’altra per ricascarci.Lexy Taylor è sempre stata troppo impegnata a impersonare la ragazza facile per sapere che boato faccia un’anima vuota; è sempre stata la seconda scelta di chiunque. È sempre stata niente, sebbene volesse tutto.Finire in un guaio più grande di lei, all’improvviso, con una pistola puntata sotto il mento, le fa sentire il fischio nelle orecchie, il boato nell’anima, il bisogno di capire che rumore faccia una vita vissuta come non si dovrebbe fare.E le porta davanti lui, Blake, l’uomo che dovrà proteggerla – anche a costo della propria vita.Innamorarsi per restare. Innamorarsi per non andarsene mai più.Quarant’anni. Un matrimonio fallito. Una grossa cicatrice a deturpargli il braccio: ecco chi è l’Agente Scelto Blake Edward. Un uomo tutto d’un pezzo. Riservato. Disperato. Spietato. Deluso. Lui è l’unica via di salvezza per Lexy, se solo lei non fosse l’àncora in grado di trascinarlo a picco.Scappare. Perché? Perché devo.Lui deve portarla in salvo. Isolarla. Imprigionarla. «Non farmi sentire il casino che stiamo facendo, Lexy».Soli, assieme all’oceano, spaventata lei, rabbioso lui. Innamorarsi è la cosa più facile da fare, quando si è vittima e salvatore, quando le notti sono interminabili e il bisogno di stringersi diventa un pensiero assillante.Quando, lasciandosi andare, non si è consci del pericolo a cui si va incontro. Del tormento. Dell’amore disperato. Dei sentimenti incontrollati…Mi fa ritrovare la ragione, in mezzo alla follia.Restare, sarebbe l’inizio di una fine annunciata.

recensione-1
Eccomi peccatrici con la mia recensione di Escape. Parto col dire, preparate tante, ma tante malox. Finalmente conosciamo nel profondo Lexy. Stronza, sfrontata, sicura di sé, ma le apparenze ingannano perché lei in realtà è una ragazza: sola, fragile e in cerca di sé stessa. Gli eventi la porteranno sconfinata dalla sua vita insieme a Blake e qui parte il bello… Lui è sexy, duro, impassibile, ma anche lui animo fragile e combattivo. Sono due fuochi pronti ad ardere. Due personalità tanto uguali quanto diverse, scontri, liti e battibecchi li accompagneranno in questa loro convivenza, quindi la situazione può solo degenerare. Tanti demoni ha lei, quanti ne ha lui. La passione sarà dura da trattenere, quindi partiranno fuochi d’artificio. Ma non fatevi ingannare, perché Elisa per noi avrà un piano tutto diverso!
Una storia struggente, accattivante, intensa che ti trasporta fino all’ultima pagina. Tratterrete il fiato, imprecherete, vi incazzerete e piangerete fino all’ultimo! Un libro da non perdere, ma vi consiglio di leggere i primi due: “Suddenly” e “Rescue me” perché Douglas che fa parte del primo volume della serie Lovers sarà presente in questo volume e sappiate se io già l’ho amato nel primo, in questo l’ho amato ancora di più! Quindi dajeeee Escape aspetta solo voi!
ESTRATTI
“Alexandra forse avverte quello che sto sentendo, o forse è il mio gemito, ma solleva lentamente le palpebre quando, ormai, sono di nuovo sul mio sedile, ho aperto la portiera e le faccio un mezzo sorriso.
«Siamo arrivati».
«Dove?». Vorrei poterglielo dire. Lo vorrei davvero.
«Scendi e basta, Alexandra: è stato un viaggio lungo e hai bisogno di dormire come si deve». Sbatto la portiera ed è inutile che io mi guardi attorno: solo buio, con in mezzo al cielo nero la luna bianca che si riflette sul mare. Nient’altro. «Siamo al Sud di Londra?»
«Un po’più in là», le concedo, ma sono laconico. Come sempre, incazzato con il mondo –e ora anche lei ne fa parte, evasivo e frustrato, triste e rabbioso: apro il cofano dell’Alfa e tiro fuori i nostri bagagli, buttando a terra il mio ma consegnando a lei il suo.
Alexandra ha lo sguardo assonnato e sembra guardarsi attorno stranita, prima di avvertire il rumore delle onde e il verso dei grilli.
«Siamo sul mare?»
«Sì».
«Così…lontani?», mormora, e la sento bene nonostante il tonfo pesante del cofano che si richiude.
«Avrebbe avuto senso tenerti a Londra, Alexandra?».
Il mio tono deve destabilizzarla. Deve avere paura; deve volersi mettere al sicuro. Per tutte queste cose, e anche perché io non devo starle troppo vicino, le do le spalle e mi incammino in mezzo al buio, nel cuore della notte, verso la sagoma bianca della casa che il Capo Jefferson ha deciso come prigione per lei.
«No, ma siamo lontanissimi, abbiamo viaggiato per quanto?», riecheggia con la sua voce dietro di me. «Che ore sono?»
«Le quattro, quasi».
«Dove siamo, Blake?», ringhia risoluta lei. Io, invece, sospiro.
«Pensa a entrare in casa, Alexandra», butto fuori esasperato”.
“«Che cazzo pensi di fare, stronza?», le urlo in faccia.
La bacio, e non è colpa di qualcosa di incontrollabile come l’alcool, come la paura, come il terrore: è tutto istintivo, è tutto un cuore aperto tra le mani, è tutto un volerlo fare e basta. Mi riempio la bocca di lei, di quel sapore salato del mare, di quella pioggia. Mi riempio la bocca di dolcezza, non importa quanto io sia incattivito, quanto lo sia stato, quanto lo sarò: Alexandra è fuoco, e nemmeno la pioggia riesce a spegnerla.
Le sue labbra si schiudono, ma le sue braccia non mi stringono; le passo una mano sotto le ginocchia, l’altra attorno alla vita e torno verso casa, impegnato a baciarla, impegnato a riprendermi l’ossigeno.
Tra le mie braccia, lei sussulta, è infreddolita e mi accarezza il volto, si pizzica le dita con la mia barba ispida, annaspa, mi bacia. Siamo sporchi di sabbia, lei sa di sale più di me, lasciamo una scia bagnata lungo il parquet, su per le scale, fino in fondo al corridoio, nel bagno.
Mi separo da lei posandola sotto la doccia, allungo un braccio e aggiusto il soffione, apro l’acqua che subito le scorre addosso tiepida, l’aggancio alla parete, aspetto che diventi calda. Potrei girarmi e andarmene, sono incazzato, ho avuto paura che si potesse fare del male…
Potrei. Ma non voglio: è esattamente questo il posto dove io voglio stare. Sotto il getto di una doccia. Vestito. Affannato. Incazzato.
Tormentato. Con lei. Con i suoi occhi azzurro ghiaccio che mi schiantano in Paradiso e le sue labbra che cercano le mie, le sue dita tra i miei capelli e il suo corpo sinuoso che mi scivola incontro, e che poi si inarca indietro, con la sua schiena che sbatte contro la parete e con me, addosso a lei, palmi piatti sulle mattonelle a imprigionarla.
Un bacio affannato. Andata senza via di ritorno. Lo scroscio dell’acqua. La paura per quello che stiamo facendo.
L’attesa, meravigliosa, per quello che sta per accadere…”.
“La cosa che subito mi attira è quello che c’è sulla sua schiena: un enorme tatuaggio, grandissimo, che occupa tutto lo spazio che dovrebbe essere della sua pelle olivastra. Non riesco a definirlo bene da qui, sembra solo un grande schizzo bianco e nero, qualche sfumatura, inchiostro gettato quasi a caso; i suoi muscoli poi guizzano, lui si raddrizza, prende una tazza sicuramente piena di caffè e se la porta alle labbra, piegando così un braccio, ma tende l’altro – altri tendini che si fanno dritti dritti – incrocia i piedi nudi e continua a guardare il mare, forse con qualche pensiero di troppo.
Torno a scivolargli con gli occhi addosso, dimenticandomi di non voler tirare la pallina di metallo tra i denti, annaspando e, premendomi con i polpastrelli il centro della gola, posso sentire il battito tranquillo del mio cuore trasformarsi in qualcosa di appena più accelerato: ha i fianchi stretti, Blake, le spalle larghe e muscolose, la schiena rocciosa e tatuata, una cicatrice sul braccio che a malapena vedo, da qui, che accresce la mia curiosità. Chissà come se l’è fatta. E chissà perché, pur essendo lì, non fa nulla per tenerla nascosta – in genere, si tende a vergognarsene, no?
Arriccio le labbra, inconsciamente, e i miei polpastrelli, sempre premendo al centro della gola, corrono dietro a un battito furioso. I miei capelli vengono scossi dal vento, mi tocca sistemarli e, quindi, non sento più come va a finire la storia dei battiti furiosi o meno del mio cuore; anche quelli ramati di Blake vengono travolti e spettinati. Poi, si curva sulla ringhiera di legno, le sue dita affondano tra i capelli, si prende la testa tra le mani, la sta scuotendo, sposta un ginocchio avanti, si lascia scivolare i palmi sulla bocca, continua a tenere lo sguardo sul mare. Come un uomo tormentato. Come chi è spezzato e ha solo bisogno di capire come rimettere insieme i pezzi”.

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