ANIMA DI CRISTALLO NIGREDO DI ZOE BLAC

zoe anima di cristalloTRAMA
Perle strade di Londra si può fuggire dal proprio passato, ma non ci si allontana mai troppo da se stessi.  Michelle è una giovane donna che vuole voltare pagina e realizzarsi come fotografa di moda nella capitale del Regno Unito. La fine di una storia malata l’ha resa ruvida, insicura, ha eclissato il suo carattere. Quando incontra Rush capisce subito che lui è tutto ciò che non dovrebbe più volere. L’uomo ha sulle spalle un passato che è un macigno e vive un presente fatto di pochi rapporti crudi ed essenziali. Il futuro che la sua famiglia vorrebbe imporgli è una trappola in cui cerca di non cadere.Scontrarsi, per loro, è quasi inevitabile. Un filo d’acciaio si tende da subito tra i due giovani, una scia solida che guida gli impulsi di energia elettrica da l’uno all’altro capo e che, a mano a mano, si ispessisce e si accorcia. Cosa si cela nelle pieghe profonde della paura dei legami? Perché non riusciamo a sottrarci dal farci del male? E qual è la distanza minima che separa ciò che ingiusto per noi stessi da ciò che è giusto per l’amore?

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Cappero che sudata questa lettura… Con due protagonisti testoni e cazzuti come loro, come si fa a non sudare?! Sono rimasta incollata al libro fino all’ultima pagina, ti rapisce e speri in tutti i modi di sbagliarti quando sei verso la fine, ovviamente non vi dico nulla… Quindi leggetevelo, l’unica cosa che posso dirvi è che veramente arriverete a stalkerizzare l’autrice come ho fatto io.
Michelle che decide di volare a Londra come fotografa per lavorare alla REVO, non sa cosa le aspetta. Lei testarda, titubante, un po’ insicura perché troppo formosa… Ma tranquilli lei tiene testa a tutti e non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Mi piace il personaggio femminile, dimostra quanto una donna possa essere allo stesso tempo sia fragile sia forte. Ma quando incontra Rush, ogni sua difesa si annulla… Lui, il bad boy della situazione, il playboy. Dio quanto mi è piaciuto, consapevole di essere gnocco, ma molto auto ironico, se vuole qualcosa la prende. Così farà anche con Michelle, ma la situazione sarà estenuante, perché vi ricordate che vi ho detto che lei è testarda? Bene non gli renderà le cose facili, ma quando succederà, fidatevi, le emozioni saranno forti. Per tutto il libro ho imprecato, pregato e riso… Una bellissima lettura e aspetto con tanta, tanta ansia il prossimo. Vorrei far riflettere l’autrice su una cosa… Mi piace da morire anche Matthew, ci vorrebbe una micro novella… Sarò il tuo incubo peggiore. 🤣
Quindi care peccatrici dovete leggerlo, ma non fatevi ingannare, perché la strada è tutta in salita.
P.S.: E vi dico solo tenetevi pronte io che ho avuto un assaggio di RUBEDO…. Non sapete cosa vi aspetta, altro che sudore… preparate il Malox…
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Si affiancò al suo amico e i due si osservarono dubbiosi. L’italiana si volse dalla loro parte sollevando le spalle. Uno degli agenti le fece alcune domande, la squadrò da capo a piedi e iniziò a tastarle il corpo in maniera poco professionale. Lei emise un’imprecazione e Matt e Rush fecero uno brusco scatto in avanti, ma un altro poliziotto, blandendo lo sfollagente, fece loro cenno di indietreggiare.
«Se volete farla perquisire, andate a chiamare una collega!» «Non ci sono colleghe in servizio, qui.»  «Se è così, allora levatele le mani di dosso
immediatamente!» ribatté Rush deciso. «Ehi, hai intenzione di passare la notte al fresco?» L’agente di fronte a Michelle staccò le mani dal suo busto e mirò verso Rush, si tastò la cintura, afferrò il manganello e lo batté sul suo palmo. La potente minaccia sottesa a quel gesto non passò inosservata, una folla si accalcò attorno alla scena e prese a insultare le forze dell’ordine. Rush, con i pugni serrati, rincarò la dose.
«Andiamo, stronzo, non provare a minacciarmi, credi di poterle toccare il culo impunemente?»
«Ripeti ciò che hai detto se hai il coraggio, stronzo!»
«Smettila, Rush!»
Alle sue spalle, Matt interruppe la diatriba fra i due. «Mi scusi, agente, è tutto a posto. Calmati, cazzo! È tutto finito, non è così?» proseguì trattenendo l’amico per la spalla.
Il poliziotto sollevò l’indice in direzione dell’uomo. «Le consiglio di allontanarsi se non vuole che la faccia sbattere dentro per minacce a un pubblico ufficiale! La sua ragazza non ha fatto un fiato, non l’ho toccata.»
«Ma che cazzo dici, lo abbiamo visto tutti cosa hai fatto.» provò a replicare Rush, ma fu ancora Matt a trattenerlo per un braccio.
«Ehi, amico, si può sapere che diavolo ti prende? Vuoi farti arrestare?»
«Che cazzo vuoi, Finch?»
Gli tremavano le mani, il cuore non voleva saperne di calmarsi. Michelle tornò in mezzo a loro e lui, per tentare di recuperare il controllo, fece avanti e dietro come un leone in
trappola lungo il perimetro del corridoio adiacente all’ingresso. 
«Sei fuori di testa, è tutto finito. Oggi hai un atteggiamento che proprio non riesco ad afferrare!» mormorò l’amico al suo orecchio.
«L’ha palpata, lo hai visto o no? Be’, mi ha fatto incazzare, tutto qui! Non sopporto quando qualcuno abusa del proprio potere, lo sai bene.»
«D’accordo, ma adesso vedi di darci un taglio. Lei è qui.»
La ragazza tentò di stemperare la tensione con una battuta, ma Rush la guardò negli occhi afferrandola per le spalle.
«Non credo sia stata una buona idea portarti con noi.»
Lei sgranò gli occhi e anche Matt studiò l’altro confuso; lo allontanò con una spinta e prese per mano la donna.
«Lascialo perdere, dolcezza, io e te adesso andiamo a divertirci. Vieni, abbiamo i posti assegnati. Il mio amico oggi ha qualche problema a mantenere il controllo, sarà colpa della sua testa di cazzo!»
Matt si allontanò verso gli spalti accanto a Michelle non prima di lanciare a Rush uno sguardo di rimprovero. 
“Michelle ma belle,
sont les mots qui vont
très bien ensemble,
très bien ensemble…”
Lei sollevò il capo e si voltò nella sua direzione con un  timido sorriso. Rush pensò che dovesse essere abituata a sentir  modulare quella strofa, a lui ricordava una cena fatta diversi  anni prima a New York, in compagnia di sua madre.
«Hai un ottima pronuncia per essere inglese.» 
«Mia madre è francese e io ho vissuto a Parigi per un anno»  rispose staccandosi dal muro e raddrizzò la schiena. «Chi ha scelto il tuo nome, Ma belle?» 
Cercò i suoi occhi per scavarci dentro, gongolò quando si accorse che fuggivano ai propri. 
«Mio padre. Era un appassionato dei Beatles, un autentico figlio dei fiori un po’ fuori di testa.» 
«Bisogna dargli atto che ha centrato l’obbiettivo, Michelle, Ma belle!» 
«Mi stai facendo un complimento?» 
La donna manteneva lo sguardo a terra, come se fosse in imbarazzo. In quell’istante, lui ebbe la certezza che lei non fosse consapevole del suo naturale erotismo. 
«Forse non è un complimento…» 
Non ti scaldare troppo, sono solo eccitato, baby! Per la prima volta, Michelle gli parve intimidita dalla sua presenza, e ciò lo incitò a proseguire il suo gioco. Si portò 
nuovamente di fronte a lei per racchiuderla nel suo cono di luce, si protese a studiare il corpo procace, i fianchi arrotondati come un’anfora greca, risalì sul busto soffermandosi sui seni che premevano fino a tendere la stoffa, dalla quale affioravano i capezzoli turgidi. Avrebbe voluto afferrarla e catturare quella bocca peccaminosa senza curarsi troppo delle conseguenze, sentiva le parti basse indolenzite per l’impegno. Ma non voleva cedere, non gli piaceva mostrare le sue debolezze. 
«Non temere. Non mordo… spesso» sospirò accennando alla frase di un film di vampiri. La ragazza, di colpo, si fece coraggio e incrociò il suo sguardo ferino.
D’un tratto, emise un sospiro e si girò dalla sua parte. Aveva  gli occhi velati e le gote purpuree. La bocca, scurita dal vino, era atteggiata in un broncio assai carnale. Nell’istante in cui la vide passarsi la lingua sul labbro superiore, fu colto dal desiderio irrefrenabile di baciarla; si accostò al suo viso senza esitazione e lei rimase immobile, fremente e in attesa. 
«Buonanotte, Italy» sancì risucchiando l’aria fra i denti. Lei spalancò gli occhi incontrando i suoi a pochi centimetri: era sorpresa, forse anche delusa da quella brusca interruzione; 
Rush, al contrario, se ne rallegrò, non voleva risultare scontato. Aveva giocato d’astuzia ottenendo la conferma che gli serviva: lei lo desiderava. 
La ragazza si riscosse dal torpore e allontanò la faccia dalla sua. Si sfilò via l’elastico e sciolse i capelli, agitando le seriche ciocche odorose che gli provocarono un lieve sbandamento. 
«Ti ringrazio della cena e per il resto.» Posando l’indice sulla sua bocca, le impedì di continuare a parlare; si inebriò del contatto con quella carne bruciante, delle 
sue palpebre rilassate e del respiro affettato, proprio di chi non 
risponde di sé. Stava finalmente per avventarsi su di lei quando un faro 
rischiarò l’abitacolo ed entrambi si voltarono in direzione della luce. 
L’auto di Denise aveva appena occupato lo spazio davanti all’Audi. Lui scattò all’indietro come un gatto. Nella sua mente, implorò che l’amica non avesse osservato la scena. La stessa supplica, con ogni probabilità, fece Michelle, che ebbe un sussulto e poi sospirò lungamente. 
«Denise è già a casa stasera…» esternò con evidente frustrazione. 
«Così pare!» le fece eco vagamente ironico. «Meglio che vada.» 
Il volto di lei si rabbuiò, lui se ne accorse e le andò più 
vicino, blandì la base del suo collo con una mano e dischiuse le 
labbra soffiandole sul lobo: «Sogni d’oro, Ma belle.» 
“Le sue orbite divennero torce e l’esofago le andò in fiamme, ma era nulla in confronto a ciò che avvertiva nel suo corpo per quello sguardo che le gravava addosso con crescente ostinazione. «Non è tequila. Devi bere piano e farti avvolgere dal suo sapore, non fuggire via.» Lei mosse piano la testa, annuendo senza troppa convinzione. Quattro occhi non smettevano di tormentarsi, nessuno dei due intendeva cedere per primo, ognuno teso nell’atto di scorgere anche il più piccolo segnale di debolezza nell’altro. Michelle si mostrò decisa a mantenere alto il tono della competizione. Rush serrò la presa sugli stinchi causandole un altro spasmo, che lei tentò di celare deglutendo sommessamente. Un’altra coppia di tumbler venne riempita, l’uomo portò il suo a breve distanza dalle narici, chiedendo a lei di fare lo stesso. «Dimmi… riconosci i profumi mediterranei delle arance e dei limoni che maturano al sole, il sapore dolce e succoso della pesca e della pera appena colte, uniti agli aromi della mela e della menta selvatica? Sono queste le essenze che rendono veramente unico il single malto scozzese che arriva dal ventoso nord delle Highlands…» Si studiarono. Immobili e concentrati, bevvero fissandosi negli occhi, aspirando il profumo tiepido di quel liquido denso e pregiato. Di colpo, Rush cambiò espressione, divenne quasi minaccioso quando, con il solo movimento delle pupille, le indicò il bicchiere d’acqua inviolato sul bancone. «Mi hai convinto, donna, ero certo che fossi un tipo incendiario, adesso però raffredda i bollenti spiriti e bevi l’acqua» si umettò le labbra accostandosi al suo orecchio, «non vorrei darti il giusto alibi per farti fare cose inaudite questa notte!»

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