RECENSIONE COME NON INNAMORARSI DEL CAPO DI WHITNEY G.

Trama
The Coffee Series
Fare il dottore a New York non è semplice, soprattutto se, come me, gestisci una clinica privata piena di incompetenti con il vizio dell’assenteismo. Negli ultimi sei mesi ho dovuto eseguire fin troppe operazioni di routine: di norma non sarebbe un problema, se non fosse che io ho abbandonato da un pezzo la medicina generale, adesso dovrei essere un dannato terapeuta… Così, quando al mio team si è finalmente aggiunta una persona più capace, ero al settimo cielo. Questo finché non ho scoperto che il nostro nuovo dottore non era altri che la donna che mi ha dato buca due settimane fa. La stessa che mi ha piantato in asso dopo che avevamo deciso di spostare nella realtà le nostre bollenti chat online…

Beh Whitney non delude mai. Una storia divertente e intrigante. Adoro il suo modo di scrivere e amo le sue storie che ti strappano sempre un sorriso e ti fanno volare con la mente. I suoi personaggi hanno sempre spessore e in questo romanzo troveremo Garret. Garret è il dottore di una clinica privata. Essendo un uomo notevole è sempre il più prenotato e nello studio si renderanno conto di aver bisogno di una mano in più. Qua entra in gioco una specializzanda bella e prestante. Nessuno però si aspetta che i due si conoscono già da mesi e che chattano in un sito d’incontri… Ovviamente quando Garrett scoprirà che a dargli buca è stata proprio colei che ha rapito i suoi pensieri il risvolto potrà essere solo uno… Vendetta!

Baci la vostra Lisa.

Oggetto: Il tuo appuntamento
Ti posso garantire che sarà un’altra delusione. Secondo me, dovresti annullarlo e risparmiarti tanto tempo perso.
D-DOCTOR
Oggetto: Re: Il tuo appuntamento
E io ti garantisco che non lo sarà. Siamo compatibili all’ottanta percento. Ottanta percento. E non solo… ho allegato degli screenshots di alcuni dei suoi messaggi più recenti.
Leggi e impara come si parla sporco, “dottore”. Leggi e impara…
JERSEYGIRL7

«È sexy, cazzo».
«Sai fare di meglio. Descrivimelo».
«Ehm…». Sospirò. Non un buon segno. «Capelli neri come l’inchiostro, profondi occhi azzurri del tipo “posso metterti incinta con un solo sguardo”».
«Su una scala da uno a dieci?».
Guardai il mio riflesso nello specchio del bagno, sistemandomi la parte superiore del vestito un’ultima volta. «Com’è?»
«È un cinquanta, accidenti», disse lei. «Ma, sai, mi ricorda quella fotografia del tuo capo che mi hai mostrato venendo qui».
«Il dottor Ashton?». Alzai gli occhi al cielo. «Ti prego. Non ho nessuna intenzione di avere a che fare con lui finché non comincio la mia specializzazione».
«Be’, se non ti interessa vedere il tuo capo fino a che non comincerai la specializzazione, non entrare, perché gli sono passata davanti circa cinque volte e sono quasi certa che il tipo che chiami D-DOCTOR sia proprio il dottor Ashton».
Cazzo, cosa? Uscii dalla toilette e lentamente mi avviai nella sala ristorante, afferrando un menu e tenendolo sul viso mentre raggiungevo la sala sul retro.
Mi nascosi dietro una decorazione floreale quando rialzò lo sguardo dopo aver controllato l’orologio a denti stretti.
Oh. Porca. Puttana…
Non ci volevo credere, ma era indubbiamente lui. E, all’improvviso, ripensai a tutto ciò che mi aveva scritto negli ultimi mesi e tutto assunse perfettamente senso: l’ultima sera in cui aveva dichiarato di aver dovuto controllare le relazioni delle sue infermiere, il bisogno di correggermi con un “sono un dottore, cazzo”, ogni volta che, per stuzzicarlo, lo definivo “magari un tirocinante” e lo stesso nickname D-DOCTOR.
Non aveva inventato proprio nulla…
«Non posso andarci», bisbigliai al telefono. «Che diavolo dovrei fare adesso?»
«Vai lì e fateci una risata sopra dato che vi siete visti solo un paio d’ore fa. Io, almeno, farei così».
Presi in considerazione quello scenario per ben due secondi, prima di abortire l’idea. Avevo raccontato a quell’uomo le mie fantasie più sconce, come desiderassi essere scopata fino a restare senza fiato e adesso stavo per fargli sapere che quella stessa donna che una volta gli aveva descritto tutti i suoi vari utilizzi del vibratore era la sua nuova specializzanda.
Lo osservai per qualche minuto ancora… in parte perché non riuscivo a distogliere lo sguardo da lui per quanto fosse sexy, in parte ancora in pieno sconcerto. Quando tornò a guardare l’orologio, girai sui tacchi e mi allontanai a grandi passi.
«Forza, Shannon», dissi. «Ce ne andiamo». Terminai la chiamata e mi avviai all’esterno. Camminavo avanti e indietro sul marciapiede, studiando la mia mossa successiva, poi sentii il telefono vibrare nella mano: era il dottor Ashton.

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