RECENSIONE DI JOHN DI KAREN MORGAN

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TITOLO: John
AUTRICE: Karen Morgan
GENERE: New Adult/Contemporary Romance
EDITORE: Self Publishing
ROMANZO AUTOCONCLUSIVO
DATA DI PUBBLICAZIONE: 29 APRILE (Su Amazon e nel programma Kindle Unlimited)
PREZZO E-BOOK: 0,99€
LINK D’ACQUISTO: https://amzn.to/3e0FDgJ
PREZZO CARTACEO: Da Definire
TRAMA:
Credevo che l’amore fosse felicità e passione, ma è anche dolore e devastazione.
E io lo so bene.
Sono Janet Lane e ho fatto la cazzata più grande della mia vita.
Ho perso la testa per John Crowell.
Sono rimasta ammaliata dai suoi occhi profondi e azzurri come il mare.
Incantata dalla sua voce e stregata dal suo profumo.
Innamorarmi di lui non era previsto ed è stato un fottuto errore.
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Eh beh… Non potevo aspettarmi nulla di diverso dalla nostra Karen Morgan. Un tripudio di emozioni, un mix di sentimenti. Non facciamoci mancare la drammaticità e neanche la carica erotica. Non fraintendetemi… Non tanto perché ci siano molte scene hot, ma questo libro, fatto di sguardi che parlano, è dannatamente bello!
Partiamo con il presentarvi i personaggi.
Janet Lane è la ragazza più sfigata del mondo cazzo… Ahahahahah…. Scusate, ma veramente, gliene capitano di tutti i colori.
Poi arriva John Crowell, incontrato per caso, o meglio per scontro, e da lì le loro vite si legheranno in maniera indissolubile. Fino al giorno in cui si renderanno conto che innamorarsi è stato un errore, conoscersi è stato un errore, coesistere è stato un errore.
È stato un parto questo libro, con tanto di travaglio. Quanto ho pianto! Quanto mi ha fatto stare male! Arrivi a un punto del romanzo che pensi di mandare tutto a quel paese e chiuderlo, perché l’amore è vero che è sofferenza, ma il loro è un suicidio. Scusa Karen, ma cavolo quanto mi hai fatta soffrire. In un commento mi hai chiesto se mi sarei schierata… Ora ti dico, no, non mi sono schierata. Non potevo farlo perché qua la sofferenza è di entrambi, la voglia di viversi, di ricominciare e finalmente di poter urlare al mondo quanto si amano, ma il loro è un amore impossibile. Quindi, non so voi, ma io l’ho letto, ho conosciuto la loro storia, mi sono arrabbiata, ho pianto, ho riso e ho imprecato, quindi non vi resta che leggere JOHN per scoprire come andrà a finire tra questi protagonisti.
Secondo voi, riusciranno a non commettere errori? Beh ora sta a voi godervi questa lettura è chissà, magari “soffrire” piacevolmente come ho sofferto io.
Baci, baci Lisa.
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Trascorsero due settimane da quel giorno. Imparai a conoscere John più a fondo, scoprii le sue letture preferite, mi raccontò del suo percorso universitario e di come stesse procedendo la specializzazione davanti a una birra. Un pomeriggio lo aiutai a trovare un abito per la laurea di un suo amico e fu divertente, ci sbizzarrimmo tra vari colori e prove e, per qualche ora, mi sentii Miranda Priestley pronta a criticare ogni look. Nel fine settimana, prima di andare al lavoro, mi accompagnò a un aperitivo con Lisa ed ebbi modo di presentarli. Gli occhi della mia amica brillarono appena incontrarono quelli di John e appena se ne andò, lei mi rivolse uno sguardo d’intesa complimentandosi per il bel pesce pescato. Quando ero impegnata con lo studio e lui con il lavoro, ci limitavamo a scambiarci degli stupidi messaggi pieni di emoticon e gif divertenti, per poi trovarci a chattare la sera parlando di arte e cultura. Un giorno mi trovai in libreria. Mi piaceva trascorrerci del tempo e ci perdevo davvero delle ore. Sfogliare i libri, inalare il loro profumo, era un ambiente magico per me. Ero seduta su una poltroncina con un testo tra le mani, stavo leggendo la trama quando qualcuno mi mise un cappello in testa. John. «Ehi!» esordii. Si accomodò sulla poltroncina accanto alla mia, chinandosi per leggere il titolo. «La ragazza della neve di Pam Jenoff…Sembra interessante!» «Parla di una ragazza di sedici anni che rimane incinta di un soldato nazista, quando i genitori lo scoprono la cacciano di casa.» Chiusi il romanzo, lisciando la copertina lucida. Poi esaminai John. «Hai mai letto qualcosa di quest’autrice?» «No, ma potrei iniziare proprio da questo, sembra avere una bella trama.» Mi sorrise. Ogni volta che mi sorrideva, io diventavo vittima della sua bellezza. Lo ammiravo e mi piaceva. Cavolo se mi piaceva…Aveva un fascino disarmante. Più stavamo insieme, più John aveva una forte influenza di me. Un uomo bello, sicuro di sé, intelligente, romantico…Cosa potevo volere di più?
Settembre arrivò. La Columbia diventò realtà. Il campus, situato nell’Upper West Side, era immenso. Gli edifici erano eleganti, ispirati al Rinascimento italiano, così come le varie sculture che arricchivano i prati attorno all’università. Le aule erano spaziose e luminose, i laboratori moderni e ampi e le biblioteche piene di ogni tipo di testo. Uno dei miei posti preferiti, infatti, era la Low Memorial Library, la biblioteca più grande del campus realizzata nel ‘900, dallo stile classico, con le sue colonne imponenti e il tetto a cupola che ricordava il famoso Pantheon di Roma. Avevo da poco comprato la divisa con la scritta Columbia e preso le chiavi della mia stanza per accedere agli alloggi del campus. Ero super emozionata, a stento riuscivo a trattenere le lacrime. Tutto mi sembrava surreale. Quando aprii la porta della mia camera, mi imbattei in una ragazza. Aveva i capelli scuri e lisci, era magra e indossava un leggings e una canotta ginnici, ed era stesa su un tappetino mentre faceva stretching. Mi sorrise e sgranò gli occhi appena mi vide. «Ehi, devi essere la mia nuova compagna di stanza!» Piegai le labbra all’insù, chiusi la porta alle mie spalle e lasciai le cose sul letto. «Sì. Sono Janet Lane.» Le porsi la mano e me la strinse. «Cindy Heron.» Balzò in piedi e si sedette sul suo letto. «Felice di essere alla Columbia?» «Mi sembra un sogno» risposi contenta. «Sono sicura che ti troverai bene. Sei di Manhattan?» Accennai un lieve sorriso. «Brooklyn.» «Oh…Fico.» «Davvero?» Annuì. «Io vivo nell’Upper East Side, ma mi capita di passeggiare a Brooklyn. Invece la settimana scorsa sono stata nel Bronx.» Risi. «E perché?» Fece spallucce. «So che viene definito un quartiere estremamente pericoloso e malfamato, ma ha tante attrazioni e luoghi d’interesse» spiegò e annuii. «Poi mi piace il brivido dell’adrenalina» aggiunse e scoppiammo entrambe a ridere. «Bene…Janet Lane, benvenuta alla Columbia!» esclamò. «Grazie. Non vedo l’ora di iniziare.» «Sarà dura, ma sono sicura che ce la farai. Mi sembri una tipa tosta.» «Uhm, grazie. Anche tu!» Sorrise soddisfatta. «Sì, lo sono.» Mi scappò un altro risolino. «Sei al primo anno?» le domandai. «Oh, no. Sono al secondo e sei fortunata.» «Perché?» «Grazie a me potrai accedere a super feste e conoscere dei ragazzi davvero sexy» replicò facendomi l’occhiolino.
Osservai il prato e qualche albero, era davvero tutto perfettamente curato. «Però i posti dove si tengono le feste non sono identici a quelli del liceo» sentii. Sobbalzai e mi girai verso sinistra. «John…Che ci fai qui?» chiesi sorpresa. Il mio cuore vibrò appena i miei occhi incrociarono i suoi. Sorrise sfoggiando la sua bellezza e si avvicinò con passo lento e le mani in tasca. «Torno nel mio appartamento» disse, guardandomi dalla testa ai piedi. «Bel vestito.» «Grazie. Bei pantaloni» commentai. Lui si guardò, poi mi fissò e scoppiammo entrambi a ridere. «Tu odi questi pantaloni» commentò lui. «Non è vero, non li odio. Non mi piace il colore.» «Non è vero, a te piace il beige.» «Okay, non mi piace su questi pantaloni.» «Quindi non ti piacciono i pantaloni» replicò. Sbuffai. «Sei venuto qui per parlare del tuo outfit?» lo sfidai ironica. Sorrise e studiò la confraternita alle mie spalle. «C’è casino lì dentro, eh…»

 

 

 

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