RECENSIONE NUMBER 10 DI ALESSIA D’AMBROSIO

TITOLO – Number 10

AUTORE : Alessia D’ambrosio

GENERE – Sport Romance

Data Pubblicazione : 12 giugno 2020

Trama : “Sto per prendere la decisione più difficile della mia vita. Tutte le volte che me ne pentirò, perché ci saranno, ripenserò a questo momento, ai suoi occhi, alle sue parole e mi ripeterò che ho fatto la scelta giusta. Perché oggi lui mi ha spezzato. Oggi sono stato colpito dove fa più male.Da oggi… ho chiuso con il rugby.” La mia vita è stata stravolta: convocato come riserva in nazionale. Difficile accettarlo se comunicato da mio padre, tanto più se accompagnato dai suoi veri pensieri su di me. Pensieri che, mio malgrado, mi hanno aperto gli occhi. Ho mollato tutto, mi sono rimboccato le maniche e ho iniziato una nuova vita. Un passo alla volta ho modificato il mio modo di vedere le cose e, adesso, sono una persona diversa, migliore e, guardandomi indietro, quello che ho lasciato non mi manca poi così tanto. E poi c’è Carol, il mio capo. È bella, caparbia e mi fa letteralmente impazzire. Io sono Tom Wilson, ex Numero 10 dei Saracens, ex Numero 10 della Nazionale inglese, ex latin lover, ex uomo libero da ogni forma di responsabilità. Sono ex per tante cose, ma, adesso, chi sono davvero? Questa è la mia storia, ma vi avverto: se volete leggerla, sarà bene che vi mettiate seduti e vi prepariate qualcosa da bere. Bello forte.

Premessa doverosa..adoro i giocatori di rugby..Alessia D’Ambrosio ci ha presentato i
primi due fratelli Wilson con i precedenti capitoli della After Match. Daniel il numero
8, il più grande, il cinico, il trascinatore, fuori e dentro il campo. Scott il numero 9 il
preciso, il calcolatore. E poi c’è Tom il numero 10 dei Saracens, gemello di Scott che
nelle apparizioni che aveva fatto nei primi due libri sembrava solo il fratello bello e
frivolo, tutto rugby donne e copertine.
L’indole da “cuore buono” di Tom però lo abbiamo intravisto sul finale del precedente
capitolo, quando senza pensarci salva il gemello prendendo il suo posto in una
situazione scomoda subendone poi le conseguenze. Dalla delusione del padre al gruppo
di sostengono da frequentare per rendere il tutto più credibile. E come se non
bastasse una chiamata in nazionale, aspettata per una vita, che arriva ma non come
sperava, perché uno come Tom non può starsene in panchina a guardare. Un cambio
di piani, due ragazzi entrati nella sua vita quasi per caso di cui prendersi cura, un
lavoro improvvisato e un capo
in tacco 12 da gestire. Questi cambiamenti permetteranno a Tom di guardare al
futuro con i propri occhi senza obblighi e costrizioni da parte di nessuno traendo il
meglio da questa nuova realtà..per lui e non solo. La dignità con la quale Tom si
reinventa e’ la qualità che più mi è piaciuta, insomma parliamo di una star del rugby che
si rimbocca le maniche e va a servire ai tavoli senza porsi il minimo problema. Il tutto
condito dall’approccio con il nuovo capo, Carol. Vi lascio immaginare cosa succede
quando un ex giocatore di rugby s’improvvisa cameriere e si scontra con un’aspirante
modella incastrata nella gestione di un ristorante. Bhé la congiunzione perfetta per
qualcosa “senza impegno” noo..
E poi un gioco, sapete “le cose che non hai mai fatto” ma Carol non ha capito che
quando si “gioca con un giocatore” questo non si fermerà fin quando non raggiungerà la
meta.
Carol ne ha passate un bel po’, quasi sempre frutto di scelte sbagliate..ma con Tom
forse è disposta a rivedere i suoi piani…o forse no?!?
Insomma in questo finale (finale?!?) Alessia stravolge un po’ le certezze che
credevamo di aver avuto fin qui..e parlo dell’intera famiglia Wilson..una cosa è certa per me, se pensavo che Daniel
con la sua storia tormentata mi avesse fatto commuovere, poi Scott con la sua
scommessa trasformata in una promessa d’amore mi avesse sciolto.. bhè con Tom mi
sono ufficialmente innamorata..e speriamo non solo io..ma questo lo scopriremo più in
là.. chissà..magari aspettando babbo natale 🤭
Buona lettura
La Sabi_peccatrice

Carol non stacca le labbra dalle mie, non stiamo parlando, ma ci diciamo tutto. Noi
dialoghiamo così. Amici è troppo vago per definirci, coppia è troppo dettagliato. Noi
siamo complici. … Siamo complici perchè non ci giudichiamo, non ci imponiamo. Noi non
litighiamo, non urliamo, non facciamo casino. Noi siamo due anime che camminano
insieme sullo stesso filo, con la paura immensa di cadere da un momento all’altro. Lo
facciamo vicini, ma senza toccarci. E va bene così.


“Mi vedevo titolare in nazionale con i miei fratelli, pensavo che quello fosse l’apice, poi
mi sarei sentito in pace perché avrei soddisfatto le aspettative di tutti: i miei fratelli,
mio padre, i tifosi. Il mio vecchio sarebbe stato finalmente orgoglioso di me al cento
per cento, e io mi sarei sentito libero. E’ strano quello che sto per dire e, te lo giuro,
non me ne ero nemmeno reso conto fino ad ora ma, giocare con la maglia
dell’Inghilterra, sarebbe stato come l’ultimo anno di prigione per un condannato.”
Cazzo l’ho detto davvero? Questo pensiero si è fatto spazio dentro di me come un
sibilo lontano che, giorno dopo giorno, si faceva più intenso e nitido. L’ho scacciato,
allontanato, zittito. Era una voce a cui non volevo dar credito, ma che adesso non posso
più negare. E mi mette i brividi.


Un secondo prima di calciare il pallone sento solo silenzio, come se intorno a me
fossero tutti con il fiato sospeso, in attesa della mia mossa, o forse, semplicemente,
sono io che mi sono isolato, concentrato solo su me stesso. In ogni caso, l’unica cosa
che riesco a percepire è il battito furioso del mio cuore. E’ il mio ultimo atto. Con
questo, finisce tutto. Sto chiudendo un capitolo della mia vita.


Credevo che smettere di giocare a rugby sarebbe stata la mia fine, invece è stato solo
l’inizio di un nuovo percorso che mi ha permesso di scoprire me stesso e un mondo
intero al di fuori della mia stanza. … E quel pensiero, quel progetto ambizioso che
scaccio ogni volta come fosse solo una stupida utopia, si fa di volta in volta sempre più
forte e potente e mi urla di dargli spazio.

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