RECENSIONE JACK OF SPADES DI RENEE ROSE

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TITOLO: Jack of spades
SERIE: Vegas underground vol.2
AUTORE: Renee Rose
EDITORE: Queen Edizioni
GENERE: Mafia romance
PAGINE: 290
FORMATO: Ebook – cartaceo
PREZZO: 3,99 Ebook
LINK D’ACQUISTO:

Jack of spades (Vegas Underground Vol. 2)

12,90 cartaceo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 19 Giugno 2020
NB: Ebook disponibile nei vari store
Sinossi.
Corey Simonson lavora al Bellissimo, il casinò più in voga di Las Vegas.
Brillante, sensuale e abile a maneggiare le carte, ha imparato in fretta le molte regole non scritte del locale. Prima tra tutte: non mettersi contro i proprietari.
Stefano Tacone è pronto a diventare il nuovo capo del Bellissimo.
Affascinante, seducente e pericoloso, ha imparato in fretta le molte regole non scritte della mafia. Prima tra tutte: mai mettersi contro alla Famiglia.
Tutto cambia quando Corey assiste a un omicidio e rischia di mettere in pericolo l’impero che i Tacone hanno costruito. Stefano non ha altra scelta se non prenderla in ostaggio,
rinchiuderla nella sua suite e fare in modo che non parli. C’è solo un problema: Corey non avrebbe dovuto essere così bella con i polsi legati, e Stefano non avrebbe dovuto provare così tanto piacere nell’averla tutta per sé… perché ora che lei è sua prigioniera, lui non è sicuro di riuscire a lasciarla andare.
Biografia Autore.
Renee Rose ama scrivere di eroi alfa dal carattere dominante e linguaggio spinto. Ha venduto oltre mezzo milione di copie dei suoi romanzi erotici e piccanti. I suoi libri sono entrati per ben cinque volte nella classifica USA Today Bestseller. È entrata nella lista USA Today Happily Ever After, nel 2013 è stata nominata Eroticon USA’s Next Top Erotic Author, inoltre ha vinto la Spunky and Sassy’s e Spanking Romance Reviews’ come miglior Fantascienza, Paranormale, Storico Erotico, Ageplay.
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Corey la miglior dealer del Bellissimo, viene scelta da Stefano Tacone per una partita privata, ma non sa che questo potrà essere una scelta impulsiva. Durante questa partita avverrà un evento spiacevole, tanto da portare Stefano a rapire Corey. Sarà una convivenza dura, lui un carattere dominante, lei non è una sottomessa… Tra i due saranno scintille al primo sguardo, ma un segreto troppo scomodo incombe su di loro. Corey farà di tutto per “proteggerlo” ma sappiamo che il fato è un bastardo e che purtroppo la situazione potrà solo che degenerare. Loro sono il sole e la luna, due emisferi opposti, ma la loro attrazione sarà quasi tossica. Stefano che dire tanta roba, anche se non ho apprezzato un momento tra loro, ma è un mio punto di vista. Lui è il classico uomo cresciuto con il fatto di non essere debole, mai sottomettersi, insomma è un mafioso no?!? Quindi come potrà mai comportarsi con una come Corey?! Lei di certo non le manda a dire, spontanea e impulsiva, vi dico solo che gli da un calcio nelle palle, quindi lei di coraggio e grinta ne ha da vendere. Che dire, come nel primo volume, mi dispiace che il discorso “mafia” non sia più condito, ma per il resto una bella lettura, che ti fa molto incazzare, io l’ho fatto… E voi?!?
Aspetto la vostra opinione.
Baci, baci Lisa.
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«Corey.» Sorride e mi fa cenno di avvicinarmi. «Vieni, voglio presentarti qualcuno.» Oh Signore. Era un acquirente segreto. Un test di sicurezza. Non so perché la cosa mi fa incazzare, ma è così. Il mio stomaco si chiude completamente mentre avanzo a grandi falcate. «Corey, ti presento Stefano Tacone, il nostro nuovo capo della sicurezza.» Alzo la mano per dare uno schiaffo a Stefano. Non so perché lo faccio. Sì, è vero, sono una rossa con un bel caratterino e sono cresciuta in una famiglia violenta. Ma questo non giustifica il mio gesto. Lui afferra il mio polso e in una mossa mi spinge contro di lui. «Se fossi in te, non lo farei.» Il suo avvertimento non è tanto un ringhio, quanto un brontolio basso. È come se mi stesse dicendo cose sconce proprio qui, nel corridoio. Il mio corpo reagisce immediatamente, e il mio basso ventre si scioglie. Come se non bastasse, mi sento le guance andare a fuoco. E, credetemi, in una rossa la cosa si nota subito. «Nessuno colpisce un Tacone senza pentirsene immediatamente.» È una minaccia, eppure è detta con gentilezza, con lo stesso seducente charme che ha usato prima al tavolo quando cercava di corrompermi. Merda. Ho davvero cercato di colpire un boss della mafia? Sento un brivido percorrermi la schiena. Sicuramente perderò il lavoro. Ma Stefano non sembra arrabbiato. Al contrario, sembra che voglia mangiarmi per pranzo. Mi rendo conto che la cosa migliore da fare è ammettere l’errore. «Scusami.»
«Okay. Riproviamoci. Questa volta uscirai educatamente dall’ascensore.» La spingo verso l’uscita. Me lo permette. «Dove mi porti?» «Nella mia stanza.» Si blocca e devo letteralmente tirarla verso la suite. «Perché? Cosa vuoi farmi?» La verità? Non ne ho idea. Apro la serratura e la spingo all’interno, la seguo e poi chiudo la porta. Immediatamente, si gira e cerca invano di spingere la maniglia, nonostante abbia le mani legate. Mi avvicino per afferrare il pomello e lei spinge il sedere all’indietro. Il pene mi diventa di marmo al solo contatto. «Se continui a strusciarti con quel culo sexy, ti ritroverai in un altro tipo di guaio.» Si blocca, trattenendo il respiro. Quando riprende a parlare, una vena di disprezzo affiora nelle sue parole. «Stai dicendo che vuoi violentarmi?» Lo so che voleva zittirmi con queste parole, ma la sua audacia mi fa eccitare ancora di più. Le metto una mano sul collo, senza stringere troppo forte per non spaventarla, ma abbastanza da mantenerle la testa sulla mia spalla, mentre l’altra mano scivola nella parte davanti del suo vestito. Non esito nemmeno un istante, non è nel mio stile. Trovo la pelle della sua coscia e la accarezzo, fino a toccarle la vagina. «Bagnata fradicia», sussurro nell’orecchio, quella vittoria mi fa allungare l’uccello contro il cavallo dei pantaloni. «Si chiama stupro quando lo vuoi anche tu?» «No, non voglio», mente. Faccio scivolare le dita all’interno del tessuto delle sue minuscole mutandine e mi muovo lungo la sua fessura umida. «Allora non ti toccherò», le mento anche io.
Non ci pensare neanche. Serro la mano intorno al polso di Corey. Sta cercando di svignarsela. I suoi occhi blu elettrico incrociano i miei. Non c’è alcun segno di terrore o di rimorso in essi. Vorrei davvero baciarla fino a farle perdere i sensi. Adoro il suo essere sicura di sé. La sua verve. È seminuda nel mio letto e non ha la benché minima paura. «Devo fare pipì», dice. «Mi hai preso lo spazzolino?» È adorabile. Pensa di essere a un fottuto pigiama party. «Lo trovi sul tavolo», borbotto ancora mezzo addormentato. Le libero il polso. Prende il lenzuolo dal letto e si copre, camminando silenziosamente verso il bagno. «Lascia la porta spalancata, amore. Devo sentire quello che fai.» «Vaffanculo, Tacone», risponde. «Sono ancora il tuo capo», le ricordo. Anche se è una ragazza sfacciata, fa quello che le viene ordinato. Bambina intelligente. Quando ritorna, si dirige verso il mobile e apre un cassetto. Sono tutti vuoti. Non ho intenzione di rimanere nella suite degli ospiti, ma non ho ancora cacciato Sal dalla mia al primo piano. Si è trasferito lì quando sono andato in Sicilia, sei mesi fa. «Stai per caso cercando qualcosa da metterti?» «Sì», dice, voltandosi per guardarmi. «Dove sono tutti i tuoi vestiti?» «Torna a letto. Avrai dei vestiti quando te li sarai meritati. Ora invece ti aspetta una bella punizione.»

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