RECENSIONE TI AMERÒ FINO ALLA MORTE DI MARTA MANCINELLI

Ti Amerò Fino alla Morte di Marta Mancinelli
Autoconclusivo
Genere : Paranormal Romance
CE : Believe Edizioni
Pagine:
Cover : Catnip Design
Impaginazione: Star Words
Data Uscita E-book : 10 LUGLIO 2020
Prezzo E-Book:
Data Uscita Cartaceo: 25 Luglio 2020
Prezzo Cartaceo: 15€
Link d’acquisto: Ti amerò fino alla morte

Trama:
L’amante dello shopping Elsa Davis ha avuto quasi tutto dalla vita: quattro amiche sempre presenti, un
lavoro che la fa sentire realizzata e una cabina armadio che le è costata più di quanto voglia ammettere. Per
essere pienamente soddisfatta le ci vorrebbe solo una cosa: una relazione stabile, un amore come quello
nei film, con qualcuno che la faccia sentire completa.
Proprio nella serata di Halloween, giorno che più odia al mondo, incontra Noah, un ragazzo che con il suo fare misterioso e provocante la attira come la più potente delle calamite. Il vestito da Tristo Mietitore la incuriosisce, così come la maschera che gli cela il viso; Elsa però non si rende conto di come quel
travestimento parli di lui e di ciò che è capace di fare.

Citazione:

«Il tempo non si può fermare. Però si può vivere senza prestargli attenzione.
Solo una cosa è certa: io sono tuo, e lo sono sempre stato.»

Biografia autore:
Marta Mancinelli è nata a Treviso nel 1992. Dopo aver conseguito gli studi all’istituto alberghiero, inizia a lavorare nell’azienda di famiglia. Nel tempo libero si divide tra la sua famiglia, la cucina e la lettura. Dall’amore per i libri fantasy e romance, nasce quello per la scrittura, che l’ha portata a scrivere il suo primo romanzo.

Beh peccatrici che dire di questa lettura? Io mi sono innamorata della penna di Marta, riesce a trasportati, ammaliarti, sa farti battere il cuore. Elsa un personaggio femminile temerario, con tanta ironia e con tanta voglia di essere amata.
Noah un personaggio sicuramente sexy, particolare, sfacciato e diciamocelo un tantino inquietante… Il loro primo incontro sarà in un pub durante la festa di Halloween, lei vestita da sposa, grazie alle amiche (sempre pronte a prenderla in giro e a rallegrare sua la giornata), lui un Tristo Mietitore, i due inizieranno a parlare e Noah nella speranza di rivederla le lascia il suo numero, ma Elsa non riuscirà mai a chiamarlo per colpa di un piccolo imprevisto. I giorni e le settimane passano e ormai rassegnata a non rivetere più il suo Mietitore, Elsa è un cerca di un appartamento, dopo aver scoperto che la sua amica Amanda si sposa. Dopo quasi un mese di ricerche finalmente lo trova, dovrà dividere l’appartamento col modello Drew, un personaggio per me fantastico, pieno di sorprese, ma soprattutto fondamentale! Ma ahimè il mondo è piccolo (per fortuna) e scopriremo che Drew è proprio un “amico” di Noah. Al secondo incontro mi sono sbellicata dalle risate. Ovviamente i colpi di scena non mancheranno, Noah comincerà un corteggiamento serrato, ma fidatevi che Elsa la picchiereste volentieri, perché gli renderà la vita un dolce e sensuale “inferno”. Riusciranno a coronare questo sogno d’amore? La loro ironia è spettacolare, il coinvolgimento emotivo è forte insomma un libro consigliato perché vale la pena leggerlo! Ho adorato Drew un uomo sempre con la testa sulle spalle, ho amato le amiche sempre presenti ed essenziali per l’evoluzione di Elsa, forse troppo impaurita dalla vita per lasciarsi andare. Beh peccatrici io direi che ho parlato anche troppo, vi ripeto, leggetelo e non ve ne pentirete.
Baci, baci Lisa.

«Scusami, non volevo ridere delle tue amiche.» «Però l’hai fatto» lo avviso, appoggiando il mento sulla mano. «Sì, è vero. Mi puoi perdonare?» Si siede sullo sgabello a fianco al mio e appoggia la falce al bancone. Guardo la mezza maschera da teschio, cercando di immaginare il viso che si nasconde dietro ad essa. Potrebbe anche essere un molestatore o un serial killer. Di questi tempi in giro si trovano cani e porci. «Non lo so. Potresti essere un poco di buono.» «No. Sono solo la Morte.» E si morde il labbro inferiore per trattenere una risata.
Sono farfalle quelle che sento nello stomaco o sono i Gin Tonic che chiedono di uscire? Sono abbastanza certa della seconda ipotesi, ma cercando di non pensarci gli dico: «Non mi stai incoraggiando a perdonarti.» «Posso incoraggiarti offrendoti qualcosa da bere?» Si sporge leggermente verso di me. «Sei il Tristo Mietitore. Non so se mi convenga accettare.» Lui per risposta alza un braccio per chiamare il barman. «Altri due di quello che sta bevendo la sposa!» «Ehi, come fai a saperlo?» Non indosso più il costume, potrebbe benissimo scambiarmi per una che è venuta in pigiama. «Ti ho vista prima. Ma devo dire che questa versione mi piace di più.» Un brivido mi corre lungo la schiena e sono sicura che i suoi tempi occhi stiano vagando sulla mia figura. «Il tulle mi dava fastidio» spiego, senza nemmeno sapere il perché senta il bisogno di giustificarmi. «Immagino. Comunque sia, sposa, hai anche un nome?» «Elsa. E se mi chiedi se sono in grado di mettere del ghiaccio nel tuo bicchiere, sappi che me ne vado.» Le battute sulla principessa di Frozen mi perseguitano da anni. «Giuro di non fare nessun tipo di freddura» dice, tentando di camuffare un sorriso. Lo guardo con la coda dell’occhio e non riesco a trattenermi dal ridere. «Questa era bella, te la concedo.» «Bene, sono contento che tu non te ne vada.» Mi sento stranamente a mio agio a parlare con lui. «E tu? Hai un nome?». Sono troppo curiosa. «Sì, ce l’ho.» Passano un paio di secondi e aspetto che continui. «Devo forse pregarti?» «No.» Sorride. «Mi chiamo Noah, e se mi chiedi se ho un’arca, ti metto in stiva con i liocorni.» Scoppio a ridere e lui mi segue, facendo vibrare il mio petto.

Porto alle labbra la tazza e bevo un sorso. Una settimana mi dovrebbe bastare per inscatolare le ultime cose. «Perfetto. Ci sentiamo per telefono, in caso ci dovessero essere problemi.» «Ah, allora ce l’hai un cellulare!» La voce del moro mi fa girare lo sguardo verso di lui. Lo trovo che mi fissa ancora, questa volta più intensamente. Mi sta studiando e mi mette leggermente a disagio. Mi stringo nelle spalle. «Sì, al giorno d’oggi ce l’hanno tutti.» «Pensavo di no, visto che non mi hai chiamato.» Alzo un sopracciglio e inclino la testa confusa. Di che parla? «Seriamente? Non ti ricordi?» scoppia a ridere e alza le braccia al cielo. «Forse eri troppo ubriaca, sposa.» La tazza mi scivola di mano e il caffè mi si versa addosso. Salto sulla sedia e comincio ad urlare e a soffiare sulla camicia che indosso. «Brucia!» «Toglitela.» Il moro ride davvero di gusto. Drew si avvicina con un tovagliolo e me lo porge. «Noah, dovresti essere più gentile.» «Io sono gentile, soprattutto col genere femminile.» Si asciuga le lacrime agli occhi e mi guarda. «Speravo in una tua chiamata.» Il mio cuore sta battendo all’impazzata e ancora non ci credo di avere di fronte a me il mietitore. «Ho… ho avuto un piccolo problema con il tovagliolo dove avevi scritto il numero. Ti avrei chiamato, se avessi potuto.» Ed è vero, l’avrei fatto sicuramente. Noah è rimasto nei miei pensieri per giorni, anche quando avevo ormai perso le speranze di ritrovarlo. «Allora è una fortuna che ti abbia trovata qui.»

«Lo senti anche tu?» mi chiede, abbassando il tono di voce. «Sì.» Non riesco a dire altro. Mi studia, mi osserva. Sembra incuriosito dalla mia persona e dal mio viso. Assomiglia a un bambino che vede per la prima volta uno strano animale; appare attratto, ma al tempo stesso impaurito. «Sai, di solito non mi succede, ma tu… tu hai qualcosa» mi spiega continuando a fissarmi. «Cosa?» sussurro. «Non lo so. Ma sono curioso di scoprirlo.» Nelle mie vene scorre un fiume in piena di lava. Sento ogni cellula del mio corpo che viene attratta da lui in una maniera incontrollabile. Che cavolo mi prende? «Ho bisogno di acqua. Fredda. Ghiacciata. Subito!» Noah scoppia a ridere e chiama il cameriere. Ordina dell’acqua per me e una birra per lui. Poi torna a guardarmi, appoggiando il mento sulle mani. Il cameriere non tarda molto ad arrivare e bevo una lunga sorsata. «Allora, visto che tra noi c’è chimica… da te o da me?» «Da te o da me, cosa?» chiedo, attaccandomi di nuovo al bicchiere. Finalmente la mia gola trova un po’ di pace. «E me lo chiedi?» Alzo un sopracciglio e osservo il sorriso malizioso che gli è comparso sulle labbra. Ad un tratto capisco e sono così scioccata che finisco per sputare tutta l’acqua che ho ancora in bocca. Sfortunatamente Noah è seduto di fronte a me e il getto lo colpisce in pieno viso. Passano alcuni secondi di assoluto silenzio, mentre fisso Noah che tiene gli occhi sbarrati. «Grazie per la doccia» sbotta alla fine. Ha un’espressione talmente arrabbiata! Non lo conosco molto bene, ma posso essere sicura di una cosa: è incazzato nero. Sono scioccata e delusa. Pensavo che fosse un ragazzo gentile e ben educato, invece si è rivelato un dongiovanni qualunque! «Così impari! Chi ti credi di essere? Non puoi chiedermi di venire subito a letto con te e sperare che io accetti!»

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