RECENSIONE LOTUS GIRL DI MK SCHILLER

Lotus Girl di MK Schiller
Autoconclusivo
Genere : Romance Contemporaneo, Drammatico
CE : Believe Edizioni
Pagine: (NON ANCORA DISPONIBILE)
Cover : Catnip Design
Impaginazione: Star Words
Data Uscita E-book : 25 AGOSTO 2020
Prezzo E-Book: 4.99€
Data Uscita Cartaceo: Settembre 2020
Prezzo Cartaceo: 15€

Trama:
Erede di un impero alberghiero internazionale, Liam Montgomery pensa che gli affari siano tutto, ed è così fino al momento in cui, per controllare i suoi affari in Asia, compie un viaggio sotto copertura che gli cambierà la vita.
Cosmopolita com’è, dalle luci brillanti di Mumbai, passando alle tranquille spiagge di Goa, fino ad arrivare alle vivaci strade di New York, Liam non aveva mai incontrato nessuno come la deliziosa Mary Costa. Non riesce a capire perché una donna tanto educata e delicata lavori come domestica. O come faccia a riaccendere la sua anima d’artista, da tempo sepolta sotto la veste di uomo d’affari. Molte sono le cose che li separano, specialmente i segreti che, forse, Mary non gli svelerà mai; Liam però non può immaginare la sua vita senza di lei…
Mary sa che il desiderio inaspettato verso Liam deve giungere al termine, anche se la sua dolcezza e la sua voglia di divertirsi la ispirano e riaccendono per la prima volta in vita sua una speranza. A separarli ci saranno una cupa promessa da mantenere e una serie di esperienze dolorose; nonostante tutto ciò possono sperare in un futuro insieme, anche se questo significa affrontare le cicatrici del passato?

Citazione:
Anche nell’oscurità, l’amore può sbocciare.

Biografia autore:
Non conoscendo una parola d’inglese, MK Schiller arriva in America all’età di quattro anni dall’India. Da allora, tutto ciò che ha fatto è raccogliere parole. Dopo aver ricevuto il miglior regalo di sempre dai suoi genitori, la sua tessera personale per la biblioteca, ha iniziato a leggere tutto ciò su cui poteva mettere le sue mani golose di conoscenza. A sedici anni, un’amica le ha chiesto di inventare una storia con il famoso ragazzaccio della scuola. Questa non era una fan fiction … era una fiction di amici. Da quel giorno, sa che vuole diventare una scrittrice. Con l’obiettivo di far ridere e piangere i suoi lettori, MK Schiller ha scritto più di una dozzina di libri, ognuno pieno di personaggi disadattati che superano gli ostacoli e trovano il vero amore.

Mamma mia! Un romanzo dolce e delicato, proprio come un fiore di loto! Non mancherà sicuramente un pizzico di drammaticità…. Perché fidatevi piangerete. Liam un uomo di altri tempi, Mary una donna dolce, sensibile ma nello stesso momento forte, lei si è sempre rialzata, da SOLA. Non voglio raccontarvi la storia, perché avete già una trama ricca di contenuti, ma voglio raccontare quanto mi ha fatto soffrire leggere questo romanzo. Fa male sapere che quello che è successo a Mary, purtroppo succede realmente. Il suo dolore diventa tuo, le sue emozioni diventano tue… E l’inizio della storia con Liam è veramente unica, passionale, una storia che tocca tutte le corde del cuore! In questo romanzo nulla è come sembra… La tenerezza è l’amore prevalgono, ma quando il passato di Mary riaffiora non saranno sufficienti a rimanere lì con il suo grande amore. Riuscirà Mary a dimenticare, o accantonare il passato per scegliere finalmente Liam?

Ehhhh come sempre, chiedo cortesemente di avere Stephen, questo personaggio mi piace! Spero proprio di leggere qualcosa su di lui.

Baci, baci Lisa.

«È normale che lo staff guardi tra le cose degli ospiti?» La voce profonda era inglese.
Britannico? Era inglese? Mi guardai allo specchio, osservando il mio corpo tremare prima di concentrarmi sull’immagine di lui dietro di me.
Santa madre di Dio.
Cambiai idea.
Lui era un dio.
Il vapore del bagno lo aveva avvolto mentre usciva, un asciugamano sistemato intorno ai fianchi. Il suo petto nudo rivelava i muscoli cesellati alla perfezione. L’avevo visto quando era arrivato, ma non vi avevo prestato attenzione. E ora la mia attenzione non sarebbe andata da nessun’altra parte. I suoi capelli umidi, il colore un mix di sole con macchie di sabbia, giacevano indisciplinati sulla sua testa. La sua espressione trasmetteva fastidio. Ruotai su me stessa, il mio sedere era appoggiato alla scrivania. Lui socchiuse gli occhi. Occhi verdi? Marroni? Tutt’e due. Nessuno dei due.
«Sto aspettando una risposta.»
Le mie dita afferrarono il libro, scavando nella copertina rigida, tenendolo contro il mio petto come se potesse proteggermi dalla sua voce, profonda e roca. Mi allontanai, pregando che il pavimento si aprisse e mi inghiottisse.
I suoi occhi si spostarono sulle mie mani. Sbatté le palpebre, fissando il libro. Per quanto i miei occhi funzionassero, la mia bocca si rifiutava di funzionare. Che cosa avrei potuto dirgli? Non c’erano scuse. Avevo trasgredito e, di conseguenza, sarei stata licenziata.
«Ti ho spaventata» disse, con una voce più morbida. Alzò la mano. «Aspetta.»
Prese alcuni indumenti dalla valigia aperta sul letto, poi mi guardò di nuovo. «Rimani.» Chiuse la porta del bagno alle sue spalle, scomparendo nella nube di vapore che stava diminuendo.

Chiuse la porta alle sue spalle e si appoggiò contro di essa. All’improvviso l’aria si sentì più densa e più calda contro la mia pelle. Chiusi gli occhi, preparandomi per l’inevitabile.
«Quante lingue parla, signorina Costa? Credo che lei abbia capito pienamente tutti i tentativi che ho fatto per presentarmi.»
Rimasi scioccata dalla sua domanda.
«Quante?» chiese di nuovo. Mi sbagliavo. Non era una domanda, ma una richiesta.
«Quattro fluentemente. Due non così fluentemente.»
«Sa quante ne parlo io?»
Scossi lentamente la testa.
«Una. Solo una. Fortunatamente, è una che lei conosce. Non giocherò al gioco dei mimi con lei. Può benissimo comunicare con me, Lotus Girl. In effetti, parla inglese dannatamente meglio della maggior parte degli inglesi.» Si avvicinò a me, la sicurezza data dalla nostra distanza diminuiva. La sua voce si abbassò a un sussurro roco, mandando un brivido silenzioso in tutto il mio corpo. «Quindi quando mi parla, Mary Costa, usi delle parole che posso capire.»
Deglutii, ogni cellula del mio corpo mi spingeva a correre. Ero in grado di gestire le avance indesiderate di Kishore. Ero in grado di non dar peso a un ospite mediocre che mi rimproverava. E potevo anche fare di peggio. Ma lo sguardo di sfida di Liam Montgomery non era qualcosa che potevo gestire o ignorare. «Come desidera, signor Montgomery.»
«Bene.» Tese il braccio e mi chiesi se volesse una stretta di mano. «Ora mi dia la lista. Manderò qualcun altro. Non voglio che lei abbia ulteriori contatti con questa particolare ospite.»
Strinsi il foglio, accartocciandolo in mano. «Mi lasci rimediare. Non le creerò altri problemi.»
«Non è questo che mi preoccupa.»
«Allora cosa, signore?»
Si passò una mano tra i capelli, che tornarono subito al loro posto: due ciocche che si allargavano sulla la sua fronte. «Credo che lei conosca già la risposta a questa domanda.» La conoscevo. Mi aveva difesa. Ma forse, l’avrebbe pensata diversamente se avesse conosciuto la verità.
«Mi dispiace, signore.»
«Non si scusi. Stava esagerando.»
«Mi faccia correggere il mio errore. Ho messo entrambi noi in una brutta situazione.»
«Noi?»
«L’albergo.»
«Ah, certo» disse, come se quelle parole potessero avere un’altra connotazione. «Ha fatto un errore, signorina Costa. A tutti è permesso un errore di tanto in tanto. Ma a nessuno è permesso parlarle in quel modo.»

Lo cercai in tutte le ombre scure.
Un braccio mi afferrò per la vita, spingendomi verso il lato dell’edificio. Il suo respiro mi riscaldò la pelle.
«Sei in ritardo. Sto aspettando da più di un’ora.»
«Ho appena visto il messaggio. Mi hai aspettato?»
«Avrei aspettato molto di più. Tu ne vali la pena.»
Le mie ginocchia si piegarono alle sue parole. Mi accarezzò le braccia, le sue mani si avvolsero
intorno a esse. Dio mio, come sarebbe stato avere quelle grandi mani sul resto del mio corpo? Mi lasciò andare troppo presto, prima che i pensieri malvagi potessero trasformarsi in azioni malvagie. Abbassai la testa. Lo desideravo in un modo che mi spaventava. Volevo che mi baciasse con la sua bocca morbida. Volevo passare le dita tra i suoi folti capelli, rendendoli ancora più disordinati. Volevo guardare i muscoli delle sue braccia flettersi mentre giaceva sopra di me. Mi inclinò il mento in modo da guardare i suoi occhi intensi.
«Com’è andata la tua giornata, Mary?»
Sta migliorando, grazie. «È stata una buona giornata. Ti è piaciuta la tua festa?»
«La compagnia lasciava a desiderare. Mi sei mancata.»
Le farfalle cominciarono a svolazzare nel mio stomaco, le loro ali che si agitavano come impazzite. L’aria tra di noi sembrava elettrica. Le sue mani si posarono sui miei fianchi. Voleva baciarmi. Lo volevo anche io. Ma fece un respiro profondo e mi lasciò andare. Un sorriso strano gli illuminò il viso mentre scuoteva la testa verso il giardino. «Vieni, ho qualcosa da mostrarti.»
Mi prese la mano e mi condusse lungo il sentiero buio del giardino.
«Perché il giardino è chiuso?»
«Pazienza, signorina Costa.»
Mi mise di fronte alla fontana. «Resta qui.» Andò all’altro lato. Alla luce fioca della luna piena, prese due prolunghe. «Spero di non venire fulminato» disse mentre li univa tra loro.
Non ci furono parole. Gli alberi che ricoprivano la fontana scintillarono di minuscole luci bianche. Delle pietre levigate fiancheggiavano tutta la fontana, l’odore di malta fresca era leggermente mascherato dai petali di rosa che galleggiavano intorno al mio orgoglioso fiore di loto sopravvissuto.
«L’hanno riparata senza disturbare il fiore. Me ne sono assicurato.»
«È bellissima. Mi hai fatto il regalo più bello. E per il tuo compleanno. Grazie.»

Avevo appena tirato fuori l’ultimo pacco di biscotti di farina d’avena, i preferiti di Marcus, quando suonò il campanello. La signorina Jenkins aveva finito di fare la spesa. Aprii la porta e quasi la richiusi. Stephen se ne stava lì strisciando i piedi.
«Cosa vuoi?»
«Io sto bene e tu? So che non sei di queste parti, ma è così che qui salutiamo le persone di solito.»
«Non mi interessa salutarti, Stephen. Liam è ancora in Messico.»
«Sono venuto a trovare te, Mary. Credo che sia arrivato il momento.»
Indietreggiai.
«E anche per portare questo.» Tese un pacchetto dai colori vivaci. «Un regalo di Natale per Liam.»
«Natale non arriverà prima di un mese.»
«Intendevo Hanukkah. Credo che venga prima.»
Lo presi e l’appoggiai sul tavolo. «Cosa vuoi?»
«Possiamo andare a prendere un caffè?»
«Perché dovrei andare da qualche parte a prendere un caffè con te?»
«Possiamo farlo qui se preferisci.»
«Fare cosa?»
«Quali sono le tue intenzioni con mio fratello?»
Sbattei le palpebre, chiedendomi se avessi sentito bene. «Ci tengo a lui.» Quella dichiarazione non rifletteva la profondità dei miei sentimenti, ma non avevo intenzione di condividerli con quell’uomo strano.
«Veramente? Perché da come la vedo io, non ha molto senso.»
«Non ha senso per te, vero? Perché non lo chiedi a lui?»
«Vorrei, ma ogni volta che dico il tuo nome, mi dà un pugno. Sai quando si dice che can che abbaia non morde? Beh, è una cazzata, specialmente quando si tratta di Liam. Lui abbia e morde, e il suo pugno fa un male cane.» Si toccò la mascella come se stesse soffrendo. «Non voglio essere costretto a mangiare con la cannuccia per i prossimi sei mesi. Quindi lo chiedo a te. Sei in cerca di denaro? O hai qualche altro obiettivo?»
«Come osi?» Gli andai contro. «L’uomo che paga per soddisfare la sua solitudine sta mettendo in discussione la nostra relazione amorevole e seria.»
«Hai le palle, signorina, a parlarmi così.»
«Adesso te ne andrai?»
«No. Vedo un cambiamento in lui. È diverso. Sorride di più. Fischia qualche volta. È fottutamente fastidioso.»
«Sei qui per fare quello che hai fatto con Melanie? Perché non sono lei. Non sono attratta da te né tantomeno spaventata.»

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