RECENSIONE MAI COME DOMANI DI DORA L. ANNE

Titolo: Mai come domani
Autore: Dora L. Anne
Genere: Romance contemporaneo/ Volume Autoconclusivo 
Pagine: 400
Prezzo: 2,99
Link d’acquisto: Mai come domani
Data di uscita: 5 Ottobre
Attore e regista in cover: Gilles Rocca.
 Fotografo:Emanuele Giacomini.
Piattaforma: AmazonKindle Unlimited: disponibile

 

Sinossi:
Noah Allen prende la vita così come viene. I sentimenti sono un bagaglio ingombrante da tenere in fondo a un cassetto e l’unica cosa cui pensa sono le moto. Le donne, poi, rappresentano un diversivo momentaneo, giusto il tempo che serve a distrarre la mente. Questa è l’unica parte di sé che mette in mostra con gli altri. L’apparenza che alla lunga sembra vera sostanza.  Anche Alya, sorella del suo socio e amico, lo ritiene un orso da cui stare alla larga. Incontrarsi dopo tanti anni risveglia subito l’antipatia reciproca, mettendo a dura prova i nervi di entrambi. Ma un avvenimento imprevisto durante una gara clandestina sarà la miccia che capovolgerà le cose in maniera irreversibile. Svaniranno le remore. Cadranno le barriere. Rimarranno unicamente i brividi. Peccato che tra loro non possa scoccare l’amore, anche se l’anima trema a ogni sguardo. Nessuno dei due lo cerca, anzi. Lo rifuggono per motivi terribili. E ogni voglia che l’orgoglio vince, il cuore perde. È così che funziona. O forse no? Sarà l’ennesima tempesta a deciderlo. L’amore è molto simile a una fiamma accesa: bisogna stare attenti ai millimetri.Se non brucia, ecco che scalda il cuore.Altre volte lo riduce in cenere.

 

Eccomi peccatrici, oggi vi parlo di un’autrice per me nuova, di Dora non avevo ancora letto nulla, ma vi posso assicurare che mi sono innamorata di questo romanzo. La delicatezza, la dolcezza ma anche la sofferenza che è racchiusa in queste pagine è palpabile. La storia di Noah è Alya sarà veramente “sofferta” e voluta… Partiamo con un’Ayla di ritorno a casa, dopo tanto tempo prende coraggio e affronta i suoi demoni, dopo il primo incontro con il fratello Scott lo scontro con Noah non sarà molto piacevole. Lui è una persona all’apparenza superficiale, usa le donne e il suo passato non è proprio quello di un santarellino. L’antipatia sarà reciproca, i battibecchi saranno tanti. Quando però arrivarà l’imprevisto, una gara clandestina, scopriranno entrambi quanto sono uguali, ma ammetterlo è solo per i deboli. Continueranno le loro scaramucce, ma non mancherà la malizia e la voglia di scoprirsi e stuzzicarsi. La scintilla diventa fuoco, ma la loro relazione ha un freno… Scott. Noah combatterà per farsi valere, ma il passato busserà di nuovo alla sua porta e si ritroverà con le spalle al muro. Ayla dal canto suo dopo tanti anni, riesce a dichiarare a suo fratello il dolore che la opprimeva, un momento molto commovente. Quando i due piccioncini riusciranno a trovare la strada per poter vivere la loro “storia” alla luce del sole, il TORMENTO di Ayla si presenterà a Jacksonville… Quindi gli sforzi fatti fin ad ora saranno stati vani? Non dovete far altro che leggerlo per scoprirlo. Spero vi sia piaciuta.
Baci, baci Lisa.






«Ehi, stai provando ad ammazzare qualcuno?» Si volta di scatto al suono della mia voce. «Alya?» Spegne l’aggeggio. «In carne e ossa, fratello.» Pare sconvolto, non proprio entusiasta secondo i programmi. Tiene gli occhi spalancati dieci volte oltre il normale. Notarlo m’indispone. Allora compio un passo in avanti, senza palesare la mia titubanza. Sfoggio una smorfia eloquente e lo provoco: «Aspettavi qualcun altro?» Forse ha una ragazza. O magari… Non faccio in tempo a elaborare ulteriori congetture che mi ritrovo a un palmo da terra, stretta al suo torace neanche fossi un fuscello privo di peso. «Piantala, mi sporcherai tutta!» Protesto, però nel medesimo tempo ridacchio, sollevata e soddisfatta di averlo sorpreso. «Cosa ci fai qui? Sei di passaggio? O sei semplicemente impazzita?» Lo domanda a raffica, mettendomi giù subito dopo. Io sistemo la maglia un po’stropicciata e rivelo: «Sono tornata per restare.» «A Jacksonville?» «Esatto, a Jacksonville. Per le vacanze estive.» «Di norma resti nei paraggi dell’Università.» Osserva dubbioso. «Beh, ho visitato tutti i dintorni e rimanere lì anche quest’anno mi annoiava a morte.» «Fatico a crederci.» «E inoltre sentivo molto la tua mancanza.» Azzardo mielosa, apposta per addolcirlo.


Da principio resto folgorato dagli occhi. Scuri, profondi, due pozze lucide d’imbarazzo incastonate in un volto innocente. La bocca carnosa, anch’essa degna di nota, forma una O di puro sconcerto mentre accenna un passo indietro nel tentativo impacciato di sfuggirmi. Pare turbata. Nervosa. Di colpo, però, afferra un martello trovato chissà dove, alza il mento con fare battagliero e me lo punta contro, inveendo: «Chi sei? Che vuoi? Sappi che non ho problemi a usarlo, anzi…» Lì capisco. Ricordo il passato. Mi paralizzo. E anche lei probabilmente ridefinisce i contorni della memoria perché abbassa l’arma lungo i fianchi, mettendo da parte ogni istintivo timore. «Sei…» «Noah.» Finisco al suo posto, senz’altro più a mio agio. Toglie gli auricolari con dita frenetiche. Sostengo lo sguardo che mi soppesa. Poi diventa rossa all’equivoco, schernendosi in tono piatto: «Perdonami, ascoltavo la musica a tutto volume e non ti ho sentito arrivare. Mi hai colta alla sprovvista.» Anche tu, vorrei ammettere. Invece la osservo posare il martello su una cassapanca vicina, come se scottasse. Metto via lo straccio bagnato e mormoro conciliante: «Beh, perlomeno non mi hai scagliato contro quel simpatico arnese, o a quest’ora avrei un buco bello grosso in fronte.» Temporeggio quel tanto che basta a incrementare il senso di colpa tracimante dallo sguardo sgomento, tengo gli occhi agganciati ai suoi, valuto cos’altro dire. Alla fine indago curioso: «Non sapevo fossi in città. Hai intenzione di fermarti per le vacanze?» Annuisce: «Non lo sapeva nessuno. Ho scelto di fare una sorpresa a mio fratello.» «E come mai non è qui?» «Gli ho detto di andare a casa, che a pulire ci avrei pensato io.» «Strano modo di divertirsi, il tuo, dopo un lungo viaggio.»


Non ci siamo mai rivolti la parola, ognuno impegnato a svolgere le proprie mansioni. Una sorta di limbo pacifico sorvegliato da Scott. Solo io l’ho notato? Ogni momento è stato scandito dal suo giudicarmi di continuo, pronto a puntare il dito contro il primo errore che sperava potessi commettere. Peccato per lui, però. Errori non ce ne sono stati, anzi. Ho lavorato sodo malgrado la stanchezza, probabilmente meglio di quanto avrebbe fatto un uomo. «Sei stata brava.» Mi sento dire all’orecchio. È Jeremy a complimentarsi, gentile come al solito. Sospiro, faccio una smorfia in direzione del nipote e ribatto aspra: «Sei l’unico a pensarlo, ma grazie mille. Lo apprezzo.» «L’unico? Scott ti adora.» «Scott è mio fratello, altrimenti non sarei qui. Il suo giudizio conta poco. Quanto a Noah…» Scrollo le spalle, lasciando la frase in sospeso. «Cosa ti fa fatto?» «Oltre umiliarmi con aggettivi vari durante una conversazione che non avrei dovuto ascoltare, nulla.» Rivelo, sicura di non dimenticarlo tanto in fretta. «Davvero? Povero idiota.»


«La pianti oppure no?» La voce limpida del vecchio mi riporta al presente. «Di fare cosa?» Muove il capo in direzione di Alya, ridacchia sotto i baffi e spiega: «Di farle la radiografia.» Non rispondo. Ha ragione. Lui però insiste, giocando a predire il futuro: «Se continui così, anche Scott se ne accorgerà. Non è mica stupido. Verrete alle mani, è sicuro . E io sono troppo vecchio per dirimere certe questioni.» «Non c’è nessuna questione da dirimere, Nostradamus. Stai esagerando.»

Noah si avvicina ancora. Posso persino contare le pagliuzze dorate che galleggiano nei suoi occhi come tanti coriandoli. E che mai avevo notato in questi giorni. La grana della pelle. Le rughe sottili che induriscono lo sguardo. «No, non ci siamo detti un cazzo.» Vacillo. Lo bisbiglia sottovoce, brusco; quasi penso di averlo immaginato. Possibile che la mia descrizione l’abbia fatto arrabbiare? Volto le spalle per raggiungere il portone, confusa. Lui però ha altri piani in mente. Mi afferra dal collo e ricevo uno strattone che mi conduce dritta verso il suo torace. Ci sbatto contro. È durissimo. Dopodiché arriva un bacio. Un contatto imprevisto, brusco. Una specie di scossa elettrica tanto impetuosa da eclissare in un secondo ogni altre labbra. Tutto ruota vorticosamente. Il cielo sopra di noi, gli alberi, i tetti delle case. La testa. Il mio cuore. Ho in bocca Noah Allen e lui ha in bocca me. Ed è una giostra terribilmente eccitante fin quando non smette, riportando entrambi coi piedi per terra. «Perch…perché l’hai fatto?» Ansimo rauca. Serra le palpebre. «Forse ha ragione Scott.» Dichiara. Il tono è basso, strascicato. «Sono un bastardo, uno che pensa solo a se stesso.»

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...