RECENSIONE IL MIO TRAGUARDO SEI TU DI L. A. COTTON

TITOLO: Il mio traguardo sei tu
SERIE: Rixon Raiders Vol. 4
AUTORE: L A Cotton
EDITORE: Queen Edizioni
GENERE: New Adult
PAGINE: 300
FORMATO: Ebook – Copertina flessibile
PREZZO: 3,99 Ebook – 12,90 Copertina flessibile
DATA DI PUBBLICAZIONE: 26/11/2020
NB: Libro disponibile nei vari store e in libreria

Sinossi.
È arrivato il momento perché Cameron, Jason e Asher si tolgano la divisa dei Rixon Raiders e vadano al college con le ragazze che amano. Ma le loro relazioni supereranno gli ostacoli della
vita universitaria, delle nuove amicizie e, soprattutto, del football?
“Il mio traguardo sei tu” segna l’epilogo della serie “Rixon Raiders” ed è necessario leggerlo dopo aver letto i tre volumi precedenti.

Biografia Autore.
L A Cotton è autrice di Young Adult e New Adult Romance.
Scrive le storie che vorrebbe leggere: storie che creano dipendenza, piene di rabbia adolescenziale, tensione,
colpi di scena e svolte. Vive in una piccola città nel centro dell’Inghilterra, dove al momento si destreggia tral’essere una scrittrice a tempo pieno e fare da madre/arbitro a due bambini. Nel suo tempo libero (e quando
non è accampata di fronte al computer) è probabile trovarla immersa in un libro, lontana dal caos della vita.
Le piace connettersi e interagire con i suoi lettori, e puoi trovarla su: http://www.lacotton.com

Eccomi peccatrici a parlarvi del volume finale di questa serie… Sicuramente rivivere i personaggi della serie, mi ha emozionata. Mi aspettavo uno sviluppo diverso, ma questo è un mio parere. Troveremo I nostri protagonisti, ad affrontare i problemi che purtroppo ogni coppia attraversa. Ma ognuno avrà una reazione diversa, ognuno avrà un finale diverso. Jason e Felicity sono quelli che ho preferito. Le loro reazioni, saranno inaspettate. Mentre negl’altri personaggi Ash e Maya, Cam e Haileen sono sempre stati quelli più dolci, più espansivi rispetto al nostro Jason tutto d’un pezzo. Ognuno si troverà un ostacolo e dovranno essere pronti ad affrontarlo nel migliore dei modi. Siete pronti a traballante sul filo del rasoio? Beh non vi rimane che leggerlo per scoprirlo.
Baci, baci Lisa.

Mi svegliai da sola, di nuovo. Era la terza mattina di fila. Sembrava che Jason trascorresse ogni secondo libero che aveva in palestra, o con gli allenatori, o a studiare, in modo da non rimanere indietro con le lezioni. I Quakers stavano vincendo tutte le partite, e nessuno voleva che la cosa cambiasse. Presi il mio telefono dal comodino e sorrisi nel leggere il messaggio di Jason, ma quel sorriso non raggiunse i miei occhi. Non succedeva mai, negli ultimi giorni.
QB# 1: Scusa…So che avevo promesso che stamattina ci sarei stato, ma i ragazzi mi hanno scritto dicendo che volevano allenarsi un’ora in palestra prima dell’inizio delle lezioni. Sono tutti nervosi per la partita di venerdì.
Io: Fai quello che devi fare. Non vedo l’ora che arrivi stasera.
Il mercoledì sera era da sempre la nostra serata. Non uscivamo spesso, ma ci tenevamo sempre liberi per stare insieme. A volte andavamo al di là del fiume per stare con Asher e Mya, a volte andavamo al cinema in centro, e a volte restavamo a casa e ci godevamo un po’di pace nelle nostre folli vite.
QB# 1: Stasera? Merda, ho detto ai ragazzi che ci saremmo visti per guardare il video della partita della settimana scorsa. Il mio stomaco sprofondò. Si era dimenticato della nostra serata.
Io: Oh, okay. Beh, potrebbe farmi comodo qualche ora di studio in più. Possiamo rimandare. QB# 1: Mi farò perdonare, te lo prometto.
Io: Lo so.

«Asher, smettila…è una cosa stupida.» «Non credo che lo sia», dissi. Prima Mya, poi Diego e Rex, e adesso la stupida poesia di Faith. «Ti senti soffocata da me?» Prima che potessi fermarle, quelle parole uscirono dalle mie labbra, e Mya trattenne il fiato. «Come ti salta in mente?» «Rispondi alla domanda, Mya», sbottai. Attorno a noi, le chiacchiere e le risate continuavano a risuonare, ma riuscivano a penetrare a malapena il martellare del sangue nelle mie orecchie. «Ti stai comportando in modo ridicolo.» Girò la testa da sopra la spalla. «Stanno tornando. Ti prego, non trasformare tutto questo in qualcosa che non è.» Ma ormai il dubbio era stato insinuato, e non potevo togliermi di dosso la sensazione di non essere il benvenuto lì, quella sera. Mi alzai e affondai le mani in tasca. «Vado da Diego e dai ragazzi. Ci rivediamo più tardi all’appartamento.» «Te ne vai così presto?» Faith mi rivolse uno sguardo compiaciuto. «Sì», risposi. «In fondo, questo posto non fa per me.» Poi, mi precipitai fuori.

Era tardi, erano le dieci passate. Il profumo di lasagne aleggiava in corridoio. Ma solo quando entrai in cucina, e vidi il pasto praticamente intatto, capii che quel giorno avevo mandato tutto a puttane due volte. Il nostro piccolo tavolo era apparecchiato per due persone, con tanto di candele e calici di vino, e un vaso di fiori freschi. Mi trascinai al frigo e non rimasi sorpreso di trovarci una bottiglia di vino e un contenitore con dentro il nostro dolce preferito, preso dal ristorante dall’altra parte della strada. Hailee si era sforzata tanto, eppure non aveva detto niente. Perché voleva farti una sorpresa, stronzo. Feci un grugnito frustrato. Non le avevo scritto. Dopo averle mandato il messaggio iniziale in cui le dicevo che stavo partendo, ero stato così impegnato a occuparmi di Xander e così preso dai miei pensieri, che mi ero completamente dimenticato di scriverle. Presi il mio telefono scarico dalla tasca, lo attaccai alla corrente e aspettai che si accendesse. C’erano messaggi su messaggi di Hailee.
Hailee: Sono io. Avevi detto che saresti stato a casa a quest’ora, ma non sei qui e il tuo telefono è spento. Fammi sapere se stai bene.
Hailee: Visto che non rispondi, ho chiamato tua mamma. Ha detto che sei partito da Rixon all’una. Che diavolo, Cameron! Mi avevi scritto alle otto dicendo che stavi partendo. Cosa sta succedendo?
Hailee: Mi considero una persona piuttosto ragionevole…ma che cazzo, Cameron! Sono quasi le nove e trenta, vado a letto. Non che creda di riuscire a dormire, visto che il mio ragazzo è irraggiungibile e nessuno gli ha parlato per tutto il giorno.

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