Recensione romanzo Freak Show di Chiara Casalini, a cura di Keja Galli


Titolo: Freak Show
Autore: Chiara Casalini
Editore: Dark Zone Edizioni
Genere: Romance di formazione
Data pubblicazione: 14/02/2021
Pagine: 263
Serie: Autoconclusivo
Formato: Ebook e cartaceo
Prezzo ebook: € 2,99
Prezzo cartaceo: € 14,90
Booktrailer: https://youtu.be/fXalrh4HOPs
Link d’acquisto:
Trama:
Valentina e Billy. Una bambina in sovrappeso e un bambino albino contro i bulli del paese. La loro
amicizia gli ha permesso di essere felici, nonostante le cattiverie, ma quando sono costretti a
separarsi il loro legame viene spezzato dalla crudeltà di chi sta loro intorno.
Ormai ventenni si ritroveranno e scopriranno un amore cresciuto tra i ricordi. Ma dovranno anche
fare i conti con le strade prese, gli errori e il dolore di tutti quegli anni. E soprattutto con il loro
continuo sentirsi sbagliati dietro un muro di paura e violenza che li porterà perfino a desiderare la
morte.
Salvarsi o perdersi per sempre? La scelta non è per nulla scontata.

Partiamo col dire che Freak Show è tutt’altro che una lettura leggera, non lo è proprio per niente. Tuttavia è un romanzo che tutti, e sottolineo tutti, dovrebbero leggere almeno una volta nel corso della propria vita. Anzi, mi sbilancio, e dico addirittura che dovrebbe esser letto nelle scuole.
E perché, vi chiederete voi, proprio in quell’ambiente?
Perché si sa che le scuole, specialmente le superiori, sono un tripudio di arroganza, saccenza e grandissime prese in giro e, in più casi di quel che si pensa, di bullismo.
Ma cos’è il bullismo? Come viene vissuto da chi lo subisce? Certo, ci sono studi in merito, reperibili anche con un click tramite Google, ma se volete provare anche solo per un attimo la sofferenza delle vittime di bullismo e violenza psicologica, vi basta iniziare a legger Freak Show.
Valentina e Billy sono amici sin da quando erano bambini, sin da quando erano dei mostri. Sì, proprio così: è con questo termine, infatti, che si sono sempre identificati, aggrappandosi l’un l’altro e cercando di non soccombere sotto le ingiustizie dei ragazzetti del loro stesso paese che definivano lei cicciona e lui Biancaneve. E qual era la loro colpa? Nessuna, se non che Valentina era una bambina che loro vedevano con qualche chilo di troppo, mentre Billy aveva avuto la sfortuna di nascere albino.
Basta veramente poco, pochissimo, affinchè Valentina e Billy cadano preda di continue vessazioni.
Dopo anni, la storia non è cambiata poi molto: Freaky, alias Vale, si è rifugiata dietro una corazza di scontrosità e sfacciataggine, ma che a un attento scrutatore non sfugge essere piena di crepe. E questo Billy lo sa, lui, che è tornato al paese dopo anni, con un nuovo look e un carattere decisamente più forte. Non è contenta, Vale, del suo ritorno: lui l’aveva abbandonata, allontanandosi da lei per sua scelta. Una scelta dettata dall’affetto che provava nei suoi confronti, il non volerla far cadere nel vortice in cui lui stesso era invischiato, non sapendo che, così, l’avrebbe fatta stare solo peggio. Ma cosa è stato a far allontanare Billy da Vale e dal suo paese? Un gesto estremo. Billy è stato portato all’esasperazione da tutti quegli anni di insulti, di minacce. E Vale si è dovuta far forza, ha dovuto lottare per risollevarsi dopo che il suo migliore amico aveva deciso di abbandonarla, per lei senza motivo. Ed ecco che, nella mente di Freaky, passano concetti strani, instillati a forza pian piano, goccia dopo goccia, parola dopo parola.
Sei cicciona, sei una puttana, sei una troia.
E cosa c’è di meglio che farsi del male, sentire così la mente più leggera, non provare altro che dolore?
Il dolore fisico serve a non pensare ad altro. Senti solo quello, non senti più le brutte parole che ti dicono, non senti più i ronzii dei pensieri che vorticano incessantemente all’interno della tua testa.
Freak Show non è una lettura leggera. Freak Show ti scava dentro, ti lacera, ti fa incazzare. Ti fa piangere di rabbia, vorresti essere al posto di Billy per spaccare la faccia a quei coglioni che hanno ridotto lui e Vale in quello stato per anni.
Il bullismo è un cancro, un cancro che non si cura con delle medicine, ma con l’informazione e l’educazione. Servono più racconti come questo, e ribadisco il concetto della lettura nelle scuole. Insieme a “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” forse riuscirebbe a cambiare la mentalità di alcuni.

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