
Titolo: Delay of Game
Autore: Melissa Pratelli
Genere: Sport romance/College romance
Casa editrice: Self Publishing
Data di uscita: 21 settembre 2023
Formato: Ebook e cartaceo
Trama:
«Tu mi incasini il cervello, John Whitman.»
«Benvenuta nel mio mondo, Brooke.»
Ho poche certezze nella mia vita: la prima è l’hockey, la seconda è la mia squadra, la terza è che Brooke Delgado mi odia.
È un bel problema, perché io sono pazzo di lei fin dal liceo, e non ho la minima idea delle ragioni del suo astio nei miei confronti.
Il mio nome è John Whitman e sono il portiere dei Denver Pioneers, i campioni nazionali di hockey universitario. Non amo i drammi, ma le questioni in sospeso mi infastidiscono ancora di più e Brooke è un’enorme questione in sospeso. Un ritardo nel gioco che mi tiene bloccato in una partita senza fine, togliendomi la possibilità di andare avanti.
E io ho tutta l’intenzione di fare a pezzi questa impasse.
Non ho mai gradito gli sportivi, soprattutto i giocatori di hockey. Sono degli idioti gradassi e io ho cose più importanti di dischetti e classifiche a cui pensare. Tipo il mio futuro, quello che traballa sin dal giorno in cui mia madre si è ammalata.
John Whitman è il re dei gradassi e non me ne fregherebbe niente di lui se solo non sapessi ciò che ha fatto. Ho promesso di tenere la bocca chiusa, ma non posso tollerare la sua presenza, né intendo farlo. Peccato che mi capiti sempre tra i piedi e che non abbia alcuna intenzione di lasciarmi perdere.
Se è lo scontro che cerca, allora lo avrà. Perché, se c’è una cosa che odio più dei bugiardi, sono i codardi.
Strillo: Lei è l’unica partita che non posso perdere.

Ci siete Peccatrici?
Scalpitavo dalla voglia di tornare a Denver dai miei Pioneers dopo l’esaltante primo volume della serie di Melissa Pratelli dedicato all’hockey e se MISCONDUCT è stata una scoperta adrenalinica sotto tutti i punti di vista, DELAY OF GAME è la conferma che questa autrice pattina sul ghiaccio con uno stile dirompente, preciso e incisivo da lasciare i solchi sulla pista rettangolare di gioco.
E adesso vi dico il perché.
John Withman è il goalie della squadra universitaria e anche coinquilino di Dominic che nel volume precedente dava l’idea di essere quasi un clown col testosterone a mille il cui hobby preferito era provocare Brooke, la miglior amica di Laney….con lei che rispediva tutto indietro al mittente. Un vincente, un predestinato destinato a brillare nel firmamento della National Hockey League, ama la competizione a 360 gradi, tenetelo presente.
Di Brooke Delgado sappiamo che ha la lingua tagliente, è schietta, senza mezzi termini e che considera i giocatori di hockey dei palloni gonfiati senza sale nel cervello, ma conosce bene il senso del dovere e del sacrificio: ha scelto la sua strada, forse non i suoi sogni però. Ricorda tanto una gatta bisbetica, un po’ forastica cui non è facile avvicinarsi senza aver prima guadagnato la sua fiducia e i cui artigli da piccola tigre danno il meglio con John nei paraggi.
“Si distinguono, nel curioso look, i portieri: immobili come batraci, se ne stanno davanti a una porta poco più grande di loro, completamente bardati da capo a piedi che sembrano i cavalli nelle corride: se ne stanno lì e aspettano che il disco, a cento all’ora, li colpisca da qualche parte, faccia compresa, e quella la chiamano “parata” (Alessandro Baricco)
Un portiere di hockey ha in mente solo una cosa: non perdere mai di vista il puck, non lasciar passare nessun disco, bloccare ogni tiro possibile, avere una concentrazione disumana ed essere dei pazzi a ricoprire quel ruolo: bene, il nostro numero 4 ha tutte queste caratteristiche e si è messo in testa di conquistare l’unica ragazza che lo costringe a trattenere il fiato da parecchio tempo.
Ma dove nasce questa insofferenza atavica per lui?
Eppure il nostro Pioneers è aitante, gentile, seduttivo, sincero e non è neanche uno che le manda a dire. Ed è, soprattutto, una persona che varrebbe la pena di scoprire perché non sono il fisico, lo scudo, i gambali, il bastone o la folla esultante a renderlo forte e solido, ve lo posso garantire. John ha la testa sulle spalle sotto al casco protettivo e un cuore mastodontico sotto alla divisa. Brooke farebbe bene a guardarlo davvero e a fargli rilasciare l’aria nei polmoni. Specie quando anche lei vive costantemente in apnea.
Capirò poco di calcio e non distinguo un fuorigioco, ma so cos’è un ritardo di gioco e DELAY OF GAME non ne ha subìto alcuno: la trama parte al fischio d’inizio, scivola sul ghiaccio per poi acquistare rapidamente velocità, ogni passaggio e dialogo è studiato e calibrato, applica un forechecking che non dà tregua, non si improvvisa un bel niente e, soprattutto, non si arena mai…d’altronde nell’hockey la parola “rallentare” non esiste.
Gli “ingaggi” tra John e Brooke sono prove di nervi, i loro sono continui scontri in balaustra, evitare le penalità è quasi impossibile e accade che i ruoli si invertano: chi è abituato a difendere la porta gioca perennemente in attacco e chi corre come una scheggia sulla pista ghiacciata forse sta perpetuando una strategia sbagliata.
Metterli in campo con la maglia da titolari con la tattica azzeccata è stata la mossa vincente di Melissa che sfrutta al meglio le sue prime linee e voi conoscerete dei personaggi che non vi aspetterete mai: sono giovani, irruenti, erotici ma vi daranno una dimostrazione di maturità, caparbietà, presa di coscienza e consapevolezza. Insieme questi due sono un imparabile slapshot.
DELAY OF GAME potrebbe essere riassunto in 4 righe: “L’hockey è uno sport molto fisico. Se colpita correttamente, una pallina da hockey può raggiungere i 160 km/h, e in epoca attuale la forma fisica dei giocatori produce un gioco incessante fatto di continui avanti e indietro. Non aspettatevi mediocrità; aspettatevi poesia.” (David Goldblatt, Johnny Acton)
Nota a parte: gli sports romance sono tra i miei generi preferiti, l’hockey è una delle mie passioni e non avrei lasciato correre se ne fossi uscita delusa: l’autrice non ci ha pensato due volte a spedirmi muta in panca puniti – vi ho detto tutto – e rimarco in grassetto che un’italiana che prende uno degli sport nazionali americani e canadesi come fa lei e lo inserisce con cognizione e abilità in un romance (i Pioneers esistono davvero!) allineandolo alla storia ha realizzato un hat trick che vale la finale di Stanley Cup.
Pratelli, mi hai convinta per la seconda volta con un altro shutout: sei la prima scelta al draft, l’NHL te la sei guadagnata…ancora. Moira
5 PUCK, cioè, PIUME!!

