Care peccatrici,
Non ci siete abituate a sentirmi tanto di frequente, lo so, ma che volete farci, mi è presa bene con i pensieri apocalittici.
Oggi, ragazze/i, vi parlo infatti di “Guerra” di Laura Thalassa, secondo volume autoconclusivo della serie sui Cavalieri dell’Apocalisse. La scorsa settimana vi ho parlato di Pestilenza, primo fratello sceso sulla terra per sterminarci riempiendoci di seducenti pustole.
La storia, nel senso di trama, di Guerra e Miriam parte a spron battuto. La narrazione è in prima persona con il Pov unico della protagonista femminile, che ci inserisce subito in un clima di piena guerra, ma và, e che ci fornisce dettagli preziosi per collocarci in un preciso background, che non è più quello del Nord America, come con l’amico pustolento, ma in uno da decenni sconquassato da conflitti atroci: la Palestina.
In quel contesto di guerra e atrocità Miriam è dovuta crescere e, rimasta sola, ha dovuto imparare a cavarsela da sola. Quando il Cavaliere entra a Gerusalemme, a lei è subito chiaro che non potrà esserci scampo per la sua città. Quello che Miriam non potrà prevedere invece è il legame che, dal primo sguardo, Guerra le impone. Lui sa subito che lei è la sua “moglie”, non ha dubbi, ripensamenti o titubanze. Lei è stata mandata per lui e per nessun altro.
Stare accanto a un cavaliere dell’Apocalisse non è facile, lui è stato mandato nel mondo per annientare il genere umano, per riuscire dove Pestilenza ha fallito. Guerra uccide. Non fa sconti. Non è magnanimo. Lui persegue il suo compito. Guerra legge nei cuori degli uomini, in essi riuscirà a trovare qualcosa per cui valga la pena mettere tutto in discussione?
Oh, ma mica ve lo devo dire io…lo dovete vivere leggendo il romanzo di Laura Thalassa.
Alla prossima piaga, mie apocalittiche peccatrici.
Un bacio,
Francy



