Ben trovate mie adorate Peccatrici,
oggi vi porto con me ad ascoltare un po’ di musica rock, di quella che ti spinge a saltare e urlare, di quella che ti aiuta a fare uscire tutto il senso di represso che custodisci nell’anima, di quella che ti dà quella botta di adrenalina e che ti dà quel senso di libertà, quella che ti fa stare bene e in pace con te stessa.
Con i Foo Fighters come colonna sonora, Kelsey Kingsley con “LA VITA CHE SOGNAVAMO” ci porta a conoscere la vita di Tabitha, una giovane agente immobiliare, irreprensibile sul lavoro e nella vita, segue degli schemi anche nell’abbigliamento, nel modo di porsi, lei non sbaglia in niente, ha tutto pianificato.
Ma la vita a volte sa essere ingiusta, cambia ogni cosa e si ritrova ad affrontare le tragedie che l’hanno colpita, completamente sola, compreso badare a suo nipote Greyson, un adolescente non semplice da gestire.
Il destino, in talune circostanze, ci tende una mano, sta a noi aggrapparvisi, ed è quello che fa Tabitha: si aggrappa a quella speranza che vede in Sebastian, col quale si ritroverà sulla stessa strada.
Lui è uno schiaffo in faccia alla vita di Tabitha, scandita dalle regole, rappresenta in tutto e per tutto la vita che lei ha sempre sognato: scanzonato, libero, jeans strappati, scarpe consunte, capelli lunghi e ribelli, parla senza filtri, sempre in viaggio con la sua band, ha seguito i suoi sogni e ha fatto della sua passione il suo lavoro.
Sarà proprio lui a stabilire una connessione con Greyson e ad aiutarlo ad affrontare e superare il momento difficile che sta vivendo e il suo dolore.
Sebastian e Tabitha sono completamente opposti… all’esterno, sarà lui a spogliarla di tutti quegli strati che si è autoimposta, scoprendo che alla fine sono più simili di quanto credevano.
Non sempre ciò che sembra giusto per gli altri può esserlo per noi, non sempre possiamo avere il controllo su tutto e non sempre c’è una spiegazione a ciò che accade, a volte è così e basta, quando Tabby capisce, finalmente, queste semplici cose, ritroverà la giovane ragazza che aveva perso per strada e la libertà di essere sé stessa.
Una storia veramente bella in cui, sia i due protagonisti che Greyson, hanno una crescita personale che va di pari passo gli uni con gli altri, riescono ad affrontare il dolore stando insieme e attaccandosi alle piccole cose, ai piccoli gesti di premura, alle parole sussurrate.
Scoprono la libertà di amare ma anche di aspettare e di avere pazienza, di scegliere ciò che è meglio per gli altri a discapito di sé stessi ma che poi la soddisfazione che ne si ottiene e l’amore che ci torna indietro non ha eguali.
E poi che molto spesso la vita che sogniamo da bambini o da ragazzi non è quella che poi ci ritroviamo una volta cresciuti, ma sta a noi costruircela, farla uscire dai costrutti che ci vengono imposti, essere liberi di essere noi stessi e ciò che ci rende felici.
Il mio tempo qui è giunto al termine ma, prima di andare, vi lascio un pensiero di Sebastian che per voi possa essere spunto di riflessione come lo è stato per me:
“A volte succedono cose brutte e arrivano cose belle a bilanciarle. Non per cancellare le cose brutte o per rendere meno triste il fatto che siano accadute o altro, ma solo per renderle più facili da affrontare.”
Alla prossima lettura 😘
Debby
Ringrazio Hope Edizioni per la copia digitale che mi ha gentilmente concessa




