In collaborazione con l’autrice che ringrazio per la copia concessa
Buongiorno Peccatrici,
sono stata convocata al dipartimento di polizia di NY, Sezione Crimini Seriali, dal detective Michael Dicker, una vecchia conoscenza (del volume precedente). Ah, vedo che con lui c’è anche Samantha Dambas, ex profiler dell’FBI che si è unita alla squadra. Mi informano che abbiamo a che fare con “(UN)KNOWN – UNABOMBER” e che dietro tutto questo c’è la regia di Jennifer P. con la complicità di Land Editore.
Saluto gli altri membri che collaborano alle indagini, alcuni già li conosco e ci basta una stretta di mano e pochi convenevoli: leggo subito il fascicolo e capisco al volo che è un caso che scotta, anzi, esplode. Letteralmente. Un mitomane? Un pazzo isolato? Un atto terroristico? Mmmh.. Abbiamo pochi indizi e tracce enigmatiche da seguire: il nostro offender non è un dilettante e non certo l’ultimo della fila. Una mente contorta, ma sofisticata che si muove nell’ombra creando ordigni complicati sulle cui macerie restano solo cadaveri e parecchia polvere. Ed è proprio tra quelle cortine di fumo che lascia volutamente la sua indecifrabile firma.
Brancoliamo nel buio perché non abbiamo piste da cui partire, non sappiamo chi, come e, soprattutto, perché sta seminando il panico nella Grande Mela e sta alzando la posta. Qual è il suo obiettivo? Chi sono i suoi bersagli? Anche quelli dell’FBI stanno investigando e averceli tra i piedi – per una volta – può tornarci utile.
Il fiuto di Michael, addestrato dal suo mentore di cui non ha dimenticato gli insegnamenti, la genialità di Samantha nel saper decodificare il modus operandi e i pensieri criptici, uniti alle competenze di ognuno di noi, ci fanno apparire come cani da caccia pronti a stanare Unabomber. Ha i giorni contati.
O forse li abbiamo noi?
Jennifer ritorna al thriller con il secondo volume della serie “(UN)KNOWN” e con “UNABOMBER” conferma i miei sospetti: non sta sperimentando il genere, lo conosce proprio e io mi trovo perfettamente sulla sua traiettoria di tiro. Sceglie di tenere consciamente la parte romance in secondo piano, ma non lascia offuscare i sentimenti che legano Michael e Samantha: la loro natura è fermare il crimine, a cui si sono votati anima e corpo. Pensano, ragionano, agiscono, sono sempre all’erta, ma l’amore chiede sempre il suo spazio. E l’autrice glielo concede pur non addomesticandoli mai, lasciando anche aria a un’umana paura, un punto debole naturale quando si ama davvero.
In apertura di ogni capitolo c’è sempre una citazione tratta dai film che non sono messe a casaccio, ma indirizzano il lettore non verso la soluzione, ma nel calarsi meglio nella giusta atmosfera (e complimenti per le scelte da cineteca!). Il romanzo si edifica innescando bombe – non solo intese come arma contundente – e creando una voragine tra le forze dell’ordine e l’ineffabile attentatore. Da un lato chi deve costruire ogni segmento di un puzzle allucinante, dall’altro chi sfugge ai controlli radar e che pare essere sempre un passo avanti.
Il doppio pov adottato spinge ancora meglio a destreggiarsi tra chi sta inseguendo e chi sta progettando un’altra deflagrazione: Jennifer si è mossa molto bene imprimendo caparbietà e capacità deduttiva al primo e un’energia tensiva e psicologicamente disturbante all’altro. Non era affatto facile rimanere razionali e concentrati; l’errore di scivolare in imitazioni o scimmiottamenti presi dalle serie TV era dietro l’angolo. Lei è andata dritta.
Buona lettura Peccatrici, se mi cercate sono in licenza premio fino al richiamo in Centrale. Alla prossima.
Moira




