Ben ritrovate Peccatrici di ogni dove!
Il vostro amichevole Pigi di quartiere torna operativo, dopo la pausa estiva, con un romanzo che sa di magia e rituali.
Di cosa sto parlando?
Ma ovviamente ci “The Witch Oath”, di Federica Caglioni.
Siete curiose?
Allora partiamo; Westview ci aspetta!
Ci sono storie che hanno bisogno di un castello infestato, di una foresta immersa nella nebbia o di un antico grimorio per creare un’atmosfera magica.
E poi ci sono storie come “The Witch Oath”, che riescono a trasformare un’intera cittadina del New England in un luogo dove ogni sguardo nasconde un sospetto e ogni segreto sembra avere radici molto più profonde di quanto si possa immaginare.
Con questo romanzo, Federica Caglioni inaugura le New England Chronicles, portandoci a Westview, una piccola comunità apparentemente tranquilla ma dominata da pregiudizi, superstizioni e vecchie credenze.
Al centro della vicenda troviamo Rowena Leroy, una giovane strega che si trasferisce nella dimora storica della propria antenata insieme alla sorella Astrid. Il loro arrivo, però, coincide con una serie di eventi inquietanti: sparizioni, rituali misteriosi e strani avvenimenti fanno rapidamente ricadere i sospetti sulle due sorelle.
Ed è proprio qui che la storia comincia a prendere forma.
Rowena non è la classica “damigella in pericolo”. Non ha bisogno di essere salvata e questo è già un punto a favore del romanzo. Quando la situazione prende una piega inaspettata, lei non si lascia trascinare passivamente dagli eventi, anzi. È determinata, sarcastica e soprattutto estremamente protettiva nei confronti di Astrid.
La sua natura di strega non viene usata soltanto come elemento prettamente decorativo, ma è parte integrante della identità e del modo in cui viene percepita dagli abitanti di Westview.
Ed è proprio il rapporto tra Rowena e la comunità a rendere interessante una parte importante del romanzo.
A Westview, è ancora ben radicato il pregiudizio verso coloro che sono diversi.
Anche se in questo caso si riferisce agli esseri soprannaturali, la Caglioni richiama un argomento molto attuale e di cui probabilmente si parla sempre troppo poco.
Rowena viene giudicata prima ancora che qualcuno abbia delle prove concrete contro di lei. Essere una strega significa automaticamente diventare una possibile colpevole.
Questo ha permesso all’autrice di giocare con un tema molto umano: quanto sia facile trasformare qualcuno nel capro espiatorio perfetto quando abbiamo già deciso, a priori, che deve essere accusato.
E poi c’è Conrad McKenna.
Un cacciatore.
Il genere di persona che, almeno sulla carta, dovrebbe rappresentare tutto ciò contro cui Rowena si oppone.
La dinamica tra i due è probabilmente uno degli aspetti che più mi è piaciuto del romanzo.
La contrapposizione fra strega e cacciatore offre terreno fertile per incomprensioni, battibecchi e diffidenza, ma soprattutto permette ai due personaggi di conoscersi gradualmente andando oltre le rispettive etichette.
L’alchimia c’è, la tensione anche, ma il mistero e l’indagine rimangono il vero motore della vicenda.
E, considerato che “The Witch Oath” è il primo volume della serie, questa scelta funziona particolarmente bene: lascia spazio per sviluppare ulteriormente il rapporto tra i due nei possibili capitoli successivi.
Se c’è una cosa che questo libro riesce a fare bene è mantenere viva la curiosità.
Il romanzo mette sul tavolo diversi elementi, tasselli che, inizialmente, sembrano totalmente scollegati, ma che progressivamente contribuiscono a costruire un quadro più ampio.
La componente investigativa funziona proprio perché il lettore viene portato a formulare ipotesi insieme ai due protagonisti.
Alcuni indizi possono sembrare innocui, altri assumono un significato diverso quando vengono osservati alla luce degli eventi successivi.
E quando finalmente arriva la soluzione del mistero, il risultato è efficace proprio perché la storia ha disseminato abbastanza elementi da permettere al lettore di guardarsi indietro e pensare: “Avrei potuto capirlo”.
È quel tipo di sorpresa che funziona molto meglio del semplice colpo di scena tirato fuori dal nulla.
La scrittura di Federica Caglioni è scorrevole e particolarmente adatta a una storia di questo tipo.
La narrazione procede con ritmo, alternando momenti di maggiore tensione a scene più leggere e permettendo al mistero di svilupparsi senza appesantire la lettura.
Un altro aspetto positivo è l’attenzione riservata ai dettagli. L’autrice non si limita a raccontare ciò che accade, ma costruisce progressivamente l’atmosfera e lascia che siano anche piccoli particolari a suggerire che qualcosa, a Westview, non quadra.
In conclusione questo romanzo, che unisce elementi fantasy, mistero, magia, ironia e romance in perfetta armonia, mi ha regalato una piacevole esperienza di lettura.
È un romanzo che consiglio soprattutto a chi ama le storie di streghe e cacciatori, le ambientazioni dal sapore gotico e le indagini condite da una buona dose di tensione romantica.
E soprattutto a chi, arrivato all’ultima pagina, non vuole necessariamente avere tutte le risposte.
Perché a Westview, evidentemente, la magia è appena cominciata.
“Un libro non è solo un libro. È un viaggio in un sogno da vivere ad occhi aperti.”
Un saluto,
Pigi.




