Ben trovate mie adorate Peccatrici,
eccomi pronta a portarvi in una nuova storia, di cui avrei dovuto parlarvi già da un po’ di tempo, ma fra un impegno e l’altro e la mia costante capacità di incasinarmi con le innumerevoli letture, “TUTTO NASCE PER FIORIRE” è finito in fondo al Kindle ed è riapparso quasi per caso come se volesse tirarmi le orecchie per questa dimenticanza. La sua autrice, Demetra Costa, ha dimostrato pazienza e comprensione fuori dal comune per la sbadataggine della sottoscritta e di questo le sono fortemente grata.
Sbadataggine che, in un certo senso, mi accomuna con la protagonista Vittoria, un’assistente sociale a cui servirebbe, a lei per prima, un po’ di assistenza: maldestra, diciamo anche un po’ sfigata ma forse il suo più grande problema è il non avere pienamente fiducia in sé stessa e quindi facilmente calpestabile un po’ da tutti. Ha la sindrome della crocerossina, pronta a farsi in quattro per aiutare gli altri, ma alla fine chi aiuta lei?
Per lei chiamarsi Vittoria è un paradosso, come se la vita avesse voluto prenderla in giro, un po’ come tutti i nomi delle persone che la circondano.
Cerca imperterrita una soluzione per una donna sola e in difficoltà, insegue con caparbietà un uomo invisibile agli sguardi altrui, non riesce a lasciare andare colui che non la valorizza, è ossessionata da un paio di occhi verdi che non sa a chi appartengono, amici più o meno vicini, parenti più o meno simpatici…benvenuti nel mondo incasinato di Vittoria Levante!
Una storia sicuramente originale e molto carina che, in un certo senso, mi ha dato un punto di vista più soggettivo sul lavoro dell’assistente sociale e su tutte le situazioni complicate e spesso di degrado che devono affrontare.
Una scrittura scorrevole ma che a volte mi è sembrato si dilungasse un po’ troppo.
Ho vissuto il dolore ed il disagio di Giuseppe anche se non l’ho pienamente condiviso, non ho sopportato il padre di Vittoria ma ne ho amato invece il nonno, ho tifato per Desy affinché riuscisse ad aprire gli occhi della sua migliore amica, ho visto i pregiudizi con cui combatte Torella ogni giorno e di cui è spesso vittima o carnefice a sua volta.
Una storia che ha una trama originale ma allo stesso tempo vera, che mostra uno squarcio di vita reale che molto spesso ignoriamo.
Purtroppo non sono riuscita ad empatizzare con la protagonista, audace quando si tratta degli altri ma eccessivamente remissiva ed ingenua per sé stessa. Per me è stato un controsenso vederla combattere con caparbietà per i suoi “utenti”, trovare per loro mille soluzioni più o meno lecite e non riuscire a trovare per sé stessa, invece, il giusto rispetto e riconoscimento.
Vittoria è un bel personaggio anche se un po’ contraddittorio, rappresenta il mezzo che la vita fornisce per avere una seconda opportunità, può essere quel raggio di sole o quella goccia di pioggia che serve a quel semino, caduto tra le rocce, per avere la forza di crescere e sbocciare anche nei terreni più impervi. Perché alla fine, tutto ciò che nasce è destinato a fiorire.
Quindi anche se per me mancava di un po’ di dinamicità, questo libro è ricco di buoni sentimenti e merita di essere letto.
Ci parla di solidarietà, soprattutto fra gli “ultimi”, quella semplice e immediata da costruire che non conta su beni materiali ma su lealtà e affetto; ci parla della bellezza delle piccole cose che ci circondano e che ti danno la forza e la voglia di vivere come i colori della primavera o la bellezza di un’alba o di un tramonto; ci parla dell’importanza dell’ascolto di tutte quelle persone in difficoltà, a cui basterebbe poco per essere aiutate. È un romanzo, questo, che dà tanti spunti di riflessione su cui è giusto soffermarsi.
Ma ora, dopo aver assistito alle imprese (se così si possono definire) di Vittoria, è giunto, per me, il momento di correre verso una nuova avventura a caccia di emozioni.
Alla prossima lettura 😘
Debby




