In collaborazione con Quixote Edizioni che ringrazio per la copia concessa
Buongiorno infedelissime Peccatrici,
ad agosto è uscito il secondo volume della “Infidelity Series” di C.P. Harris edito Quixote Edizioni: “I PESCATORI” e sicuramente il titolo pone degli interrogativi o magari solleva qualche perplessità. Vi tolgo il dubbio: non squamano pesci e non usano reti a strascico.
Questa serie – se non si fosse capito – tocca il tema delle infedeltà: non è un processo al tradimento, non è nelle intenzioni di questa bravissima autrice americana condannare o assolvere la violazione di patti esclusivi di natura sentimentale/sessuale. Non giustifica il perché, ma attenziona i moti ondosi che si agitano in chi li compie.
Franklin Kincade ha tutto: i soldi, il potere, il prestigio e una famiglia alla quale sa di aver sottratto invece di dare. Ha creato un microcosmo che funzionasse per la moglie e i figli, ma è coscio delle sue negligenze affettive, delle distanze di cui ne patisce i vuoti pur essendone lui stesso l’artefice. E a 45 anni ci arriva in totale debito d’ossigeno.
Leland Meadows vive alla giornata: lavori a chiamata, affitto e bollette, sogni e ambizioni detti tanto per dire e tutte le finestre chiuse. Per paura di cadere. Bellissimo, seducente e accogliente, non cerca nulla in un uomo apparentemente risoluto ma malinconico come quello con cui si trova sul tetto di un palazzo. Ma spesso i silenzi, come le parole, sono un paracadute sulle spalle che entrambi portano come misura di sicurezza. Le altezze, le vertigini, la testa che gira, le gambe che tremano e il petto che si stritola, sono salti troppo distruttivi per due codardi emotivi come loro che mentono perché manca il coraggio di essere autentici.
Uno in lotta da una vita con sé stesso e che rischia una catastrofe familiare che non può concedersi, l’altro votato all’autoconservazione per non correre il pericolo di essere gettato nella sezione “scarti”. Eppure. Eppure si lanciano proprio con quel paracadute che però non si apre al momento giusto. Le spirali ascendenti e discendenti che li trascinano in una bolla che altro non è che un vicolo stretto, dove incanalano aria nei polmoni per poi toglierla, liberare istinti, ma sentire urlare i sensi di colpa. Per fare la cosa giusta, per lasciare andare invece di accettare quali siano le priorità vitali.
Questo è il terzo libro di C.P. Harris che leggo e non mi meraviglia ciò che ho trovato ne “I PESCATORI”: i tormenti dell’anima di Franklin e Leland sono affannosi, quasi soffocanti, che assillano la mente e rallentano il cuore. Sono due treni in corsa su rotaie precarie e instabili lungo un viaggio pieno di tornanti a strapiombo sul burrone e nessuno dei due sa se raggiungeranno mai la destinazione.
L’autrice alza i toni quando i due sono a contatto fisico: la foga, la possessione, la rabbia, sono l’esternazione di emozioni violente e necessarie che vanno al di là della semplice passione focosa, utilizzando sempre una cifra stilistica che non è respingente, ma è attrattiva visiva e sensoriale. Non è tenera la Harris, ma a lei serve essere famelica coi suoi personaggi o non risulterebbero così performanti. E riesce a trovare anche lo spiraglio giusto per offrire docilità e connessione tra due esseri così pieni di sfumature e ricchi di colori.
Eh sì, probabilmente alla fine pescano, ma non nel mare, ma dentro loro stessi.
Buona lettura Peccatrici, aspetterò con impazienza il terzo volume.
Moira




