RECENSIONE LOVE CHALLENG DI VI KEELAND

Titolo: Love challenge
Autore: VI Keeland

Editore: Sperling & Kupfer
Prezzo ebook: 7,99 euro
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Prezzo cartaceo: 12,90 euro
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TRAMA:
Una coppia di pubblicitari sexy e ambiziosi: rivali in ufficio, alleati in privato. In ballo c’è molto più di un posto di lavoro…

Quando le loro agenzie pubblicitarie si fondono, i due direttori creativi, Bennett e Annalise, si trovano a competere per conquistare il posto di art director nella sede centrale di San Francisco ed evitare di essere spediti nel bistrattato ufficio di Dallas. Al loro primo incontro, Bennett scoprirà che la sua rivale non è prossima alla pensione, come gli aveva fatto credere un collega, bensì una trentenne mozzafiato dalla bionda chioma selvaggia. Annalise, dal canto suo, si troverà di fronte un giovane sexy e affascinante, che si dimostra fin da subito un arrogante narcisista. Tra loro si innesca così una lotta senza esclusione di colpi, che ben presto si trasforma in un’irresistibile attrazione. Dopo qualche tentennamento, i due cedono alla passione, stabilendo però che quella relazione sarà puramente fisica e con una data di scadenza: il trasferimento di uno di loro in Texas. Quando la sfida in ufficio sta per giungere al termine, tra Bennett e Annalise qualcosa è cambiato: riusciranno a scegliere l’amore e a mettere da parte ogni rivalità?

La regina del romance, amatissima dalle lettrici di tutto il mondo, torna con una nuova commedia sexy, una frizzante storia d’amore tra colleghi rivali nel mondo della pubblicità.

Bennett e Annalise una bellissima scoperta… Una storia commovente e divertente, fatta di rivalità, battibecchi e un passata scomodo. Bennett inizialmente pensa di trovarsi una pensionata come rivale, ma quando si trova Annalise, sexy e provocante, la sua libidine si sveglia ma dovrà tenerla a freno perché lei è la sua nemica. Quando finalmente arriveranno a un punto d’incontro, si sosterranno e si aiuteranno a vicenda, ma saranno capaci di giocare pulito? Cosa può mai accadere tra due fuochi che ardono? Quando poi, in scena entrerà la possessione e la gelosia, la situazione potrebbe ribaltarsi, ma saranno disposti a credersi la vincita, sapendo che questo comporta l’allontanamento di uno dei due?
Che dire peccatrici, io ho adorato il personaggio maschile, Bennett un finto stronzo, una corazza creatasi nel tempo… Lui non merita amore, lui non può amare, fà di tutto per allontanare Annalise. Arriverà ad ammettere a sé stesso che lei potrebbe guarirlo, ma non può, non deve, lei è proibita! Annalise d’altro canto si trova un uomo attraente a cui chiederà consiglio per la sua storia d’amore finita male. Quando Andrew farà la sua comparsa, lei delusa e amareggiata passerà una serata molto piacevole con Bennett, fatta di chiacchiere, ma anche lei non vuole cedere alla lussuria… Insomma due testoni a confronto… Non voglio dire altro perché ho paura di spoilerare… Ma fatevi coinvolgere da questi due uragani.
Baci, baci Lisa.

Jonas inarcò le sopracciglia. «Pensione? Annalise?»
«Jim mi ha detto che a volte usa un deambulatore, per problemi alle
ginocchia o qualcosa del genere. Ho dovuto chiedere agli addetti alla
manutenzione di allargare il corridoio tra i cubicoli dello staff perché
possa passare. Ma mi rifiuto di sentirmi in colpa se le faccio il culo
solo perché è più anziana e ha qualche problema di salute. La spedisco in Texas, se necessario.»
«Bennett… credo che Jim si sia confuso. Annalise non usa un
deambulatore.»
«Stai scherzando? Non me lo dire. Mi è costato una bottiglia di
whisky in edizione limitata far mettere la mia richiesta in cima alla
lista del reparto manutenzione.»
«Annalise non è…» Si interruppe a metà frase e guardò alle mie
spalle verso la porta. «Ottimo tempismo. Eccola che arriva. Entra pure, Annalise. Ti presento Bennett Fox.»
Mi girai per vedere la mia nuova rivale – la vecchietta che ero sul
punto di annientare – e per poco non caddi dalla sedia. Mi voltai di
nuovo verso Jonas.
«E lei chi sarebbe?»
«Ti presento Annalise O’Neil, la tua omologa alla Wren. Jim Falcon
deve averla confusa con qualcun altro.»
Mi girai ancora verso la donna che mi veniva incontro. Annalise
O’Neil di certo non era l’anziana signora che mi ero immaginato.
Neanche lontanamente, cazzo. Al massimo andava per la trentina. Era
bellissima, di una bellezza mozzafiato. Gambe incredibili, lunghe e abbronzate, curve per cui qualsiasi uomo finirebbe fuori strada, e una
chioma selvaggia di capelli biondi mossi che incorniciavano un volto
veramente degno di una modella. Senza preavviso, il mio corpo reagì:
il mio pene, che nell’ultimo mese era stato lì a ciondolare inerte da
quando si era diffusa la notizia della fusione, all’improvviso si rianimò.
Il testosterone mi raddrizzò le spalle e mi sollevò il mento. Se fossi
stato un pavone, avrei fatto la ruota.
La mia rivale era uno schianto, maledizione.

Annalise O’Neil era un peso piuma.
Avevamo bevuto solo due bicchierini – per fini di ricerca, naturalmente – e il suo atteggiamento era già cambiato. Agitò in aria il
dito indice. Mancava soltanto che le apparisse una lampadina in una
nuvoletta sopra la testa. «Ho trovato. ‘Ho tanta vodka’.»
Sembrava che dicesse: «Ho tanta voglia». Poi scoppiò a ridere.
Mi piaceva Annalise in versione ubriaca. «È proprio un’ottima idea, cazzo.»
«Davvero?»
«Peccato esista già.»
«No!»
«Sì. C’è un’altra vodka che si chiama così. Non è niente male, tra l’altro.»
«L’hai provata?»
«Certo. Come facevo a vedere una vodka con un nome del genere
e non portarla a una festa? Chi non ha fatto lo stesso con una bottiglia
di vino rosso Ménage à Trois?»
Annalise batté i piedi nudi sul tavolino. «Io! Non ne ho mai comprata una.»
«Be’, questo perché sei rigida.»
Sgranò gli occhi. «Non sono rigida.»
«Hai mai fatto un ménage à trois?» Era divertente prenderla in giro.
«No. Ma questo non fa di me una persona rigida.» Versai altri due bicchierini di vodka. Annalise era riluttante ad
accettare. «Un altro. Ti aiuterà a sgombrare la mente.»
Aveva fatto una smorfia dopo i primi due. Ma questo andò giù
senza problemi. Già. Annalise era decisamente un peso piuma, cazzo.
Sbatté il bicchierino vuoto sul tavolo con un po’ troppa forza.
«Ménage à bla bla. Sono stata lasciata, una volta, perché non volevo
fare uno scambio di coppia.»
Mi colse di sorpresa. Non era affatto quello che mi aspettavo di
sentire dalla sua bocca. «Il tuo ragazzo voleva che andassi a letto con
un altro?»
«Già. Al primo anno di college. E, ovviamente, lui sarebbe andato
a letto con un’altra.»
Scolai il bicchierino. «Non è mai stata una cosa che mi ha attratto.
Non mi piace condividere la mia donna.»
Annalise fece una risata nasale. «Forse dovresti uscire con me.
Questo sì che ti farà venire voglia di fare sesso con altre donne.»
Mi presi un attimo per elaborare il suo commento prima di rispondere. Mi ha appena detto di essere una frana a letto? «Ehm… puoi
ripetere?»

Perciò nelle quarantotto ore precedenti mi ero fatto da parte, trattandola con freddezza il giorno prima e di nuovo quella mattina. Mi
ero ripromesso di non pensare a lei, fatta eccezione per le maniere in
cui uscire vincitore da tutte le presentazioni. Sfortunatamente, i miei
occhi non avevano recepito il messaggio. E la cosa mi faceva incazzare.
Tutte le volte in cui mi accorgevo che il mio sguardo gravitava nella
sua direzione, mi tenevo a freno sfruttando la rabbia che provavo per
il mio momentaneo errore di giudizio. Il che significava che ero stato
un vero stronzo durante la riunione di quella mattina. Ma di sicuro
non era colpa mia se la sua gonna rossa lasciava scoperta gran parte
delle sue gambe e continuava ad attirare la mia attenzione, cazzo. O
se indossava tacchi a spillo di dieci centimetri che avvolgevano le sue
caviglie delicate e supplicavano di trafiggere la pelle sulla mia schiena.
Era tutta colpa sua.
Annalise si mosse sulla sedia e accavallò le gambe. E i miei occhi
erano incollati a quelle gambe.
Cazzo. Che gambe fantastiche.
Chiusi gli occhi. No, non puoi guardare, Fox.
Contai fino a cinque e li riaprii, per poi notare una costellazione di
piccole lentiggini sul suo ginocchio sinistro. Ebbi il folle impulso di
allungare la mano e accarezzarle con il pollice.
Merda.
Datti un contegno, cazzo.
Annalise si mosse ancora e la sua gonna si sollevò di un altro
centimetro.
La sua gonna rossa.
Adatta, perché questa donna era un maledetto diavolo.
Eravamo seduti a meno di un metro di distanza l’uno dall’altra,
dalla parte opposta della scrivania di Jonas da quindici minuti buoni,
ascoltandolo mentre ci aggiornava sullo stato di varie questioni legate
alla fusione. Di tanto in tanto, Annalise interveniva e guardava nella
mia direzione, ma io rimasi sempre in silenzio guardando dritto davanti
a me, concentrandomi sul nostro capo invece di lasciare che i miei
occhi vagassero ancora su di lei.

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