Salve a tutti, Peccatrici (e Peccatori), sono Nelly.
Ora vi chiederete: «Ma chi è ‘sta nuova pazza?» E qui mi presento: appunto, una nuova pazza, stolta, deviata lettrice a cui è stato chiesto dalle altre “povere ingenue” del blog di unirmi al gruppetto adorato per convincervi a sceglier i buoni libri che vi propongono.
Sappiate, tanto per cominciare, che io sono per le emozioni forti, azioni spericolate, personaggi (molto) sopra le righe, parole taglienti, immagini crude, sentimenti veri e introspezioni talmente profonde che la Fossa delle Marianne ci spiccia casa. Detto questo, potevo forse partire con la favola di Cenerentola, come prima recensione? Naaaaa…
Quindi, vai di suspence!!!
“Quando la Morte libera il Diavolo”, di L. J. Hayward è l’ultimo romanzo di una trilogia (giustamente, potevo cominciare dal primo?…) dove pericolo, vendetta e intrighi si intrecciano alla storia d’amore dei due uomini protagonisti che, nonostante siano su fronti opposti – uno è un (ex ma non tanto) killer, l’altro un agente segreto – hanno trovato l’uno nell’altro la loro più grande forza.
Anche se la storia si apre su una scena piuttosto violenta, il ritmo iniziale non è incalzante, quindi, per chi ama l’adrenalina a mille come me, non viene immediatamente travolto e si ritrova trasportato nella storia e nell’azione solo più in là, con lo svolgersi degli eventi. L’autrice si prende lo spazio iniziale per farci intravedere alcuni lati di un “cattivo”, Ethan, che in fondo non è veramente come viene dipinto, permettendoci così di empatizzare con il killer che si ritrova costretto a rientrare nel ruolo impostogli dall’oscura organizzazione che lo ha cresciuto, manipolato e fatto diventare tale, per salvare la vita della sorella e della nipote del suo compagno, Jack, un agente segreto di una agenzia per la lotta alle minacce allo Stato australiano.
Mentre Ethan deve vedersela sia coi misteriosi capi della Cabala, che con i propri “mostri” personali per essersi sentito sempre diverso dai suoi “fratelli” killer dell’organizzazione, semina indizi per Jack per dargli modo di mettere in salvo la sua famiglia, con l’aiuto dei suoi amici dell’agenzia.
Gli eventi si susseguono in un crescendo di inseguimenti, di omicidi per salvarsi dalla Cabala, di tracce che sembrano portare ai famigerati capi sia per Ethan che per Jack e l’agenzia, mentre iniziano a formarsi dei dubbi nel lettore verso persone che si sarebbe giurato assolutamente dalla propria parte, sia per i “cattivi” che per la fazione dei “buoni”.
Nel contempo, l’autrice riesce a farci vedere anche l’introspezione dei personaggi, con le loro paure, le incertezze che scaturiscono dalla sapiente manipolazione effettuata da chi ha monitorato e studiato per anni i “soggetti dell’esperimento” messo in atto per arrivare al potere totale, o l’essere usati come “perdite accettabili” in missioni rivelatesi una copertura per ben altri fini di quelli ufficialmente dichiarati, ma anche la loro crescente consapevolezza di essere ben altro, e migliore, di ciò per cui sono stati addestrati dai rispettivi organismi.
Tratteggia in modo sapiente due protagonisti con la forza del loro dolore e la delicatezza dei loro sentimenti, la tenerezza di due persone che hanno saputo guardare oltre le apparenze per arrivare ai lati profondi dell’anima dell’altro.
La scrittura della Hayward scorre leggera sia nei dialoghi che nelle scene, rendendo la lettura piacevole, una volta superata una parte iniziale non troppo “mordace” per una lettrice come me che, come detto all’inizio, adoro le emozioni forti fin dalla prima riga, e riuscendo a farci immaginare nelle scenografie e metterci nei panni dei personaggi.
Tra un forzato distacco e un ritrovarsi in situazioni al limite, riusciranno i due compagni a debellare finalmente la maledetta organizzazione che vuole sovvertire Stati e sfruttare chiunque per aumentare il proprio potere, e ritrovare la pace e la nuova vita tranquilla che hanno sognato tra loro fin dal primo bacio?
Che suspence sarebbe, se ve lo svelassi?
Per questa prima volta è tutto, ridiamo la linea alla regia e vi aspettiamo per la prossima recensione.
NB: Sì, potrei parlare spesso al plurale. Essendo dei Gemelli, io e l’altra me non sempre concordiamo e/o ci identifichiamo l’una nell’altra. Questo significa anche che i generi letti e proposti possono essere dei più disparati. O dispErati… vedete voi…
La vostra Nelly.



