Care Peccatrici,
indefesse cercatrici di drammi altrui e segreti di famiglia, oggi la vostra Eretica lascia Babilonia per varcare i cancelli di Green Mansion. Tra lutti, eredità, matrimoni clandestini, vedove enigmatiche e una quantità di scheletri nell’armadio sufficiente a fondare un’intera falegnameria, ci addentriamo nel primo volume delle Green Mansion Stories di Chris Clio: Pearl. Prima di pronunciare il mio, opinabile ma mai timoroso, verdetto, ringrazio l’autrice per la copia gentilmente concessa e per la collaborazione.
E adesso mettetevi comode. Perché qui il sipario si apre con un funerale. E, quando un romance decide di presentarsi a un funerale sotto la pioggia, personalmente comincio già a sospettare che la serenità non sia esattamente contemplata nel programma.
L’incipit di Pearl non bussa educatamente alla porta: la sfonda. Ci troviamo davanti a una tenuta imponente, Green Mansion, avvolta da un’atmosfera che definire poco rassicurante sarebbe un esercizio di diplomazia.
C’è Pearl, una vedova giovanissima ed enigmatica, comparsa quasi dal nulla, con un pancione e due sorelle adolescenti al seguito. Poichè, evidentemente, una vedova incinta e un’eredità da contendersi non era sufficiente a garantire una quantità adeguata di problemi, ecco comparire Coby, primogenito del defunto, pediatra algido, rigoroso, razionale e dotato di quella rassicurante capacità maschile di formulare un giudizio definitivo prima ancora di aver ascoltato i fatti. Mr Darcy, scansati. Qui abbiamo un concorrente. E naturalmente non potevano mancare fratellastri, amici d’infanzia, una collega di lavoro che non è solo una collega, un’ex moglie che ha deciso che la parola “ex” sia un dettaglio puramente ornamentale e una schiera di personaggi che, uno dopo l’altro, fanno il loro ingresso portandosi appresso il proprio personale fardello di segreti, traumi e questioni irrisolte. Insomma, se cercavate un tranquillo romance familiare, avete evidentemente sbagliato cancello. Chris Clio definisce Pearl un “Romance Imperfetto”. Ed è, a mio avviso, una definizione quanto mai calzante. :
Perché questo romanzo, di tanto in tanto, sembra ricordarsi di essere un romance, poi cambia idea e decide di indossare i panni del thriller psicologico; subito dopo si infila il camice del medical e, infine, torna a casa per dedicarsi al dramma familiare. Una crisi d’identità narrativa? No. Piuttosto, una commistione di generi che costituisce una delle peculiarità dell’opera. “Pearl” non si lascia incasellare docilmente. E io, davanti a una storia che rifiuta di stare composta nel proprio genere come una brava bambina, non posso che nutrire una certa simpatia. E poi ci sono loro. Pearl e Coby.
Perché tra questi due non c’è semplicemente chimica. C’è quella particolare forma di elettricità che dovrebbe probabilmente essere segnalata alle autorità competenti.
Si cercano quando dovrebbero allontanarsi.
Si respingono proprio quando l’attrazione diventa più difficile da ignorare. Si osservano. Si studiano. Si fraintendono. Tra loro c’è desiderio, diffidenza, paura e vulnerabilità. Due imperfezioni che si riconoscono senza ancora sapersi comprendere.
Se c’è una cosa che Chris Clio sa fare è disseminare.Indizi, intendo.
Non persone. Anche se, a giudicare dalla quantità di individui sospetti che popolano Green Mansion, il dubbio sarebbe legittimo.
L’autrice procede come una moderna Pollicino con una certa predilezione per il depistaggio, lasciando dietro di sé piccole briciole narrative che sembrano insignificanti e che, successivamente, acquistano tutt’altro peso.Un dettaglio.Una frase.Uno sguardo.Una circostanza apparentemente marginale.E voi, diligenti lettori, raccogliete tutto.
Perché qui fidarsi è un lusso che nessuno sembra potersi permettere.
Il continuo cambio di prospettiva contribuisce a mantenere alta l’attenzione e vi obbliga a non considerare nulla definitivamente acquisito. Perché il vero nervo scoperto della storia è la diffidenza. Quella sottile. Quella che non urla.Quella che si insinua lentamente sotto la pelle, cresce, si alimenta di omissioni e mezze verità e finisce per insinuare il dubbio persino dove sembrava esserci certezza. Uno degli elementi che ho maggiormente apprezzato è la coralità.Perché Pearl non è soltanto la storia di Coby e Pearl. È una storia abitata da una costellazione di personaggi che, a vario titolo, gravitano intorno a Green Mansion. E nessuno sembra arrivarci con le mani completamente pulite. Ognuno porta con sé una storia. Una ferita. Un segreto. Un rimpianto. Una colpa. E proprio questa stratificazione conferisce profondità all’intreccio, perché la tenuta diventa progressivamente qualcosa di più di una semplice ambientazione: quasi un organismo narrativo che custodisce, dietro le proprie pareti, una quantità di verità che nessuno sembra disposto a pronunciare ad alta voce. Ora, sapete che non sono qui per distribuire assoluzioni. Da buona perfezionista quale sono, devo pertanto mettere agli atti che in alcuni passaggi il ritmo subisce qualche rallentamento.
Ci sono momenti in cui la narrazione indugia un po’ più del necessario prima di tornare ad affondare il colpo. Ma, come si dice dalle mie parti: nessuno nasce imparato. E soprattutto, trattandosi di un’opera prima, trovo che Chris Clio dimostri una gestione dell’intreccio e delle atmosfere decisamente consapevole. La prosa è curata, raffinata, attenta al dettaglio, con una buona capacità di costruire atmosfere e mantenere quella sottile inquietudine che serpeggia per tutta la narrazione. E se questo è il punto di partenza, personalmente sono curiosa di vedere fin dove l’autrice deciderà di spingersi. E adesso chiudiamo la porta?Assolutamente no. Perché l’epilogo ha avuto la pessima idea di lasciare aperte una quantità di porte che io, da lettrice curiosa e notoriamente incapace di farmi gli affari miei, pretendo di attraversare.
Sempre ereticamente Vostra,
Rosy




