Ringrazio l’autrice e le Chimere Narrative per la collaborazione e la copia concessa
Willkommen zurück Meine Lieben Sunderinnen,
martedì vi ho lasciate con Verena Redzminska, la voce di “FRÄULEIN” e oggi Diletta Marcheggiani vuole che sentiate anche un’altra versione con “MEIN LIEBES FRAULEIN”. Questo non è un romanzo, ma una raccolta di alcuni capitoli del precedente volume direttamente dal POV di colui che ha sempre taciuto: l’Oberführer Werner Kraft.
L’autrice esige che sia lui a stare in prima linea con le sue macchie e le sue ombre, lasciandogli il comando di parlare della sua relazione con quella ragazzina così volitiva, così tenace eppur così arrendevole tra le sue braccia.
E Werner traccia i suoi limiti. Non come graduato delle SS con le mostrine sul colletto, no quello no, ha sempre voluto scalare i vertici della carriera militare all’interno del regime: ne aveva le capacità, l’ambizione e anche la cattiveria. Ha piena coscienza di aver retto le apparenze di una sfera sociale per i salotti buoni del partito. Sorpassa quelle recinzioni spinate nel fare i conti con ciò che vuole, accettando di non essere inscalfibile e di avere delle crepe insanabili.
Loro due non sono né la principessa in rovina e né il cavaliere oscuro che potrà redimersi in quella Varsavia del ’44: la sua Raperonzolo cercava l’uomo dietro al soldato, lui uno spiraglio che sapeva di non meritare. Ma in cui ci voleva entrare a tutti i costi.
“MEIN LIEBES FRÀULEIN” è proprio la voce, i pensieri anche disconnessi, le brame di un uomo che danno una prospettiva intima e egoistica di un Re chiuso nel castello.
La Marcheggiani sceglie di aprire i bottoni della giacca di questo discusso protagonista, gliela sfila e la appoggia sulla sedia accanto alla scrivania, poi apre anche quelli della camicia inamidata che scivola dietro le spalle prima di finire sul pavimento del suo studio perfetto ma privo di vita. Gli cala i pantaloni insieme agli stivali che getta da qualche parte sul tappeto e lascia che la sigaretta si consumi nel posacenere. Lo spoglia e lo lascia nudo davanti allo specchio. Ve lo dà così. Alla vostra mercé.
Fatene ciò che volete.
Auf Wiedersehen.
Buona lettura Peccatrici, io è il caso che vada a recuperare “Il metodo Redzminski”.
Moira




