In collaborazione con Gioia Donati che ringrazio nuovamente per la copia concessa
Eccomi ancora bischere Peccatrici,
il II volume de “Gli Irripetibili” ha un titolo atipico e forse astruso (non fate le splendide se non avete studiato il greco antico, in mancanza c’è Wikipedia): “OTTATIVO D’AMORE”.
Se per caso vi sfiorasse l’ipotesi che possa essere come un ascesso in bocca o un prolasso dell’entusiasmo, sarà la storia di Samuel e Tommaso narrata in terza persona, a farvi ricredere e a condurvi verso la sua etimologia e declinazione verbale.
Per chi ha letto “CREPACUORE” non servono le presentazioni dato che ha avuto già modo di farne la conoscenza, ma per le neofite del Gioiaverso sono d’uopo gli onori di casa. Samuel Nottola degli Albizi con un casato in bancarotta, un po’ dandy e molto libertino e Tommaso Gentili, unico maschio di una cucciolata di figlie femmine, un gemello discreto e sfuggente con libertà di movimento, diciamo così.
Come nel precedente, è sempre Firenze la culla degli Irripetibili, un cortometraggio (sono solo 266 pagine) un po’ alla Monicelli, un po’ alla Vanzina e un po’ anche alla Rossellini e provo a spiegarvi il perché.
Una brigata di amici, amanti, mogli, parenti, progenie e poltrone in finto Luigi XIV, puntano i riflettori su un tombeur de femmes di obsoleto lignaggio e un bello e impossibile che fa sua la strofa di Teorema di Marco Ferradini, ‘fuori dal letto, nessuna pietà’.
Tommaso è uno che prende in silenzio e altrettanto laconicamente se ne va, non cerca la stabilità sentimentale e in quella è sicuramente un analfabeta della grammatica dell’amore. Samuel è un navigatore alla ventura che esplora rotte clandestine, tentando anche di ammutinare quelle paranoie che lo arenano anziché fargli prendere il largo.
Se Mario Monicelli avesse diretto alcune scene, probabilmente avrebbe concepito questa relazione altalenante e protratta nel tempo, fatta di mordi e fuggi ed esitazioni, con sequenze ironiche, a tratti anche ciniche e dal gusto un po’ amaro, analizzandone sia le debolezze che le ipocrisie e con una velata satira sociale.
Se poi sulla sedia da regista avesse posato il deretano Carlo Vanzina, ci saremmo sbellicate con gag un po’ cialtrone, battute irriverenti, quel fare leggero e smaliziato, poco rispettoso delle convenzioni, ma anche con un fondo malinconico e una percezione quasi soffocata di sentimenti più profondi e concreti.
E se il ciak lo avesse dato Roberto Rossellini? Il padre del neorealismo si sarebbe messo le mani nei capelli con questi due e tutta la baraonda che si portano appresso. Eppure. Eppure ci avrebbe visto un ottimo materiale su cui lavorare: i protagonisti sono attori non professionisti che non seguono granché il copione e spesso improvvisano, in grado però di catturare la realtà nella sua forma più naturale e esplicita e con una recitazione assolutamente autentica, lontana da paletti o impostazioni rigide.
Invece “OTTATIVO D’AMORE” non è un film con registi famosi, ma un romanzo scritto da una “COSA” che con guizzi energici e sinceri, riesce a instaurare una confidenza immediata col lettore (con me ci è riuscita senza colpo ferire e senza sbracciarsi), non scendendo a compromessi nel dargli ciò che si aspetta o vuole, ma traghettandolo laddove il rapporto tra Samuel e Tommaso ha piena ragion d’essere.
È un male to male e alla fine mi darete ragione: sì, lo so che quella la si dà ai matti (tu Guelfo non lo sei, non serve ricordarlo), ma io non ho mai detto di essere normale.
Buona lettura Peccatrici, non vedo l’ora di parlarvi anche del terzo volume e dei suoi protagonisti che spero arrivi presto. In fondo…essere ‘Irripetibili” non è una serie, ma uno stile di vita!
Moira




